Italia, primo passo verso la fine del denaro contante

21 novembre 2017, di Francesco Puppato

In Svezia meno del 2% dei pagamenti avviene in contanti. Il paese scandinavo, che è tra i più virtuosi in Europa nel pagamento con carta di credito e bancomat, ha sostanzialmente abolito l’uso dei pagamenti cash; sono infatti decine i negozi “free cash area”, ovvero quegli esercizi nei quali è di fatto impossibile l’utilizzo della banconota.

Negozi, ristoranti, tabaccherie, bollette e il biglietti dei mezzi mezzi pubblici, autobus compresi: gli svedesi ormai tutto in modo elettronico. Per farlo, gli unici strumenti necessari sono un’applicazione nel telefono o una carta di credito.

La Banca centrale di Stoccolma afferma che:

“Eliminare completamente la cartamoneta (obiettivo previsto nel 2025) sarà un’operazione difficile, soprattutto se consideriamo le difficoltà dei pensionati nel gestire i pagamenti elettronici ed i rendiconti online, ma in cinque anni i cittadini svedesi hanno dimezzato gli acquisti fatti con la moneta locale”.

Le motivazioni che stanno alla base della scomparsa del contante, stando al governo, sono attribuibili all’alto livello tecnologico raggiunto dal Paese e alla fiducia che gli svedesi ripongono in questa tipologia di pagamento (sentimento in controcorrente rispetto ad altri Paesi europei), in una stagione dove i tassi d’interesse delle banche sono a vantaggio dei clienti perché vicino allo zero.

La preferenza verso questa modalità di pagamento è legata, oltre alla praticità ed alla comodità del servizio, alla lotta all’evasione e alla corruzione: ogni entrata ed uscita viene registrata, tenendo memoria sia dell’importo che della causale della transazione.

Sulla stessa scia, Regno Unito, Canada, Usa e Giappone sono gli altri Paesi che vanno verso la completa abolizione del denaro contante.

In Italia pure è stata imboccata la stessa strada, con l’addio al pagamento in contanti dello stipendio.

La recente proposta di legge che ha di fatto ottenuto il via libera a Montecitorio e successivamente dovrà passare da palazzo Madama, prevede infatti che le retribuzioni dovranno essere fatte soltanto con gli istituti bancari o attraverso gli uffici postali.

La legge, che ha come prima firmataria la vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera Titti Di Salvo, definisce come di seguito le modalità di pagamento dello stipendio:

“I datori di lavoro o committenti corrispondono la retribuzione ai lavoratori, nonché ogni anticipo di essa, attraverso un istituto bancario o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi: a) accredito diretto sul conto corrente del lavoratore; b) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale; c) emissione di un assegno da parte dell’istituto bancario o dell’ufficio postale consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.”

Vengono poi definite regole precise per i datori di lavoro, i quali non potranno più corrispondere la retribuzione tramite assegni o somme contanti di denaro, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato. Le sanzioni, in caso di violazione, vanno dai 5mila ai 50mila euro.

La nuova norma messa a punto dal governo entrerà in vigore dopo 180 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale.

È giusto combattere evasione fiscale e corruzione, ma sorgono dubbi sulle modalità; resta infatti da capire se sia eticamente corretto che lo Stato obblighi per legge i propri cittadini ad avere un conto corrente presso istituti privati, senza prevedere tutele come l’azzeramento delle commissioni bancarie per determinate operazioni ed ancor più la garanzia dei soldi dei correntisti in caso di fallimento della banca.

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