Adusbef chiede di nazionalizzare Mps

10 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari), propone la nazionalizzazione di Monte dei Paschi di Siena.

In un comunicato, Lannutti spiega che “dai dati della semestrale al 30 giugno 2013 del Monte dei Paschi di Siena, spacciati come positivi dai massimi dirigenti, sembra difficile che possa poter rimborsare i 4,071 miliardi di euro di Monti Bond alla scadenza a tassi imposti nella media del 10%, trovando nel contempo 2,5 miliardi di euro richiesti dall’Europa per la capitalizzazione. A meno che non addossi a lavoratori (con il proseguimento di pesanti licenziamenti di bancari, come previsto dal piano industriale), consumatori e risparmiatori (con l’aumento di costi e commissioni già elevati e pari a 291,30 euro per costi di gestione annui di un conto corrente), gli alti costi per rimborsare il debito allo Stato.

Lannutti mette in evidenza la capitalizzazione attuale di Mps, con il titolo che quota 0,21 euro, a 2,453 miliardi di euro; un valore di mercato che “è inferiore all’aumento di capitale imposto dalla Commissione Europea di 2,5 miliardi di euro, mentre l’ultima semestrale al 30 giugno, che ha registrato una perdita di 380 milioni di euro (con 152 milioni di interessi pagati sui Monti bond, che portano il margine di interesse in contrazione del 35,2% (-26,8% su basi omogenee), ed una crescita delle commissioni (+1,4%, +2,1% su basi omogenee), non sembra offrire vie di uscita per evitare la conversione del prestito pubblico in azioni, quindi la nazionalizzazione”.

Osservando la tabella allegata relativa al valori economici, patrimoniali e principali indicatori gestionali del Gruppo Montepaschi del primo semestre del 2013, si evince come “i dati siano tutti negativi, a partire dal margine di intermediazione – 23% al margine della gestione finanziaria ed assicurativa – 22,1%; dai crediti in sofferenza passati da 5,1 al 5,8 e gli incagli arrivati al 5% dal 4,2% di 12 mesi prima, al taglio dei dipendenti, passati a 28.473 (con 1.830 lavoratori cacciati)”. In queste condizioni, dunque, “non sembra che Mps possa essere in grado di invertire la rotta, continuando a retribuire i manager che hanno contribuito al dissesto come nababbi”.

Lannutti conclude: “Meglio allora evitare la lunga agonia ed il tentativo di far pagare i costi della crisi a lavoratori, consumatori, risparmiatori con la “conversione immediata dei Monti bond”, che prevede l’acquisto di azioni da parte dello Stato e quindi una nazionalizzazione dell’istituto.