Alimentari, prezzi in calo a luglio. Ma la tregua sarà breve

9 Agosto 2022, di Alessandra Caparello

A luglio i prezzi dei prodotti alimentari sono scesi dell’8,6% rispetto al mese precedente, soprattutto a causa del calo dei prezzi del grano e dell’olio vegetale. Lo dicono gli ultimi dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. I future su grano, soia, zucchero e mais sono scesi dai massimi di marzo ai prezzi visti all’inizio del 2022. Ma la Fao ha dichiarato che, sebbene il calo dei prezzi dei prodotti alimentari sia sceso “da livelli molto elevati” a più lievi, dubita sul fatto che la flessione possa durare.

“Rimangono molte incertezze, tra cui gli alti prezzi dei fertilizzanti, che possono avere un impatto sulle prospettive future di produzione e sui mezzi di sostentamento degli agricoltori, le prospettive economiche mondiali poco rosee e i movimenti valutari, tutti fattori che mettono a dura prova la sicurezza alimentare mondiale”, ha dichiarato il capo economista della Fao Maximo Torero in un comunicato stampa. L’indice dei prezzi alimentari della Fao, che registra la variazione mensile dei prezzi globali di un paniere di prodotti alimentari, a luglio è sceso dell’8,6% rispetto al mese precedente. A giugno, l’indice era sceso solo del 2,3% rispetto al mese precedente. Tuttavia, l’indice di luglio era ancora superiore del 13,1% rispetto al luglio 2021.

Perché i prezzi degli alimentari sono scesi?

Gli analisti hanno citato un mix di ragioni legate alla domanda e all’offerta per il calo dei prezzi dei prodotti alimentari, come: l’accordo tra l’Ucraina e la Russia per la ripresa delle esportazioni di grano attraverso il Mar Nero dopo mesi di blocco, i raccolti migliori del previsto e infine il rallentamento dell’economia globale e il dollaro forte. Rob Vos, direttore dei mercati, del commercio e delle istituzioni dell’International Food Policy Research Institute, ha sottolineato la notizia che gli Stati Uniti e l’Australia si apprestano a fornire raccolti di grano eccezionali quest’anno, migliorerà l’offerta dal momento che le spedizioni dall’Ucraina e dalla Russia sono state ridotte.

Anche l’aumento del dollaro americano abbassa il prezzo dei prodotti alimentari, poiché le materie prime sono valutate in dollari, ha detto Vos. A ciò si aggiunge l’accordo tra Ucraina e Russia, ampiamente annunciato dalle Nazioni Unite, che ha contribuito a raffreddare il mercato. Secondo le Nazioni Unite, nel 2021 l’Ucraina era il sesto esportatore di grano al mondo, con una quota del 10% del mercato globale del grano. La prima spedizione di grano ucraino – 26.000 tonnellate di mais – dopo l’invasione russa ha lasciato il porto sud-occidentale di Odessa lunedì scorso.

Le prospettive per gli alimentari

Ma lo scetticismo globale sulla possibilità che la Russia mantenga la sua parte dell’accordo rimane. Mosca ha sparato un missile su Odessa solo poche ore dopo l’accordo concluso con le Nazioni Unite a fine luglio. Inoltre, le compagnie di trasporto e di assicurazione potrebbero ancora ritenere troppo rischioso spedire grano da una zona di guerra, ha detto Vos, aggiungendo che i prezzi dei prodotti alimentari rimangono volatili e ogni nuovo shock può causare ulteriori impennate dei prezzi. A suo avviso:

“Per fare la differenza non basteranno poche spedizioni, ma almeno 30 o 40 al mese per far uscire i cereali già stoccati in Ucraina e i prodotti del prossimo raccolto. Per contribuire a stabilizzare i mercati, l’accordo dovrà essere pienamente valido anche nella seconda metà dell’anno, poiché questo è il periodo in cui l’Ucraina effettua la maggior parte delle sue esportazioni”.

Secondo Carlos Mera, responsabile delle ricerche di mercato sulle materie prime agricole di Rabobank, “Una volta terminato questo corridoio [cerealicolo], potremmo assistere a ulteriori aumenti dei prezzi”.

Questi ultimi potrebbero farsi sentire sui consumatori finali in seguito, visto che di solito c’è un ritardo da tre a nove mesi prima che un movimento dei prezzi delle materie prime si rifletta sugli scaffali dei supermercati. E poi c’è la pressione di dover esportare abbastanza grano il più velocemente possibile da una zona di guerra.

In una nota pubblicata all’inizio del mese, gli analisti dell’agenzia di rating Fitch Ratings hanno scritto che un possibile aumento dei prezzi dei fertilizzanti, che sono scesi di recente – ma che sono ancora doppi rispetto al 2020 – potrebbe far balzare nuovamente i prezzi dei cereali. Insomma la tregua è destinata a finire nel breve termine.