Allarme Coldiretti: 2,7 milioni di italiani senza cibo. Governo vuole rivedere accordi commerciali

18 Giugno 2018, di Francesco Puppato

La Coldiretti lancia l’allarme: 2,7 milioni di italiani si trovano a non avere abbastanza cibo.

Questo il numeri delle persone che nel 2017 sono state costrette a mangiare nelle mense dei poveri. Ma non è tutto: secondo Coldiretti, questa sarebbe solo la punta dell’iceberg.

Nel rapporto intitolato “La povertà alimentare e lo spreco in Italia” e presentato ai Giardini Reali di Torino nella giornata conclusiva del Villaggio della Coldiretti, emerge che sono 5 milioni gli italiani che si trovano in condizioni economiche di povertà assoluta (dati Istat); in oltre la metà di questi casi (appunto 2,7 milioni) i problemi economici si tramutano in difficoltà a mangiare.

I “nuovi poveri” sono costituiti perlopiù da pensionati, disoccupati e famiglie con bambini; più precisamente, secondo i dati della Coldiretti, 455mila bambini di età inferiore ai 15 anni, 200mila anziani sopra i 65 anni e circa 100mila senza fissa dimora.

Su queste tematiche il nuovo Governo, per voce del ministro dell’Interno Matteo Salvini che al Corriere della Sera si dice “assolutamente al fianco della Coldiretti”, ha intenzioni di rivedere i trattati commerciali internazionali.

L’intenzione è quella di invertire il modus operandi, in modo da creare occupazione interna che porti i cittadini ad avere un lavoro e, quindi, un reddito.

Nel mirino vi sono dunque il Ceta, ovvero l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada (sostanzialmente analogo a quelli stipulati con Messico, Giappone e Singapore), oltre che gli acquisti di alimentari come l’olio d’oliva dalla Tunisia (per la quale l’Ue ha stanziato anche un piano di incentivi da 10 miliardi di euro) o il riso dalla Cambogia.

Il Ceta, già bocciato pochi giorni fa dal neo ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, secondo Salvini “legittima l”italian sounding, la contraffazione dei prodotti italiani; apre il mercato ai parmesan e alle mozzarille. E apre il mercato al grano canadese, sulla cui qualità è legittimo qualche dubbio, ma anche alle carni imbottite di ormoni e le etichette a semaforo, quelle per cui tutta la dieta mediterranea è a semaforo rosso mentre la diet-coke è verde”.

Stop ai carichi di riso che arrivano dalla Cambogia, all’olio dalla Tunisia, a frutta e verdura che arrivano dal Marocco: la produzione dev’essere locale in modo da generare lavoro e ciclo economico, è insensato che L’unione Europea stringa accordi per agevolare Paesi non membri.

Questa dunque la linea guida che il nuovo Governo pare voler percorrere per ovviare ai problemi portati alla luce dalla Coldiretti e che si sposa, in linea di principio, con il film-documentario “L’economia della felicità” di Helena Norberg-Hodge, in cui si dice che “l’unica economia che conta è quella locale”.