Criptovalute, al G20 nessun accordo per regolamentarle

20 marzo 2018, di Daniele Chicca

Francia e Germania vorrebbero un unico apparato normativo comune per regolare il mercato delle criptovalute, ma i paesi del G20 riuniti a Buenos Aires, che fanno fatica a percepire tutti gli aspetti complessi di una eventuale regolamentazione riguardante le criptovalute, sono ancora lontani dal trovare un accordo in questo senso.

Pur precisando che non fanno paura, i 20 ministri delle Finanze riuniti in Argentina questa settimana hanno rifiutato di considerare il bitcoin e le altre criptovalute al pari delle monete sovrane nazionali e hanno lanciato un appello perché non vengano usate per finanziare il terrorismo. In questi giorni si sta discutendo molto del futuro delle criptovalute. Una bozza di un comunicato congiunto, ottenuta in esclusiva da Reuters, ha iniziato a circolare la settimana scorsa, ma i leader dei paesi più importanti del mondo non hanno ancora stretto un’intesa o emesso una dichiarazione comune di intenti.

Il presidente della banca centrale dell’Argentina, Frederico Sturzenegger, ha detto che delle raccomandazioni specifiche verranno fatte entro luglio. Evidentemente non è stata trovata una posizione comune e rimangono delle differenze di veduta tra chi vuole una maggiore regolamentazione e chi invece una minore. Secondo Thomas Gossens, specialista in diritto bancario del gabinetto legale BianchiSchwald, si potrebbe forse trovare dei punti condivisi prendendo ispirazione da quanto fatto in Svizzera.

Il legale, che in un intervento radiofonico con l’RTS svizzera paragona la rivoluzione delle criptomonete a quella di Internet 25 anni fa, sottolinea come la FINMA – l’autorità di regolamentazione dei mercati svizzeri – ha preso un posizione innovativa e pragmatica un mese fa, che si inquadra in un contesto diverso rispetto ai governo degli altri paesi. L’autorità elvetica ha pubblicato un primo regolamento sulle ICO, le emissioni di token per finanziare progetti aziendali, che potrebbe diventare la base di partenza per attuare una regolamentazione anche in altri Stati d’Europa.

Eliminare l’anonimato, per esempio, dovrebbe essere un cavallo di battaglia dei governi, perché è vero che oggi – anche se non ci sono studi dettagliati sul tema – c’è una tentazione verso comportamenti illegali come frodi e riciclaggio di denaro. Per evitare che queste pratiche prosperino serve un nuovo schema normativo, dice Gossens.

A dicembre dell’anno scorso in un’intervista al quotidiano Le Temps, il direttore della FINMA Mark Branson ha invitato gli investitori alla prudenza, proprio nei giorni in cui il bitcoin ha raggiunto nuovi record di quotazione prima di subire un calo del 70% tra febbraio e marzo 2018: “l’innovazione legata alla tecnologia blockchain sta generando progetti seri che avranno successo, altri invece non lo avranno e altri ancora sono potenzialmente fraudolenti”, sostiene Branson.

In Svizzera il cantone di Zug, che offre condizioni fiscali vantaggiose, è diventato una sorta di capitale della cripto valley, con diverse startup e altre entità che gravitano in questa area geografica per lanciare ICO e progetti legati alla blockchain, tentando di cavalcare l’onda lunga del boom delle monete digitali. Da settembre 2017 la città di Zoug ha annunciato la nascita di una app che consente ai suoi abitanti di crearsi un’identità digitale – con tanto di carta di identità – che si fonda sulla tecnologia blockchain alla base della criptovaluta Ethereum.

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