D’Alema: “Siamo seduti su polveriera. Se oggi si votasse spread a 400″

9 febbraio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Siamo seduti su una polveriera e se si andasse oggi a votare finirebbe con lo spread a 400 e con la gente in mezzo alla strada. Queste le parole catastrofiche di Massimo D’Alema, l’ex premier intervistato da Repubblica che punta il dito contro le elezioni anticipate.

“La situazione del Paese è gravissima. I dati sullo spread dimostrano che ogni incertezza internazionale ha un effetto immediato sull’Italia (…) L’idea di precipitare verso elezioni anticipate con una legge proporzionale, con prospettiva certa di ingovernabilità, è una scelta folle. Con quale progetto? Con quale ipotesi di alleanze”.

Cosa dovrebbero fare Partito democratico e governo? Per D’Alema la risposta è semplice: riformare la legge elettorale.

“La priorità è la legge elettorale. Il Pd ne ha proposto cinque diverse. E non è la minoranza che rompe le scatole. Lo scontro più aspro è quello che divide l’idea di Franceschini di un premio alle coalizioni e quella di Orfini che lo vuole alla lista (…) Occorre una legge che offra una chance di governabilità, con un premio ragionevole, alla lista che arriva prima. Ma i capilista bloccati vanno aboliti. Si vorrebbe persino vergognosamente estenderli al Senato”.

E dopo aver riformato la legge elettorale, secondo D’Alema occorre intervenire su temi importanti, in primis quelli del lavoro dei referendum proposti dalla Cgil.

Su voucher e subappalti, o le norme le cambia il governo o sarà il voto referendario a farlo. Poi servirà una manovra, lascito del governo Renzi che ha voluto accavallare la campagna con la legge di stabilità e ha utilizzato risorse per mance e regalie. Ha perso il referendum e sono rimasti i debiti”.

Con l’occasione l’ex premier parla proprio di Matteo Renzi, colui che ha diviso il partito democratico.

“Ho contrastato Renzi per ragioni politiche (…) fino a quando non è diventato segretario del partito e ho ritenuto ragionevole sostenerlo in una difficile campagna elettorale (…) Allora eravamo uniti. Poi Renzi ci ha diviso (…) Io non sono rancoroso, sono addolorato. Non possiamo considerare zavorra i milioni di elettori che ci hanno lasciati. Il partito è diroccato. L’82 per cento dei ragazzi tra i 18 e 24 anni ha votato No al referendum. Tutta la grande operazione di rottamazione ha creato questo: una sorta di partito dei pensionati “.

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