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Petrolio torna sopra i $100 nonostante il maxi rilascio di scorte, ecco perché

Il petrolio torna a correre e riaccende le tensioni sui mercati energetici globali. Il Brent, riferimento internazionale del greggio, ha superato la soglia dei 100 dollari al barile, registrando un balzo fino a 101,53 dollari (+8,8%) prima di ridimensionare parzialmente i guadagni intorno a 98,06 dollari, in rialzo di circa il 6,6%.
Anche il greggio americano West Texas Intermediate segue la stessa traiettoria: i future con scadenza aprile hanno toccato i 94,8 dollari al barile (+8,8%) per poi stabilizzarsi a 92,85 dollari (+6,43%).

Il piano dell’Aie: 400 milioni di barili

Il movimento dei prezzi arriva nonostante l’annuncio di un intervento straordinario coordinato dall’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie), che ha deciso di mettere sul mercato 400 milioni di barili provenienti dalle riserve strategiche dei Paesi membri. Si tratta del più ampio rilascio coordinato dalla nascita dell’organizzazione dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta. La decisione è stata approvata all’unanimità dai 32 Paesi membri dell’agenzia, tra cui le principali economie del G7 — Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Canada — oltre ad altri grandi consumatori come Australia e Messico.
Gli Stati Uniti, tra i maggiori produttori e consumatori mondiali di greggio, forniranno la quota più consistente dell’intervento con 172 milioni di barili prelevati dalla Strategic Petroleum Reserve, pari a circa il 40% delle riserve disponibili. Le spedizioni dovrebbero iniziare nelle prossime settimane e distribuirsi nell’arco di circa tre mesi.
L’obiettivo è compensare lo shock dell’offerta legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici globali attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Il mercato resta in “modalità panico”

Nonostante la portata storica dell’intervento, il mercato continua a scontare un forte premio al rischio. Gli operatori restano scettici sulla capacità delle riserve strategiche di colmare il deficit di offerta nel breve periodo. Le incertezze riguardano soprattutto i tempi con cui i barili potranno effettivamente arrivare sul mercato. La mancanza di indicazioni operative dettagliate sulla velocità di rilascio delle scorte e sulla loro distribuzione alimenta l’atteggiamento prudente degli investitori.
Alcuni osservatori stimano che potrebbero essere necessari tra 60 e 90 giorni prima che le forniture abbiano un impatto significativo sull’equilibrio del mercato.

Nel frattempo, il quadro geopolitico resta estremamente fragile. L’Iran ha minacciato un ulteriore ampliamento delle operazioni militari in risposta alle azioni statunitensi nella regione.

“Preparatevi un petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del greggio dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato”, ha dichiarato Ebrahim Zolfaqari, portavoce del comando militare Khatam al-Anbiya.

Hormuz, il nodo della crisi energetica

Il vero fattore determinante resta la situazione nello Stretto di Hormuz, corridoio marittimo strategico che collega il Golfo Persico ai mercati globali. A questo proposito, la banca d’affari Usa Goldman Sachs indica che l’interruzione dei flussi attraverso Hormuz potrebbe durare più a lungo del previsto. Gli esperti ipotizzano ora una riduzione dei passaggi per circa 21 giorni, con i volumi scesi al 10% dei livelli normali, rispetto alla precedente previsione di dieci giorni.
In termini di deficit petrolifereo, c’è chi stima che la chiusura dello stretto potrebbe generare un vuoto di offerta fino a 20 milioni di barili al giorno. In questo contesto, anche il maxi intervento dell’Aie coprirebbe solo una frazione del deficit.

Perché le scorte non bastano a calmare il mercato

Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, osserva che la reazione dei prezzi non è necessariamente contraddittoria rispetto all’annuncio delle scorte.

“Sembra un paradosso: viene annunciato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche eppure il prezzo del petrolio sale di 4 punti percentuali nella sessione odierna (ieri ndr). In realtà il mercato del greggio non ragiona solo sulla dimensione nominale del pacchetto, ma soprattutto su un punto decisivo: quanti barili al giorno arriveranno davvero sul mercato e con quale rapidità” .

Secondo l’analista, il mercato distingue nettamente tra offerta teorica e disponibilità effettiva di petrolio. Un volume complessivo elevato può influenzare temporaneamente il sentiment, ma se l’immissione dei barili è diluita nel tempo rischia di non compensare un’interruzione significativa dei flussi energetici globali.

Diodovich sottolinea inoltre la differenza strutturale tra riserve strategiche e flussi quotidiani di petrolio.

“Le scorte strategiche rappresentano una riserva accumulata nel tempo e possono essere utilizzate per tamponare un’emergenza, ma non sostituiscono in modo strutturale i flussi quotidiani di petrolio che arrivano dai principali Paesi esportatori”.

In questo senso, il rilascio deciso dall’Aie può attenuare la volatilità nel breve periodo ma non risolve il problema di fondo. Finché produzione, trasporti e rotte marittime strategiche non torneranno a funzionare normalmente, il mercato continuerà a incorporare un premio al rischio elevato nei prezzi del greggio.
In altre parole, conclude l’analista, il petrolio resterà sensibile all’evoluzione geopolitica: la vera stabilizzazione dei prezzi dipenderà soprattutto dalla riapertura dei flussi energetici nelle aree più critiche del Medio Oriente.