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Cosa studiare oggi per avere successo domani? La risposta di Jensen Huang, ceo di Nvidia

È l’uomo dietro Nvidia, la prima società a sfondare il tetto dei 4 trilioni di dollari di capitalizzazione, e per molti un guru degli investimenti. Parliamo di Jensen Huang che durante un recente viaggio a Pechino, ha risposto a una domanda che molti giovani (e non solo) si pongono: “Se oggi avesse 22 anni, appena laureato, con le stesse ambizioni, su cosa punterebbe?”.

La risposta del numero uno del colosso dei chip è stata chiara: “Probabilmente sceglierei le scienze fisiche, più che quelle informatiche”. Una riflessione che arriva da uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione tecnologica in corso, e che suggerisce un cambio di paradigma nel modo in cui guardiamo all’innovazione.

Dall’ingegneria elettrica ai vertici di Wall Street: la storia di Jensen Huang

Huang non è nuovo a percorsi non convenzionali. Dopo aver conseguito una laurea in ingegneria elettrica all’Oregon State University nel 1984, ha proseguito gli studi a Stanford. Nel 1993, insieme a Chris Malachowsky e Curtis Priem, ha fondato Nvidia in un Denny’s a San Jose. Oggi la sua azienda è diventata la società con la più alta capitalizzazione di mercato al mondo, superando persino Apple e Microsoft, e toccando la soglia record di 4.000 miliardi di dollari.

Perché puntare sulle scienze fisiche oggi: la risposta del CEO di Nvidia

Anche se Huang non ha approfondito nel dettaglio i motivi della sua scelta ipotetica, il suo entusiasmo verso un nuovo orizzonte tecnologico — quello dell’AI fisica — offre una chiave di lettura molto interessante.

Negli ultimi 15 anni, ha spiegato Huang in più occasioni, l’intelligenza artificiale ha attraversato diverse fasi evolutive. La prima è stata quella della “Perception AI”, nata con il successo di modelli come AlexNet nel 2012, che ha rivoluzionato il campo del riconoscimento immagini. Poi è arrivata l’era della “Generative AI”, quella che viviamo oggi, in cui i modelli sanno tradurre, scrivere codice, generare immagini e testi, comprendendo il significato dei contenuti.

Oggi, siamo secondo Huang nella fase della “Reasoning AI”, in cui l’IA non solo genera contenuti, ma è in grado di ragionare, risolvere problemi, adattarsi a situazioni nuove e prendere decisioni complesse.

Il futuro? Si chiama “Physical AI”

Ma il vero salto evolutivo, secondo Huang, deve ancora arrivare. E avrà un nome preciso: AI fisica. Si tratta di una nuova generazione di intelligenza artificiale capace di comprendere e interagire con il mondo fisico: attrito, inerzia, gravità, causa-effetto, e persino concetti fondamentali come la permanenza degli oggetti.

In pratica, sapere dove finirà una palla lanciata, come afferrare un oggetto senza romperlo o prevedere la presenza di un pedone nascosto dietro un’auto. Queste competenze saranno la chiave per sviluppare robot autonomi realmente efficaci.

“Quando mettiamo l’AI fisica dentro a un oggetto fisico, quello che otteniamo è la robotica” ha spiegato Huang. “Ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno ora, perché stiamo costruendo stabilimenti e fabbriche in tutti gli Stati Uniti”.

Robotica e automazione per il mondo del lavoro

Il riferimento non è solo teorico. Secondo Huang, nei prossimi dieci anni, i nuovi impianti industriali — non solo in America ma in tutto il mondo — dovranno essere altamente automatizzati e robotizzati, per far fronte alla cronica carenza di manodopera in molti settori produttivi.

Un segnale chiaro: il futuro del lavoro, e in particolare dell’industria, passa per macchine intelligenti capaci non solo di eseguire, ma di comprendere e adattarsi all’ambiente circostante. Ed è qui che le scienze fisiche torneranno al centro della scena, fornendo le basi teoriche e applicative per costruire questi nuovi sistemi.

Che cosa vuol dire tutto questo per i giovani di oggi

Il consiglio di Huang, dunque, non è una provocazione ma un’indicazione concreta: per chi oggi ha vent’anni, guardare alle scienze fisiche — fisica, chimica, astronomia, geoscienze — può essere una scommessa vincente.

Non solo perché offrono strumenti per comprendere meglio il mondo reale, ma perché rappresentano la chiave per progettare l’intelligenza artificiale del futuro: una IA che non si limita a simulare il pensiero umano, ma che interagisce davvero con la realtà che ci circonda.

In un’epoca in cui la tecnologia evolve a ritmi vertiginosi, seguire i consigli di chi ha contribuito a costruirla può essere un buon punto di partenza.