Alert Tesoro: si rischia Pil zero virgola permanente

25 Luglio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Dal Tesoro arriva un allarme sul rischio che l’economia italiana continui a essere stagnante a lungo e che un Pil da prefisso telefonico diventi la norma. Detto questo, secondo il vice ministro dell’Economia Enrico Morando non ci sono pericoli di recessione in vista. A meno che non salti per aria il settore bancario.

Questo dipenderà sulla capacità delle autorità italiane di negoziare con le controparti europee un piano di aiuti pubblico che non incastri ancora una volta i risparmiatori dopo quanto successo con le quattro banche regionali salvate con decreto governativo a fine 2015.

L’Italia sta cercando di avanzare proposte nel pieno rispetto delle norme europee, che prevedono il ricorso al sostegno statale solo nel caso in cui la situazione stia degenerando. Qui sta il paradosso del governo: negare fino allo stremo delle forze che non esiste un caso crediti inesigibili e insufficienza patrimoniale nel settore bancario, per poi cercare però di convincere Bruxelles a dare il lascia passare per fare ricorso a norme che vengono fatte scattare soltanto in caso di pericolo di crisi sistemica.

“Se non acceleriamo con le riforme strutturali l’Italia rischia uno zero virgola permanente”, dice Morando in un’intervista concessa a La Repubblica. L’esponente del PD, primo partito della maggioranza di governo, aggiunge tuttavia che “nessuna analisi autorizza uno scenario” di recessione anche se “il rischio serio di un Pil sempre sotto l’1% esiste eccome” e “dobbiamo contrastarlo”.

La flessibilità concessa dall’Europa, sostiene Morando, “non vale una volta per tutte ma tutte le volte che fai una riforma” e, assicura, il 27 settembre in occasione della nota di aggiornamento al Def arriveranno “previsione realistiche”. “Non c’è dubbio – ha proseguito – che i dati di queste settimane non sono buoni, siamo in presenza di un aggravarsi di fattori di insicurezza”.

Proprio per questo, sottolinea, bisogna “accelerare il passo sulle riforme per evitare la stagnazione” e cita: buona scuola, pubblica amministrazione, giustizia, riduzione delle tasse, modello contrattuale decentrato, misura di contrasto all’esclusione sociale.