Se Italia esce da euro 386,6 miliardi di conti da regolare con Bce

24 gennaio 2017, di Alberto Battaglia

Cosa succede se un Paese lascia l’euro? Una serie di cose, fra cui una particolarmente rilevante per la posizione finanziaria del Paese nei confronti dell’estero. Secondo quanto ha scritto il presidente della Bce, Mario Draghi, in una lettera di risposta a un’interrogazione di due eurodeputati del M5s, in caso di uscita dall’euro, “se un Paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua Banca centrale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente”.

 
Di quali passività stiamo parlando e a quanto ammontano? La cifra, aggiornata al novembre 2016 è 386,6 miliardi, il deficit è quello dei saldi Target2 il sistema che regola i pagamenti interbancari fra i diversi Paesi dell’Eurozona. La notizia, uscita lunedì sulla Stampa, è stata presentata come un conto da pagare per un’eventuale uscita italiana dall’euro anche se le caratteristiche di questo debito con la Bce possono essere facilmente fraintese per il cittadino comune. Va chiarito subito, allora, che le passività del sistema Target2, come detto di 386,6 miliardi, non andrebbero certo a caricarsi sulle spalle dello stato. Sarebbe una cifra pari oltre a 14 manovre finanziarie e quasi la metà di quanto spende lo stato in un anno.

La passività Target2 potrebbe, piuttosto, essere definita come il deficit di bilancia dei pagamenti che l’Italia ha nei confronti del resto dell’Eurozona (la differenza in valore tra beni, capitali, trasferimenti… fra quelli esportati e quelli importati). Questo deficit viene ripianato attraverso l’erogazione, da parte della Bce, di liquidità aggiuntiva a favore della Banca d’Italia. Questa liquidità ha raggiunto negli ultimi mesi uno stock analogo a quello sperimentato nel 2011, quando a generare squilibri era la fuga di capitali dai Paesi periferici al centro dell’Eurozona dovuta alla paura di disgregazione monetaria. Oggi, invece, spiega Draghi, “il recente incremento dei saldi Target2 riflette in prevalenza i flussi di liquidità derivanti dal Programma di acquisto di attività”; dal Qe, insomma.
Chiarito quest’ultimo punto, in caso di uscita “i crediti e le passività” che la banca d’Italia dovrebbe “regolare integralmente” nei confronti della Bce che fine farebbero? Secondo l’economista post-keynesiano Bill Mitchell (Università di Newcastle), “data la natura decentralizzata dell’Eurosistema e il fatto che ogni banca centrale di ogni stato membro opera sotto il sistema legale della nazione in cui opera, le transazioni che hanno portato a bilanci Target2 divergenti sono definiti dalle leggi nazionali. In tal caso, l’Italia potrebbe annunciare alla Bce che la Banca d’Italia chiuderà il suo conto Target2 usando le lire a un tasso di cambio di sua scelta. Sarebbe dura per la Bce opporsi a tale offerta”.

“Sembra che Draghi stia facendo minacce all’Italia per prevenire il fatto che si consideri un’uscita dall’euro”, conclude il professore.

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