Legge elettorale: Rosatellum Bis, cercasi governabilità

22 settembre 2017, di Giovanni Falcone

Legge elettorale: cercasi governabilità

Siamo ormai in zona “Cesarini” per i tempi limitati che restano all’appuntamento con le elezioni politiche programmate per la prossima primavera.

In Italia, ahimè, siamo abituati ad essere governati dai giudici e questa esperienza, soprattutto dopo la bocciatura dell’Italicum che avrebbe certamente garantito una governabilità, ne è la conferma.

La nostra è una democrazia sotto tutela, una “democrazia giudiziaria” per l’appunto, dove le preferenze espresse dal popolo sono variegate avendo tutti il desiderio di essere rappresentati, con interessi, corporazioni e categorie da difendere.

La nostra storia, non solo recente ci dice che noi preferiamo la rappresentanza alla governabilità, con tanti partiti, tanti leader o presunti tali che, grazie a poteri di veto incrociati vincono tutti per conservare le poltrone, ma non vince nessuno per governare, per prendere delle decisioni e assumersi delle responsabilità.

Rosatellum bis

Il capogruppo alla Camera del Partito democratico, Ettore Rosato ci riprova, dopo la bocciatura del “primo Rosatellum” del giugno scorso, quando pure c’era una maggioranza numerica dell’80% in Parlamento a volere il sistema alla tedesca, laddove si alzava la soglia di sbarramento al 5% per poter raggiungere l’agognata poltrona parlamentare: bocciato, disturbava le sterpaglie, quelli che stanno li e non se ne accorge nessuno, almeno fino a quando non arriva il “voto segreto”. I voti si contano e non si pesano, ripeteva un mio vecchio docente d’Accademia: verissimo, le sterpaglie sono importantissime.

Oggi con la declinazione del Movimento 5 Stelle e alcune sterpaglie per aumentare la confusione, i numeri dovrebbero essere inferiori e quindi la possibilità che passa si riduce con il rischio di andare a votare con due sistemi di voto: Consultellum al Senato (quale residuo del Porcellum dopo il passaggio alla Consulta dichiarato parzialmente incostituzionale) e Legalicum alla Camera (dopo la parziale bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta a gennaio u.s.).

Anche in questo caso, le sterpaglie dell’Articolo 1, gli scissionisti del Partito democratico, hanno fatto sapere che se passa questa formula che certamente danneggia le aggregazioni da prefisso telefonico, loro non voteranno la “fiducia” alla prossima legge di stabilità presentata dal Governo in carica entro l’anno. Se dovesse succedere questo, con i numeri risicati al Senato si rischia di  votare il giorno di Natale causa la caduta anticipata del governo.

Ricatti da Bar Sport!

Riscatto della Politica

Al punto in cui siamo credo che bisogna capire se si deve pensare a vincere per vegetare o vincere per governare, risolvendo i problemi e fare le riforme di cui il sistema Italia ha bisogno.

Con un Paese diviso sostanzialmente in tre, con una politica frammentata e litigiosa quasi su tutto, la prospettiva sul risultato che potrà uscire con l’appuntamento delle urne della primavera prossima è quanto mai incerto: l’idea che possa vincere una sola forza politica raggiungendo il 40% dei consensi è certamente una impresa complicata.

Se si modifica il quadro delle regole secondo le indicazioni del Rosatellum bis le alleanze si faranno prima secondo uno spirito di coalizione favorite dal meccanismo in discussione, diversamente si sarà “costretti” a farle dopo, come una sorta di emergenza nazionale come abbiamo già visto nella primavera del 2013 con il Governo minestrone.

Previsioni nel segno della ripresa in atto

Tuttavia al netto di populismi diffusi e chiacchiere in libertà, anche da parte di forze politiche che ripetono in modo patetico “parole d’ordine” ormai trite e ritrite da trenta anni, la migliore risposta sta nei risultati diffusi dall’Istat afferenti ai dati economici che si vanno confermando con numeri oltre le attese: Pil in crescita, occupazione che aumenta e prospettive incoraggianti per le nostre imprese.

Sono segnali positivi che stanno ad indicare che la strada intrapresa è quella giusta e che serve rafforzare la leva fiscale, semplificando e riducendo il costo del lavoro, aumentare gli investimenti pubblici – strade, porti e aeroporti – rilanciando il turismo che ha dato segni di grande vitalità nell’estate appena conclusa.

Quanto detto, accompagnato da un rinnovato programma che metta al primo posto il processo riformatore momentaneamente interrotto a dicembre u.s. e questo lo si potrà verificare dai capisaldi della prossima legge di stabilità, potrà restituire quel quid in più per avere l’appoggio del popolo del SI al referendum costituzionale e di tanta gente che dalla politica si è allontanata da tempo.

Ragionando in questi termini, il 40% diventa un obiettivo raggiungibile dal Partito democratico, quale unica soluzione alla nascita di un Governo stabile e duraturo per la prossima legislatura. Ma anche il M5S e la coalizione dell’area di destra possono ambire a tanto.

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