5 motivi per cui il petrolio crolla, ma il prezzo della benzina non scende

15 Luglio 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Giulio Visigalli

Nel corso delle ultime settimane le quotazioni del petrolio hanno subito una brusca flessione, ma il prezzo della benzina non è sceso. Il grafico sotto mostra il prezzo del brent dal 2007 ad oggi. Il suo prezzo è passato dai 123 dollari al barile di metà giugno agli attuali 99 dollari al barile, con un calo del 21%.

Il grafico sotto mostra il prezzo storico della benzina in Italia distribuito dal Mite (Ministero della Transizione Ecologica) è facile osservare la tendenza rialzista, ma anche la forte volatilità degli ultimi mesi, con i prezzi che sono sui massimi storici.

Prezzo della benzina del 1996 a oggi. Fonte: Mite

Al 13 luglio 2022 la benzina costava mediamente 2,018 euro, con il brent a quota 100 dollari al barile (stessi livelli del periodo 2010-2014), mentre nel 2008 le quotazioni del brent raggiunsero il record in assoluto a 147,5 dollari al barile, ma in quel periodo la benzina costava 1,38 euro al litro. Come mai? È tutta colpa delle speculazioni di petrolieri e distributori o dietro si nasconde qualcosa di più complesso?

I 5 fattori che influenzano il prezzo della benzina

Il costo della benzina e del diesel è determinato da diversi fattori.

1. Raffinazione, stoccaggio e trasporto della benzina

La benzina e il diesel sono prodotti che derivano dal greggio e sono il frutto di un lungo processo, il cui costo non cambia, anche di fronte a un calo del prezzo della materia prima. Tra l’altro il processo di raffinazione ha un costo elevato ed è un’industria altamente energivora. Con l’aumento dei prezzi dell’energia, sale il costo della lavorazione e non solo. Oggi l’inflazione in Italia è al livello record dell’8% su base annua (mentre nel 2008 era in calo al 3,3%) e questo si riverbera sul costo di tutta la filiera incluse le attività di distribuzione e trasporto. La lavorazione, la raffinazione, lo stoccaggio e la distribuzione del prodotto finito hanno un’incidenza di circa il 20-25% sul prezzo della benzina, il che corrisponde a circa un quinto del valore finale.

2. Domanda e offerta di benzina

Bisogna considerare che, come ogni altro prodotto i prezzi dei carburanti, sono sensibili alle dinamiche di domanda/offerta di mercato: l’aumento della domanda post-lockdown, il conflitto in Ucraina e l’embargo posto dall’Ue al petrolio russo, hanno giocato un ruolo importante nel mantenere alti i prezzi dei carburanti. Se ad esempio aumenta la richiesta di gasolio a causa di un taglio delle forniture dalla Russia, ecco che il prezzo del diesel aumenterà e addirittura di recente ha superato quello della benzina, prima di ritornare al di sotto di essa.

Anche se il prezzo della materia prima incide sul prezzo dei carburanti alla pompa, tuttavia questo non è il peso maggiore. Il prezzo dei carburanti, infatti, dipende per il 30% dai costi industriali e commerciali, mentre l’influenza maggiore è data dalla componente fiscale, che ad oggi vale circa il 60% del prezzo (che corrisponde a circa 1 euro).

3. Accise e Iva sulla benzina

Una recente analisi ha evidenziato come l’Italia sia il Paese con le accise sul diesel più alte in Europa. Come fa notare una ricerca de Il Sole 24 Ore, “tolte le tasse il costo dei carburanti italiani è più basso della media europea”. Alla rilevazione di luglio l’accisa sulla benzina è pari a 47,8 centesimi mentre l’iva ci costa 36,6 centesimi; quindi, il prezzo netto del carburante privo di ogni tipologia di tassa si aggira intorno agli 1,017 euro mentre alla pompa la benzina la paghiamo 2,018 euro (circa il doppio!). Tutto questo però tenendo conto però del provvedimento introdotto a marzo dal governo sul taglio delle accise (da circa 30 centesimi) che è stato di recente prolungato fino al prossimo 2 agosto 2022.

Va tenuto presente che rispetto al 2008 il contesto economico è fortemente mutato. Basti pensare che solo dal 2008 ad oggi sono state introdotte accise per un valore complessivo di 17,5 centesimi, come quella per il terremoto dell’Aquila (0,0051€ euro) o per il decreto Salva-Italia del 2011 (0,082 euro). Inoltre, teniamo presente che l’Iva in Italia è cresciuta al 22%, mentre nel 2008 era al 18%.

4. Effetto cambio

Per i consumatori europei c’è da considerare anche l’effetto cambio che peggiora la situazione. Infatti, se nel 2008 un euro era arrivato a valere anche 1,5 dollari, al momento invece stiamo sfiorando la parità, trovandoci a quota 1,010 $. Come conseguenza, essendo il petrolio quotato in dollari (sia nel caso del Wti americano, che in quello del Brent europeo), ecco che l’attuale svalutazione dell’euro rende per noi europei molto più caro il prezzo del greggio. Nel 2008 non avevamo lo stesso potere d’acquisto di oggi. Pertanto, per confrontare il prezzo della benzina bisogna procedere con l’attualizzazione prendendo come riferimento l’indice Foi, che secondo i dati diffusi dall’Istat, dal 2008 ad oggi si è rivalutato del 22,45%. Facendo gli opportuni calcoli, si giunge alla conclusione che il prezzo medio della benzina del 2008 di 1,38 euro, se attualizzato sarebbe pari a 1,69 euro.

5. Speculazione

Secondo una recente analisi, il margine lordo delle compagnie petrolifere sarebbe di circa il 7,8% del prezzo per la benzina (12,5% per il diesel), che ad oggi corrispondono a circa 14 centesimi di euro sul totale del prezzo della benzina (21 centesimi per il diesel). Quindi potenzialmente i distributori possono andare ad applicare qualche sconto solo su questa piccola percentuale. Bisogna tenere presente che il prezzo del greggio in prima battuta è definito dai grandi produttori mondiali che appartengono ai cartelli monopolistici Opec e Opec+. Inoltre, sul prezzo del petrolio sono poi definiti quelli di benzina e del gasolio in base ai dati forniti da Platts, un’agenzia privata con sede a Londra che definisce il valore in dollari a cui una tonnellata di carburante può essere venduta dalle raffinerie. E’ dunque chiaro che il prezzo dei carburanti alla pompa è anche il frutto di una doppia speculazione fondata sulle aspettative.

In tutto questo, ricordiamo che l’Europa è al centro di una crisi energetica senza precedenti e si dovrà confrontare con un inverno difficile a causa degli attuali problemi di approvvigionamento non soltanto di petrolio ma anche di gas.

In conclusione, il prezzo del greggio incide per meno di un quarto sull’andamento del prezzo dei carburanti alla pompa e non è detto che a un calo del prezzo dell’oro nero corrisponda una riduzione istantanea del prezzo dei carburanti. Questo a maggior ragione in un contesto attuale caratterizzato da costi dell’energia e dei trasporti in continuo aumento, oltre che da un cambio euro/dollaro sempre più verso la storica parità.