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L’Opas di Mps su Mediobanca centra il primo l’obiettivo. Dopo il rilancio di Siena – che alla proposta di scambio in azioni ha aggiunto 0,9 euro in contanti – le adesioni hanno registrato un balzo, salendo dal 30,1% al 38,5% del capitale, ben oltre la soglia minima del 35% necessaria a rendere efficace l’offerta. L’operazione, che si chiuderà l’8 settembre, entra così nella fase finale con la prospettiva di consolidare ulteriori conferimenti di titoli.
Chi ha aderito all’offerta
Il rilancio ha centrato l’obiettivo principale: le adesioni hanno superato la soglia minima «irrinunciabile» del 35%, condizione necessaria per la riuscita dell’operazione, attestandosi al 38,5%. Un balzo di 8,39 punti percentuali rispetto al 30,12% del giorno precedente, pari a 68,25 milioni di azioni Mediobanca.
Al blocco iniziale riconducibile a Delfin e Caltagirone, che insieme valgono circa il 30% del capitale, si sono aggiunti i pacchetti di Plt della famiglia Tortora (1,1%), Edizione della famiglia Benetton (2,2%), Enpam (1,98%) ed Enasarco (2,52%), oltre a quote che con ogni probabilità fanno capo a Unicredit (1,9%) o a investitori istituzionali come Amundi (1%), Tages (1%) e Anima (1%). Resta invece da contabilizzare l’adesione di Cassa Forense, che con l’1% del capitale rappresenta ancora una variabile aperta fra i soci previdenziali.
Oggi il cda di Mediobanca
Il successo tecnico dell’offerta non esaurisce però il confronto: oggi il cda di Mediobanca sarà chiamato a esprimersi nuovamente sul nuovo corrispettivo messo sul piatto da Mps, pari a 1,533 azioni più 0,9 euro in contanti. A luglio, e già a gennaio, il board aveva bollato l’offerta come “non congrua”, ostile e priva di razionale industriale. Una posizione che, secondo le attese, dovrebbe essere ribadita, nonostante il prezzo oggi risulti allineato ai valori di Borsa.
Sul mercato, intanto, prevale lo scetticismo: ieri, in chiusura di seduta a Piazza Affari, Mediobanca ha segnato a -1,99% (19,7 euro) e Mps a -1,97% (7,48 euro), con un premio dell’offerta di appena lo 0,7%.La partita non è comunque chiusa. L’offerta si riaprirà dal 16 al 22 settembre e, con l’ingresso dei fondi speculativi, Siena punta a superare il 50% del capitale, soglia che garantirebbe sinergie operative e benefici fiscali legati alle Dta.
L’opinione degli analisti
Sul fronte degli analisti, Deutsche Bank ha riavviato la copertura su Mps con rating buy e target price a 9,2 euro, sottolineando la solidità patrimoniale e il “forte razionale strategico” dell’operazione. Più prudente Equita – advisor di Mediobanca – che ha ridotto la raccomandazione a hold, citando upside limitato e complessità di integrazione, oltre al rischio di vendite in Borsa da parte dei soci in uscita.
Le tappe dell’operazione
L’operazione tra Siena e Piazzetta Cuccia affonda le radici a inizio anno, quando Mps ha lanciato la prima offerta in azioni, subito respinta dal cda di Mediobanca come ostile e priva di razionalità industriale.
Dopo mesi di stallo e contrapposizioni assembleari, il Monte guidato da Luigi Lovaglio è tornato all’attacco due giorni fa con un rilancio che ha affiancato al concambio in titoli una componente cash.
La mossa ha convinto un primo nucleo di soci storici e istituzionali a consegnare i propri pacchetti, facendo scattare il superamento della soglia minima del 35% e decretando il successo tecnico dell’offerta. Ora, con la chiusura fissata all’8 settembre e la successiva finestra di riapertura tra il 16 e il 22, il Monte dei Paschi punta alla maggioranza assoluta per trasformare in realtà un progetto che, almeno nelle intenzioni, mira a ridisegnare gli equilibri della finanza italiana.