Mercati

Dalio avverte: “Siamo decisamente in una bolla”. Ma non è ancora il momento di vendere

Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, lancia un nuovo allarme sui mercati globali. E questa volta lo fa senza giri di parole:

“C’è decisamente una bolla nei mercati”, ha spiegato in un’intervista alla CNBC.

La recente euforia attorno all’intelligenza artificiale – con il rally di Nvidia a fare da simbolo – non basta a rassicurare l’investitore: a suo parere i i prezzi degli asset riflettono un livello di ricchezza finanziaria gonfiato, non più sostenuto dai fondamentali. Eppure, avverte, non è il momento di correre alle vendite:

“Le bolle non scoppiano perché, da un giorno all’altro, gli investitori si convincono che utili e ricavi non basteranno a giustificare le valutazioni”.

Quando le bolle scoppiano davvero

Il meccanismo è diverso e più insidioso. I crolli avvengono quando gli investitori decidono che è il momento di trasformare la ricchezza finanziaria in liquidità reale. È in quell’istante, quando la domanda di contante supera la voglia di rischiare, che arriva la fase di deleveraging: i mercati scendono, l’economia rallenta e spesso cambiano anche gli equilibri politici.

Nella sua analisi, il rapporto tra ricchezza azionaria statunitense e massa monetaria ha raggiunto livelli paragonabili a quelli del 1929 e della bolla dotcom. Secondo Dalio, ciò implica una prospettiva poco rassicurante: i prossimi dieci anni di rendimenti reali sull’azionario potrebbero essere prossimi allo zero.

Non vendere tutto: proteggersi è l’imperativo

Eppure, l’investitore respinge la narrativa del “tutti fuori”. “Non vendete solo perché c’è una bolla”, insiste. Il punto non è disfare i portafogli, ma renderli meno vulnerabili.

Secondo Dalio, i crolli seguono un copione ricorrente: arriva un momento – politico, economico, o finanziario – in cui il mercato decide di convertire ricchezza finanziaria in liquidità.

È in quell’istante che gli eccessi presentano il conto.

“Quando le persone scelgono di vendere asset gonfiati per fare cassa, allora arrivano il declino dei mercati, quello dell’economia reale e spesso anche un cambio di stagione politica”, ha scritto in un post pubblicato lo stesso giorno dell’intervista.

Il parallelismo che propone non è rassicurante: il rapporto tra ricchezza azionaria americana e massa monetaria ricorda quello visto alla vigilia del 1929 e della bolla dotcom. Tradotto, secondo Dalio: i prossimi dieci anni di rendimenti reali delle azioni potrebbero essere prossimi allo zero.

Pur parlando di bolla, Dalio si oppone all’idea che l’esistenza di un eccesso imponga automaticamente di vendere.

La chiave, secondo lui, è piuttosto la protezione del portafoglio:

  • aumentare l’esposizione all’oro, rifugio storico in fasi di incertezza;

  • ridurre le posizioni in credito, soprattutto quelle “significative” e più vulnerabili a shock di liquidità;

  • diversificare, senza affidarsi unicamente ai titoli legati all’AI o ai mega-cap.

Il caso Nvidia e la corsa che non si arresta

Nvidia, intanto, continua a dettare il ritmo del sentiment di mercato. La società ha inanellato un’altra trimestrale record, che ha prima infiammato in mercati, per poi portarli in bassi: ieri, il Nasdaq Composite ha perso 486,18 punti (-2,16%).

Se non sarà la politica monetaria a invertire il ciclo, cosa potrebbe farlo? Dalio punta il dito su qualcosa di meno atteso ma sempre più plausibile: un giro di vite fiscale che colpisca la ricchezza, e in particolare i patrimoni finanziari. Una manovra del genere, in un contesto di disuguaglianze crescenti, potrebbe essere il vero catalizzatore capace di far cambiare umore ai mercati.