Citi: fiammata petrolio crea ambiente ostile per mercati

15 maggio 2018, di Mariangela Tessa

Il rilmbalzo dei prezzi del petrolio rischia di creare un “ambiente particolarmente ostile” per gli investitori globali. L’allarme arriva dagli economisti di Citi, che non escludono un ulteriore aumento delle quotazioni in seguito alla decisone degli Stati Uniti di uscire dall’accordo nucleare con l’Iran.

Si tratta di una mossa che “costituisce un importante cambiamento geopolitico” che potrebbe innescare una mossa nella direzione di “stagflazione”, si legge in una nota della banca americana.

Negli ultimi due anni, il prezzo del greggio è aumentato, passando da $ 26 nel 2016 a $ 71 di ieri. Ciò ha contribuito ad aumentare i profitti delle multinazionali dell’oil – i cui titoli hanno spiccato nelle perfomance di Wall Street. Una risalita che per un numero sempre maggiore di analisti potrebbe toccare nuovamente ai 100 dollari, livello che fino a qualche tempo fa era considerato impossibile.

Tuttavia, la combinazione di crescita economica in frenata e inflazione dilagante – nota anche come stagflazione – creerebbe probabilmente un “ambiente particolarmente ostile per i mercati finanziari”, ha aggiunto la banca americana.

Ieri intanto lOpec ha nuovamente rivisto al rialzo le stime della domanda mondiale di petrolio nel 2018, vista in aumento di circa 1,6 milioni di barili al giorno a una media di 98,8 milioni di barili al giorno.

 

Prevista al rialzo anche la produzione dei Paesi al di fuori del cartello, compresi gli Stati Uniti, ma con «un aumento delle incertezze economiche» in seguito a diverse decisioni prese dagli Usa: le nuove sanzioni contro la Russia, i dazi tariffe sull’alluminio cinese, il ritiro dell’accordo sul nucleare iraniano.

 

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