Catalogna verso l’indipendenza, poi sarà commissariata

26 ottobre 2017, di Alessandra Caparello

La Catalogna non è ancora pronta per indire elezioni anticipate. Lo ha detto il presidente della regione con mire secessioniste. La decisione avrà effetti pesanti in Spagna, aggravando la crisi costituzionale tra i separatisti catalani e le autorità spagnole. Carles Puigdemont ha detto di aver provato ad avviare un dialogo con il governo di Madrid, ma che non avendo ricevuto la garanzia che in caso di elezioni il governo non sospenderà l’autonomia della Catalogna, non è pronto per indire il voto anticipato come chiede l’esecutivo di Mariano Rajoy.

Si tratta di una cattiva notizia per chi credeva che la crisi si stesse avviando alla conclusione. Il peggioramento della situazione sta pesando sugli scambi di Borsa, con l’indice Ibex che perde slancio in una seduta durante la quale aveva anche toccato picchi del +2% sulle speranze di un cessate-il-fuoco tra Barcellona e Madrid.

La Catalogna non ha ancora proclamato l’autonomia dalla Spagna, ma Puigdemont potrebbe dichiarare da un momento all’altro l’indipendenza della Catalogna dal governo centrale, primo passo verso lo smembramento non solo della Spagna ma di tutta l’Europa come ha dichiarato l’ex primo ministro francese Manuel Valls.

La crisi in Spagna ha raggiunto la fase critica e né il primo ministro Rajoy né il Presidente catalano Puigdemont hanno voluto fare un passo indietro. L’articolo 155 della Costituzione iberica, quello che prevede il commissariamento della regione, entrerà in vigore domani, venerdì 27 ottobre 2017, ma prima potrebbe arrivare dal Parlamento catalano una dichiarazione di indipendenza.

“Ora abbiamo raggiunto il punto di crisi come ci aspettavamo. Non abbiamo nessuna opzione” ha detto Oriol Junqueras, vice presidente catalano.

“Capiamo che il governo spagnolo non ci sta dando altra scelta che difendere i diritti civili e i diritti dei cittadini attraverso i migliori strumenti che le nostre istituzioni hanno”.

Puigdemont ha fatto sapere che non sarebbe andato a parlare al Senato spagnolo, come gli avevano chiesto diversi politici nazionali e locali, una mossa chiara delle intenzioni della Catalogna di non arretrare di un passo. Nonostante la stampa riferisca il contrario, secondo i leader separatisti una netta maggioranza dei catalani vuole l’indipendenza.

“Non perderemo tempo con coloro che hanno deciso di distruggere l’autogoverno della Catalogna. Andiamo avanti! #RepubblicaCatalana”.

Così su Instagram Puigdemont. In caso di dichiarazione d’indipendenza, il fronte anti-indipendentista rimarrebbe compatto. Sia il Partito Socialista che Ciudadanos appoggeranno il governo guidato da Mariano Rajoy, del Partito Popolare. Podemos, invece, prenderebbe le distanze dal governo catalano ma continuerebbe a non appoggiare lapplicazione dell’articolo 155.

Ma oltre a dichiarare l’indipendenza, il governatore catalano Puigdemont potrebbe anche indire elezioni anticipate costituenti che servirebbero a formare un’Assemblea costituente che verrebbe incaricata di scrivere la nuova Costituzione della Repubblica catalana. Ma c’è anche un’altra opzione sul tavolo e riguarda la possibilità che Puigdemont non dichiari l’indipendenza dalla Catalogna per evitare l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, ma convochi elezioni autonome anticipate, ovvero elezioni per rinnovare il Parlamento catalano, anche se il fronte indipendentista le vedrebbe come una enorme sconfitta.

Secondo il quotidiano catalano La Vanguardia, Puigdemont avrebbe fatto quattro richieste al governo spagnolo per far sì che abbandoni l’idea di indipendenza. La prima richiesta riguarda la non applicazione dell’articolo 155, seguita dalla liberazione dal carcere dei due leader indipendentisti Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, lo stop allazione della procura generale spagnola contro i leader indipendentisti e il ritiro degli agenti della Guardia civile e della Polizia nazionale impiegati in via eccezionale in Catalogna.

Intanto l’Europa – Bce compresa – rimane a guardare.

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