Società

A Milano vendite sui titoli bancari, futures Usa giù in attesa del Pil

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

L’ultima giornata di contrattazioni della settimana e anche del mese di ottobre prosegue negativa per i principali listini europei. Alta tensione oggi per la diffusione di alcuni dati macroeconomici Usa cruciali. Sotto i riflettori soprattutto il Pil Usa del terzo trimestreSuisse, ma anche il Chicago Pmi di ottobre e l’indice sulla fiducia dei consumatori stilato dall’Università del Michigan, sempre relativo al mese di ottobre.

Nell’attesa, i futures Usa optano per il segno meno, con il contratto sul Dow Jones che perde 35 punti, quello sul Nasdaq che arretra di 6,75 punti e quello sullo S&P 500 in ribasso di 5,20 punti.

Piazza Affari intanto riduce lievemente le perdite, continuando a scontare tuttavia tra le altre cose anche la decisione di Credit Suisse di tagliare il target price di alcuni titoli del settore bancario italiano, che continuano così a essere colpiti dai giudizi severi di diversi analisti.

Basti pensare alle ultime dichiarazioni che hanno interessato il comparto. Non solo Credit Suisse, ma anche Fitch per esempio, che proprio ieri ha reso noto di prevedere che la redditività delle grandi banche italiane continuerà a rimanere sotto pressione nella seconda metà del 2010 e nel 2011. E che dire inoltre dell’articolo del Financial Times che prevede il taglio dei dividendi per gli istituti di credito italiani e dell’outlook negativo confermato da Moody’s?

Alle 13 circa ora italiana il Ftse Mib è sotto pressione e cede lo 0,66% circa. In un listino dominato dalle vendite si mettono così sotto i riflettori Ubi Banca (-3,20%), Intesa SanPaolo (-2,71%), Banco Popolare (-1,86%) Mediobanca (-1,46%), Mps (-0,99%), Banca Popolare Milano (-0,82%), Unicredit (-1,32%).

Tono ribassista, pur con qualche recupero, anche per le altre borse europee – Londra -0,32%, Francoforte -0,15%, Parigi (-0,39%), Amsterdam -0,56% e Bruxelles 0,35% – che fin dall’avvio della sessione hanno guardato alla chiusura negativa della piazza di Tokyo stamane, dove l’indice Nikkei che ha rotto l’importante supporto individuato a quota 9.300 punti.

A mettere sotto pressione il listino nipponico, oltre alcuni trimestrali deludenti, anche l’incertezza che ha prevalso ieri a Wall Street, tra gli investitori, in attesa di conoscere le misure che prenderà la Federal Reserve, la prossima settimana.

Il Nikkei ha chiuso così in calo dell’1,75% a 9.202,45 punti, mentre il più ampio paniere Topix ha perso lo 0,42% a 810,91 punti. Negative anche le altre piazze asiatiche.

A condizionare i listini europei continua a essere in generale l’agonia per il verdetto che la Fed pronuncerà il prossimo 3 novembre, in occasione della riunione del suo braccio di politica monetaria Fomc. La misura attesa di quantitative easing potrebbe avere infatti diversi risvolti: tra questi il paradosso è che l’acquisto di asset potrebbe far salire i tassi e che in generale l’aumento delle attese sulla crescita dell’inflazione, potrebbe mettere sotto pressione i Treasury. L’interrogativo è dunque il seguente: è possibile che la bolla delle obbligazioni di Stato a lunga durata sia finalmente scoppiata? .

Sul fronte valutario l’euro perde sul dollaro a quota 1,3833, mentre a sua volta il biglietto verde sullo ye 80,77.

Sui mercati delle commodities, sul Nymex i prezzi del petrolio scendono a 81,54 dollari al barile, in flessione di 64 centesimi, mentre quelli dell’oro calano a 1.338,60 punti, perdendo 3,9 dollari.

Tornando a Piazza Affari, e in particolare sulla performance del Ftse Mib, tra gli altri titoli finanziari focus su Premafin e Fonsai, che sono stati temporaneamente sospesi dalle negoziazioni, dopo le indiscrezioni di stampa che ipotizzano un ingresso di Groupama in Premafin.

Tra le poche frecce verdi da segnalare Unipol (+0,71%), Atlantia (+0,80%), Terna (+1%). Le vendite non risparmiano invece Cir (-1,45%), Exor (-1,25%), Stm (-1,19%), Geox (-0,86%) e Fiat (-0,66%).