Addio indennità per 3 mila politici

26 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Se domani passa la nostra proposta sulle Province, tremila politici smetteranno di ricevere un’indennità dagli italiani #lavoltabuona”. Lo ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

L’Aula del Senato proseguirà con la discussione generale del ddl sulle Province e le città metropolitane ma solo domani inizieranno le votazioni. Il voto finale è previsto per le 18. Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, ha spiegato in Aula che non sarà possibile iniziare per ora l’esame degli emendamenti, presentati fino alle 17 di oggi, sono circa 3mila, perchè devono ancora passare il vaglio della commissione Bilancio. Domani è prevista anche la replica del relatore e del governo.

Al di là delle procedure però il provvedimento sconta le tensioni all’interno della maggioranza che oggi l’hanno vista andare sotto in commissione su un paio di voti, nulla di fondamentale, ha chiarito il relatore Francesco Russo, ma che danno il senso dei problemi che la riforma ha sollevato, determinante l’assenza di Mario Mauro (PI) ma anche Ncd ha fatto mancare il suo sostegno. Anche sulle pregiudiziali del resto si è sfiorato per soli 4 voti di scarto il rischio di vedere affossato il ddl Delrio che, se modificato a Palazzo Madama, dovrà ritornare alla Camera per il via libera definitivo con tempi strettissimi. E’ infatti indispensabile che la riforma entri in vigore prima dei primi di aprile per evitare che alle amministrative si debbano tenere anche le provinciali.

In ogni caso seguirà a questo provvedimento di riorganizzazione degli enti locali anche la riforma costituzionale che abolirà del tutto le Province. Ma la fibrillazione politica di oggi è per lo più legata ad altre partite, e non a caso vede protagonisti i piccoli partiti che a Palazzo Madama possono far pesare i loro voti molto più che alla Camera: in ballo ci sono la legge elettorale e la riforma del Senato che da domani Matteo Renzi porterà al dibattito con i gruppi parlamentari del Pd per avviare subito dopo l’iter proprio in Senato.

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Le auto blu all’asta su eBay: veri tagli o solo propaganda?

In vendita Maserati, Audi e Lancia. Molte sono fuori produzione. E Renzi rischia di guadagnare un pugno di euro. Intanto il Consip si prepara ad acquistare 5.500 auto blu nuove.

di Andrea Indini

Il battitore d’asta è pronto a far cassa. Dalle slide a eBay. “Venghino, siori, venghino”, gigioneggiava Matteo Renzi in conferenza stampa annunciando la svendita delle auto blu e strappando qualche sorriso smaliziato ai più.

Perché, se da una parte piazzare le berline ministeriali fa sicuramente colpo sul sentimento anti casta, dall’altra è subito circolato il dubbio che i danée in arrivo nelle casse dello Stato potrebbero essere di gran lunga inferiori rispetto alle aspettative. Il piazzista di Palazzo Chigi inizierà a mettere il parco auto su eBay già tra qualche giorno. Si inizia con una prima tranche di 25 auto. E subito si capirà l’aria che tira.

“Se riusciamo raccontiamo anche chi sono i singoli ministri che le hanno utilizzate – scherzava il premier sempre in conferenza stampa – se qualcuno volesse comprarsi l’auto che ha usato La Russa, perché no?”. Ora che è finito il tempo delle battute sornione e delle spacconate da televendita, Palazzo Chigi deve passare ai fatti. Sul sito della presidenza del Consiglio apparirà a giorni un banner per tener d’occhio le offerte dell’ultimo minuto. Si parte con le prime 170 auto blu che saranno messe all’asta in sei tranche da venticinque pezzi. Alla concessionaria di Palazzo c’è un po’ di tutto, anche cimeli che non vengono nemmeno più prodotti.

Dalla Maserati 139 Quattroporte, il cui prezzo di mercato viaggia intorno ai 50mila euro, alle Lancia K, che di euro ne vale poco più di un migliaio, e la Lancia Thesis, che a seconda delle condizioni potrebbe far intascare dai 2.500 ai 12mila euro. Cifre tutt’altro che da capogiro. Su eBay finiranno anche le Volvo S60 del Viminale che potrebbero essere piazzate a massimo 9.500 euro, se sono di prima serie (ora fuori produzione), o a massimo 30mila euro, se di seconda. Nel calderone potrebbero finire anche le Bmw 52d del ministero di Giustizia, le Alfa 159 e 156 del Viminale e le Audi A6. Queste ultime sono stimate intorno ai 50mila euro.

Ma quanto andrà a guadagnare Renzi con la spending review delle auto blu? Impossibile dirlo. Nel piano firmato dal commissario Carlo Cottarelli rientrano in quei 100 milioni di euro di risparmio che vanno sotto il capitolo “riduzione delle consulenze e delle auto blu”. Un po’ vago. Quando sedeva a Palazzo Vecchio, Renzi ci aveva già provato coi tagli agli sprechi. Non gli era andata granché bene. Per quattro berline di grossa cilindrata, tre Alfa Romeo e una Volvo, aveva portato nelle casse del Comune di Firenze poco più di 17mila euro. Una magra consolazione, insomma. Lo stesso buco nell’acqua rischia di ripetersi. Anche perché vendere le auto blu dei ministeri è una mossa di facciata.

Come spiega il Corriere della Sera, al netto delle vetture in uso da Fiamme Gialle, carabinieri e polizia, le 58.688 auto blu costano “quasi 950 milioni di euro tra spese di acquisto, noleggio, gestione personale”. Ma il grosso di questa fetta non è nelle mani di Renzi. “Le Regioni hanno oltre 51mila auto, oltre il 90% del totale – ricorda il presidente del Formez, Carlo Flamment – e sono proprio loro i centri di spesa più evidenti”. Tanto che da qui al 2015 sono già calendarizzati nuovi acquisti. Il Consip avrebbe già messo gli occhi su 5.500 berline da acquistare entro il 2015. Un’operazione che dovrebbe costare intorno ai 55 milioni di euro. E questi, a differenza dell’introito dell’asta, sono certi.

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