Dijsselbloem: Grecia doveva ringraziare e tenere bocca chiusa

3 settembre 2018, di Daniele Chicca

La Grecia avrebbe dovuto baciarsi i gomiti per gli aiuti concessi dalle autorità europee e tenere la bocca chiusa anziché ribellarsi per il trattamento riservatole. È quanto dichiarato dall’ex capo dell’Eurogruppo. Dopo anni di spese allegre, violazione delle regole, evasione fiscale e corruzione il debito pubblico ha raggiunto livelli insostenibili e – complice l’aggravarsi della crisi subprime prima e quella del debito sovrano dopo – Atene è stata costretta a chiedere tre pacchetti di salvataggio dalla troika.

In cambio Commissione Ue, Bce e FMI hanno chiesto l’adozione di misure di rigore e austerity volte a fare tornare i conti pubblici in carreggiata. Le manovre di lacrime e sangue così imposte hanno però come prevedibile provocato una fuga di aziende e cervelli, una disoccupazione giovanile da terzo mondo, l’impoverimento di milioni di cittadini e la svendita dei gioielli nazionali.

Per questo le parole di Jeroen Dijsselbloem, sebbene motivate, sorprendono per la loro schiettezza. Stando a quanto riferito da KeepTalkingGreece.com l’ex capo dell’Eurogruppo, che ha vissuto dunque i prima persona i tesissimi negoziati tra autorità europee e greche, avrebbe dichiarato che:

“Ovviamente la Grecia non è una storia di successo, le richieste fatte alla Grecia sono state troppo pesanti” e la crisi era troppo grave”. Se i paesi dell’area euro hanno chiesto troppi sforzi alla gente greca in cambio degli aiuti finanziari è anche per via della situazione delle finanze drammatica in cui versava il paese.

In una intervista concessa alla Tv olandese, Dijsselbloem ha ammesso che “sulle riforme abbiamo chiesto molto, troppo al popolo greco”. Le riforme sono già abbastanza difficili da portare a termine in una società con un governo funzionante, ma questo non era il caso in Grecia”.

Allo stesso tempo, mostrando una certa arroganza o comunque superiorità “teutonica”, il politico ha aggiunto che la Grecia dovrebbe essere grata per aver ricevuto gli aiuti e dovrebbe tenere la bocca chiusa anziché protestare.

“La politica è una cosa complicata, bisogna trovare compromessi, la Grecia dipendeva dagli aiuti degli altri paesi e invece ha fatto la voce grossa con la gente che voleva aiutarla“.

Pur esprimendo opinioni condivisibili sugli errori della Grecia, Dijsselbloem, che ha assecondato il volere dell’allora ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaeuble nel periodo 2013-2018, non dimostra di provare alcun rimorso per quanto accaduto e si dimentica di sottolineare che se la crisi greca è stata risolta con la pillola dolorosa dell’austerity è anche per salvare le banche greche e tedesche, esposte al debito ellenico.

Yanis Varoufakis, economista greco ed ex ministro delle Finanze del paese durante i colloqui più tesi tra Ue e Grecia che hanno rischiato di finire con un nulla di fatto e gettare Atene sul lastrico, ha chiarito più volte che per lui si è trattato di un salvataggio per le banche greche e francesi.

Il sillogismo espresso è il seguente: dopo la crisi dei mutui subprime le banche francesi e tedesche “stavano collassando”. Gli istituti di credito dell’Unione Europea, insieme al Fmi, sono finiti in uno stato di panico e per questo hanno imposto alla Grecia il piano di bail-out, ossia un salvataggio con soldi provenienti dall’esterno.

È un concetto già espresso da Varoufakis, professore negli Stati Uniti, nelle interviste concesse dopo le sue dimissioni e anche nel libro “Conversazioni tra adulti“, in cui dà il resoconto di quanto successo all’interno delle “stanze del potere”.

Varoufakis è tornato a parlarne anche di recente, a fine agosto. In un’intervista al programma Today sulla Bbc, citando Tacito il leader del movimento politico europeo Diem25, ha detto che “hanno fatto il deserto e lo hanno chiamato pace, hanno messo la Grecia in un coma permanente e lo chiamano stabilità“.

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