Era tassi zero finita, accendete un mutuo prima che sia tardi

2 dicembre 2016, di Daniele Chicca

I bond sono tramortiti da una pioggia di Sell (in novembre 1.700 miliardi di dollari in uscita) e gli ultimi dati macro ed eventi politici potrebbero intensificare le vendite. L’era rialzista del mercato dei bond, durata ben 35 anni, volge ormai al termine ed è meglio allacciare le cinture, nell’ottica di una Grande Rotazione dal reddito fisso all’azionario. Negli ultimi tempi i tassi sui Treasuries Usa sono balzati su record plurimensili, spinti tra le altre cose dalle speculazioni circa un buon report occupazionale governativo nel mese di novembre. Ma non solo.

L’idea ormai diffusa tra gli operatori di mercato è che i tassi Usa prenderanno la strada dei rialzi per non fermarsi più, complici le politiche di Trump e la strategia di progressivo irrigidimento monetario della Federal Reserve. A quel punto, avviata la reflazione nella prima economia al mondo, anche in Europa i rendimenti obbligazionari potrebbero tornare a crescere, sebbene la Bce non dovrebbe seguire prima della fine del 2017 la strada della strategia di uscita delle politiche ultra accomodanti avviata dalla banca centrale americana.

Se i numeri pubblicati alle 14.30 dal Dipartimento del Lavoro Usa – gli economisti interpellati da Reuters stimano in media una creazione di 178 mila nuovi posti di lavoro – saranno molto buoni, i tassi dei bond governativi potrebbero continuare a salire, oltrepassando una soglia tecnica chiave. Secondo gli strategist di Nomura ci vorrebbe un risultato migliore delle previsioni, positivo di almeno 250 mila posti, perché i rendimenti decennali dei titoli di Stato americani riescano a portarsi sopra l’area del 2,5% sfiorata ieri. Al momento quotano al 2,44%.

Questo rialzo dei rendimenti e quindi dei tassi di interesse, rischia di rallentare la crescita dell’economia degli Stati Uniti e di riflesso di tutto l’Occidente, dal momento che sarà più costoso accendere per esempio un mutuo, comprare un’auto a rate oppure fare altri acquisti importanti, di prodotti o servizi cari, che richiedono il ricorso a un prestito in banca.

Sui mercati i tassi sono balzati anche ieri, con il rendimento decennale che in Usa è salito di altri 12 punti base a un certo punto, sfiorando il 2,5% (2,49%), ai massimi da luglio 2015. I tassi di interesse dei bond si muovono in rapporto inversamente proporzionale rispetto ai prezzi e i tassi ieri sono aumentati lungo tutta la curva dei rendimenti. I tassi sul titolo a 2 anni si sono portati all’1,17% e quelli sui 30 anni al 3,15%.

Da ieri sera le pressioni al ribasso sui prezzi si sono placate, ma ormai la Grande Rotazione – termine coniato da Bank of America Merrill Lynch cinque anni fa per definire il passaggio in massa degli investitori dal mercato obbligazionario a quello azionario – è in atto e dal punto di vista tecnico basterebbe che i tassi superassero la soglia psicologica del 2,5% per innescare una nuova serie di vendite.

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