Allarme Confcommercio, a rischio 120 mila imprese italiane del terziario. Ecco perché

25 Agosto 2022, di Mariangela Tessa

Si susseguono gli allarmi sulle possibili ripercussioni sulle imprese italiane dell’impennata dei prezzi del gas. Dopo l’allarme lanciato ieri da Confesercenti, oggi a rincarare la dose ci pensa Confcommercio-Imprese per l’Italia, secondo cui la corsa continua degli aumenti dell’energia e un’inflazione prossima all’8% mette a rischio da qui ai primi sei mesi del 2023 circa 120 mila imprese del terziario di mercato e 370 mila posti di lavoro.

Complessivamente, la spesa in energia per i comparti del terziario nel 2022 ammonterà a 33 miliardi di euro, il triplo rispetto al 2021 (11 miliardi) e più del doppio rispetto al 2019 (14,9 miliardi).

“Uno scenario che desta forte preoccupazione” commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che sostiene la necessità di interventi specifici e nuove misure di sostegno. I costi dell’energia “sono, ormai, da vera emergenza. Il nuovo Governo dovrà dare risposte immediate accelerando soprattutto su Recovery Fund energetico europeo e fissazione di un tetto al prezzo del gas“. Insomma, a suo avviso “è vitale tagliare drasticamente il costo dell’energia per tutte le imprese, anche quelle non energivore e gasivore. In caso contrario, si rischia di vanificare la ripresa economica di questi ultimi mesi“.

I settori più esposti secondo Confcommercio

Tra i settori più a rischio, rientrano il commercio al dettaglio – in particolare la media e grande distribuzione alimentare che a luglio ha visto quintuplicare le bollette di luce e gas – la ristorazione e gli alberghi con aumenti tripli rispetto a luglio 2021, i trasporti che oltre al caro carburanti (+30-35% da inizio pandemia ad oggi) si trovano ora a dover fermare i mezzi a gas metano per i rincari della materia prima; ma a risentire pesantemente di questa situazione sono anche i liberi professionisti, le agenzie di viaggio, le attività artistiche e sportive, i servizi di supporto alle imprese e il comparto dell’abbigliamento che, dopo una stagione di saldi marginalmente favorevole, si trova oggi a dover sopportare incrementi consistenti.