Criptovalute, mistero da $814 milioni nei mercati di Bitcoin

6 dicembre 2017, di Daniele Chicca

Si infittisce il mistero su tether, una criptovaluta che ha iniziato a essere scambiata nel 2015. Non tutti sono sicuri che il token dal valore di 814 milioni di dollari esista veramente. E nessuno sa quale sia veramente il legame con il sito Bitfinex, la più grande piattaforma di scambio di Bitcoin.

Della storia – che ha dell’incredibile per una persona abituata ai mercati finanziari tradizionali, ma che non è certamente l’unica vicenda misteriosa intorno al fenomeno delle criptovalute – dà un resoconto dettagliato Bloomberg, secondo cui anche dopo che Wells Fargo ha interrotto i rapporti con Tether, non sono stati forniti i nomi delle banche in cui sarebbero depositati i dollari con cui viene garantita la criptovaluta.

Il rischio di fregatura è uno dei grandi problemi di un fenomeno nuovo, di un mercato, quello delle criptovalute, che attira l’interesse di persone che hanno perso fiducia nelle autorità governative e nelle banche, ma che al contempo richiede spesso che si faccia affidamento in piccole società non famose di cui si sa poco.

Tether viene descritta come un’alternativa più stabile al Bitcoin, i cui prezzi hanno un andamento estremamente volatile come si è visto molto bene anche oggi, giorno in cui il valore della criptovaluta ha sfondato la soglia massima storica di 12.800 dollari prima di subire in soli tre minuti un flash crash di quasi 500 dollari.

Bloomberg fa l’esempio di un proprietario di un ristorante che decide di accettare Bitcoin, ma che poi si rende conto che rischia di subire perdite per via di una volatilità eccessiva dei prezzi. Per scongiurare un tale scenario può allora rivolgersi a tether, un token per nulla volatile, anche per via del suo prezzo più contenuto rispetto al Bitcoin, che può essere peraltro scambiato facilmente in dollari.

Non esiste prova di $814 milioni depositati in banca

Il suo valore è rimasto intorno a un dollaro per la maggior parte della sua esistenza, perché – come spiega sempre Bloomberg – Tether, la società dietro al token alternativo, dice che ogni moneta è legata a un dollaro che viene custodito come riserva di garanzia. Siccome ci sono 814 milioni di dollari di tether in circolazione, ci dovrebbero essere anche 814 milioni di dollari parcheggiati da qualche parte in un conto in banca.

Di ciò non si hanno prove e questo ha alimentato non pochi dubbi e paure nella comunità degli investitori. Non tutti sono convinti che i tether esistano veramente. C’è da essere preoccupati anche per la stabilità delle piattaforme di scambio di criptovalute. Bitfinex, una delle più importanti nella sua categoria, dice di aver dato a uno studio legale l’incarico di contestare le “false accuse” rivolte contro il fenomeno tether.

“Se i tether non sono garantiti dal deposito di un dollaro, allora chi investe vuole sapere anche quali sarebbero i rischi di contagio nel caso una di queste piattaforme di scambio dovesse chiudere le attività”, si domanda Tim Swanson, che conduce analisi dei rischi per startup attive nella tecnologia blockchain e nel campo delle criptovalute.

C’è chi come Charlie Lee, creatore del Litecoin, la settima criptovaluta al mondo, teme che si tratti di una truffa per spingere artificialmente al rialzo sulla piattaforma di trading Bitfinex i prezzi del Bitcoin. In un messaggio pubblicato sul suo account Twitter, Lee ha scritto che “in giro c’è il timore che l’incremento dei prezzi visto di recente sia stato favorito dall’emissione di token Tether che non sono legati a un conto in banca”.

Sul sito di Tether si legge che ogni token “può sempre essere scambiato con un dollaro detenuto nelle nostre riserve”. Il sito dice anche che ogni tether è legato e quindi garantito da un dollaro. Ma se si guardano bene i termini del servizio offerto si scopre che “non è possibile far valere diritti contrattuali o legali contro di noi per chiedere il cambio di tether in soldi veri. Non garantiamo nulla su tali operazioni”.

Il 2 dicembre il la piattaforma di trading Bitfinex ha pubblicato un rapporto trimestrale in cui annunciava che non avrebbe più fatto affari con i clienti americani perché è un business diventato troppo costoso. È successo dopo che
quest’anno la banca Wells Fargo ha deciso di non ricoprire più il ruolo di corrispondente tramite il quale i clienti negli Stati Uniti potevano inviare soldi a Bitfinex e alle banche che fanno affari con i tether in Taiwan.

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