Gas: prezzi record, 90 mila imprese rischiano di chiudere

24 Agosto 2022, di Alessandra Caparello

E’ ancora record per i prezzi del gas, che all’apertura del mercato segnano un rialzo a 291 euro al megawattora, per poi chiudere con un ultimo prezzo in calo del 6% a 260 euro rispetto a ieri. Le quotazioni del metano sono ormai stabili su livelli dieci volte quelli di un anno fa, come ha anche sottolineato oggi il premier Mario Draghi nel suo discorso al Meeting di Rimini in cui ha precisato che, se partiranno i due rigassificatori, il nostro paese potrà dirsi indipendente dalla Russia nell’autunno del 2024.

Le imprese a rischio secondo Confesercenti

In ogni caso, i prezzi del gas allarmano imprese e famiglie come denuncia Confesercenti, secondo cui il rischio è che il 10% delle imprese esca dal mercato, ovvero circa 90 mila aziende, per un totale di 250 mila posti di lavoro. Allo stato attuale per le imprese “è impossibile gestire aumenti di costi così rilevanti, cui si aggiungono anche quelli delle materie prime alimentari, traslando sui prezzi di vendita gli interi importi”, scrive Confesercenti in una nota. L’associazione aggiunge:

“Se nel 2020 e 2021 un bar spendeva in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi dodici mesi, ipotizzando che gli aumenti attuali restino costanti, lo stesso bar spenderà 14.740 euro. Un aumento del 120% e un’incidenza sui ricavi aziendali che passa dal 4,9% al 10,7%”. Allo stesso modo, secondo le stime di Confesercenti, elaborate su dati Innova, Unioncamere e Agenzia delle Entrate, un albergo medio vedrà lievitare la spesa per la bolletta energetica da 45.000 euro a 108.000 euro (+140% con un’incidenza di oltre 25 punti percentuali sui ricavi). Un esercizio di vicinato da 1.900 euro a 3.420 euro (+80%), un ristorante da 13.500 euro a 29.700 euro (+120%).

La presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, avverte: “In autunno si rischia il collasso. Occorre intervenire in maniera urgente e decisa. È necessario – spiega – estendere anche alle piccole imprese il credito d’imposta per l’energia elettrica, aumentare le percentuali di credito d’imposta almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas) e prorogare gli interventi almeno fino al 31 dicembre 2022. Al tempo stesso, bisogna mettere in campo interventi paralleli più significativi, di medio periodo ma realizzabili in tempi relativamente brevi, per la diversificazione delle fonti e favorire con un bonus al 110% gli investimenti di chi può rendersi autonomo attraverso la produzione di energia pulita”.

Le stime di Confcommercio

Della stessa idea è Carlo Sangalli, il leader della Confcommercio, la principale associazione del terziario, del turismo e delle piccole e medie imprese del Paese, che in un’intervista al “Quotidiano Nazionale” dello scorso 24 agosto scorso ha citato dati da allarme rosso:

“Solo un mese fa stimavamo, per il 2022, un costo complessivo della provvista energetica delle imprese del terziario nell’ordine dei 24 miliardi di euro, più del doppio rispetto al 2021. Con il recente peggioramento delle condizioni del mercato del gas e dell’elettricità, il nuovo calcolo della bolletta energetica porta a un costo pari a 33 miliardi, tre volte il livello del 2021 e più del doppio rispetto ai 14,9 miliardi del 2019. Insomma, siamo in una fase di vera emergenza che, per alcuni settori del terziario di mercato in particolare, sta diventando veramente drammatica. […]

Nella media e grande distribuzione alimentare, nel primo semestre dell’anno in corso, registravamo aumenti del costo dell’energia del 100%, che, da luglio, balza a +500%. Le bollette di alberghi, bar e ristoranti sono triplicate rispetto a un anno fa. Nell’autotrasporto, chi ha fatto investimenti su veicoli a gas metano oggi è costretto a fermarli, perché l’aumento dei costi è diventato insostenibile. Senza dimenticare l’impatto dell’aumento dei carburanti che, nonostante la riduzione delle accise, continua ad essere molto elevato con incrementi di circa il 30% per la benzina e del 35% per il gasolio dall’inizio della pandemia a oggi”.

Alla domanda se si rischia la chiusura o la crisi prolungata di attività produttive e di servizio come per la pandemia, Sangalli non ha dubbi:

“La pandemia oggi è meno grave ma non risolta e le due emergenze così ravvicinate rischiano di sommarsi con effetti pesantissimi per la nostra economia. La crescita inarrestabile dei costi energetici pesa come un macigno sui bilanci delle imprese del terziario. Imprese che spesso lavorano con margini estremamente ridotti, mettendo a serio rischio la prosecuzione delle loro attività. E purtroppo le prospettive per i prossimi mesi sono critiche, in considerazione del protrarsi della guerra in Ucraina e delle minacce di ulteriori restrizioni nelle forniture di gas dalla Russia”.