Economia

Italia, cresce la ricchezza ma il 91% è andato al 5% delle famiglie più ricche

La forbice della ricchezza in Italia continua ad allargarsi. Nell’ultimo anno la ricchezza dei miliardari italiani è cresciuta in termini reali di 54,6 miliardi di euro, pari a circa 150 milioni al giorno, raggiungendo quota 307,5 miliardi di euro. A detenerla sono 79 individui, in aumento rispetto ai 71 del 2024.

Il dato si inserisce in un quadro di crescente concentrazione patrimoniale: a metà 2025 il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede oltre otto volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari. Un rapporto che nel 2010 era poco superiore a sei e che fotografa un’accelerazione delle disuguaglianze negli ultimi quindici anni.

È l’ultima fotografia del rapporto Oxfam “Disuguaglianza, la legge del più ricco”, che mette in luce un Paese in cui la crescita della ricchezza si concentra ai vertici, mentre povertà, lavoro povero e disuguaglianze territoriali e generazionali restano nodi irrisolti. Una dinamica che, senza correttivi strutturali su fisco, lavoro e welfare, rischia di diventare un freno permanente allo sviluppo economico e sociale dell’Italia.

Ricchezza nazionale, crescita sbilanciata

Dal dicembre 2010 al giugno 2025 la ricchezza nazionale netta è aumentata di oltre 2.000 miliardi di euro in termini nominali. Ma la distribuzione dell’incremento è stata fortemente asimmetrica: circa il 91% della nuova ricchezza è andato al 5% più ricco delle famiglie, mentre alla metà più povera è arrivato appena il 2,7%.

Oggi il top 5% dei nuclei familiari detiene quasi la metà della ricchezza nazionale (49,4%) e possiede uno stock complessivo superiore di circa il 17% rispetto a quello detenuto dal 90% più povero.

Un dato che evidenzia come la crescita non si traduca automaticamente in benessere diffuso.

Italia sempre più “ereditocratica”

A rafforzare le disuguaglianze concorre il cambiamento nei meccanismi di accumulazione della ricchezza.

In Italia cresce il peso delle eredità sul totale dei patrimoni e i lasciti risultano sempre più concentrati. Nei prossimi dieci anni si stima che passeranno di mano almeno 2.500 miliardi di euro, in un contesto caratterizzato da una tassazione molto blanda sulle ricchezze trasferite.

La dinamica rischia di consolidare un modello “ereditocratico”, con effetti negativi sull’uguaglianza delle opportunità e sulla mobilità intergenerazionale, riducendo il dinamismo economico e sociale del Paese.

Povertà: una questione irrisolta

Sul fronte opposto della distribuzione, la lotta alla povertà appare ferma. Nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie – pari a 5,7 milioni di persone – vivevano in povertà assoluta, senza risorse sufficienti per un paniere minimo di beni e servizi essenziali. Dopo la forte crescita registrata dal 2014, il fenomeno mostra un’allarmante stabilità, che secondo le stesse previsioni governative rischia di protrarsi anche nei prossimi anni.

La disuguaglianza dei redditi netti è peggiorata nel 2023, ultimo anno con dati consolidati, collocando l’Italia al 20° posto su 27 nell’Unione europea per equità distributiva.

Le stime per il 2024 indicano un’ulteriore recrudescenza, dovuta al deterioramento dei redditi più bassi.

 

Emergenza abitativa e “super poveri”

La povertà cresce soprattutto tra le famiglie in affitto, in particolare quelle con figli o di origine straniera. Nei grandi centri urbani la spesa per la casa assorbe fino al 40% del reddito disponibile, aggravata dall’inflazione e da una stagnazione salariale di lungo periodo.

Secondo Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia, l’abbandono dell’impostazione universalistica del reddito di cittadinanza ha ridotto la platea dei beneficiari dei trasferimenti pubblici, allontanandola dall’universo reale dei poveri assoluti. Anche sul disagio abitativo, aggiunge, le risorse messe in campo risultano largamente insufficienti rispetto al fabbisogno.

Lavoro: più occupati, ma più fragili

I dati del 2025 mostrano un aumento dell’occupazione e un tasso di disoccupazione ai minimi storici, ma il quadro resta in chiaroscuro. La crescita dell’occupazione è trainata soprattutto dagli over 50, mentre giovani e donne continuano a scontare sotto-occupazione e bassa qualità del lavoro.

Persistono un alto tasso di inattività – tra i più elevati in Europa – e una quota significativa di contratti intermittenti e precari. Sul fronte salariale, tra il 2019 e il 2024 il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali è diminuito di 7,1 punti percentuali, con un recupero stimato per il 2025 di appena mezzo punto.

Fisco, equità smarrita

Il sistema fiscale non sembra correggere le disuguaglianze. I salari rappresentano il 38% del Pil contro il 50% dei profitti, ma contribuiscono per 49 punti su 100 alle entrate fiscali e contributive, mentre i profitti si fermano a 17. Le misure di “Tax the Rich”, come un’imposta sui grandi patrimoni, restano un tabù, mentre proliferano regimi fiscali differenziati che rendono il sistema sempre più frammentato e iniquo.

Nel 2025 il ritocco all’Irpef ha destinato metà delle risorse all’8% dei contribuenti con redditi superiori a 48mila euro, rendendo l’imposta meno trasparente ed equa. Sul contrasto all’evasione, accanto a misure di portata limitata, la manovra per il 2026 introduce un nuovo condono che rischia di indebolire ulteriormente la fedeltà fiscale.