Draghi rinnova la sfida alla Germania: QE è qui per restare (malgrado Trump)
Nel suo intervento a Francoforte Mario Draghi, chiamato a difendere il programma di Quantitative Easing, fortemente indigesto alle autorità della Germania, dirà che la ripresa nell’area euro dipende ancora molto dalle politiche di accomodamento monetario varate dalla Bce. La banca centrale, farà sapere Draghi ai funzionari tedeschi, continuerà pertanto ad agire usando tutti gli strumenti a sua disposizione, pur sempre nel rispetto del suo mandato che è quello di garantire la stabilità dei prezzi.
Draghi, le cui dichiarazioni sono già state pubblicate sul sito della Bce, si trova davanti a un bivio: alla riunione di inizio dicembre vorrebbe probabilmente annunciare un potenziamento degli strumenti eterodossi per rilanciare la crescita e rinfocolare l’inflazione, tuttavia l’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa complica la vita al banchiere centrale. Le politiche lassiste negli investimenti e i piani di taglio fiscale di Trump rischiano di provocare infatti una reflazione negli Stati Uniti e la Federal Reserve ha fatto capire che si appresta ad alzare i tassi. Una divergenza di politica monetaria troppo ampia tra Usa ed Eurozona rischia di creare distorsioni sui mercati valutari, penalizzando troppo l’euro rispetto al suo reale valore e innervosire così ulteriormente la Germania.
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Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocità per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.