Bridgewater accusata di mancanza di trasparenza e conflitto di interessi

12 ottobre 2017, di Daniele Chicca

Il fondo hedge maggiore al mondo è sotto accusa per una presunta mancanza di trasparenza e per un conflitto di interessi. Jim Grant, autore della popolare newsletter “Grant’s Interest Rate Observer“, critica anche i risultati sotto la media degli ultimi anni. Nel suo ultimo report del 6 ottobre dice di essere “ribassista” sul fondo da 160 miliardi di dollari di asset, sostenendo che il manager dell’hedge fund Ray Dalio è sempre meno focalizzato negli investimenti e sempre più nella promozione del suo libro e nell’attaccare la stampa e i populisti a suon di Tweet.

Questo ha prodotto ultimamente ritorni magri per Bridgewater, con Dalio che peraltro sembra faccia fatica a trovare un successore degno. A marzo Dalio ha lasciato il posto di co-amministratore delegato per restare in carica come co-CIO. Dall’inizio del 2012 il fondo di Bridgewater Pure Alpha II ha registrato un ritorno da investimento annuo del 2,5%, una percentuale decisamente più bassa del 12% della media storica. Da gennaio a luglio la performance è positiva del +2,8%. Sono numeri insoddisfacenti per un fondo hedge.

Per quanto riguarda le accuse di mancanza di trasparenza e conflitto di interessi, Grant pone l’accento sul fatto che molti dei dipendenti di Bank of New York Mellon, la banca depositaria di molti dei fondi Bridgewater, sono ex dipendenti di Bridgewater. A dicembre 2011, Bridgewater ha firmato un accordo con la banca di Alexander Hamilton: i 91 dipendenti del back office di Bridgewater licenziati sono stati assunti con un contratto di collaborazione esterna da BoNY Mellon proprio per occuparsi dei conti di Bridgewater.

Bridgewater, inoltre, ha prestato soldi direttamente al suo revisore dei conti, KPMG. La risposta della banca per giustificare il conflitto di interesse è stata: “questi rapporti creditizi non influenzano e non influenzeranno minimamente le capacità di esercitare un giudizio obiettivo e imparziale sui conti dei fondi di Bridgewater”. I dubbi però rimangono.

L’altro potenziale conflitto di interessi riguarda la gestione delle commissioni di Bridgewater e l’operato della SEC, l’autorità di controllo dei mercati Usa. La strategia di Bridgewater è di tipo qualitativo e può riguardare sia le management fees (di solito calcolati come una prestabilita percentuale degli asset in gestione), sia le commissioni basate sulla performance (misurate in base ai profitti), o anche una combinazione delle due.

Per i nuovi clienti, la commissione minima richiesta è di 500 mila dollari per la strategia ‘All Weather’, di $4 milioni per i fondi Pure Alpha e Pure Alpha Major Markets, e di 2 milioni e 700 mila dollari per l’Optimal Portfolio. Nelle commissioni richieste non viene quindi definita una percentuale degli asset o dei profitti netti come invece prevedono le istruzioni della SEC.

Informazioni commerciali private top secret e di grande valore

Un altro dubbio sorto di recente riguarda la proprietà del gruppo: due sole entità – Bridgewater Associates Intermediate Holdings e Bridgewater Associates Holdings – detengono il 75% o più di Bridgewater. Un punto poco chiaro riguarda inoltre l’esposizione all’azionario Usa per 10,9 miliardi di dollari, la quale – stando al report del 30 giugno – avviene per l’87% del totale ($9,5 miliardi) tramite fondi ETF, tra cui il Vanguard FTSE Emerging Markets, lo SPDR S&P 500 ETF Trust e l’iShares MSCI Emerging Markets. Pare una scelta strana e poco conveniente, tenuto conto che il fondo hedge potrebbe duplicare i fondi comuni a un costo decisamente più basso rispetto a quello che paga ora.

Di recente il New York Times ha pubblicato un’inchiesta su Bridgewater. Per offrire una analisi il più possibile completa i giornalisti del quotidiano Usa hanno chiesto alla Public Information Act of Texas di avere dettagli che Bridgewater non voleva divulgare, perché contenenti informazioni sensibili che, a detta della sua CFO Nella Domenici, “contengono segreti commerciali privati e di grande valore che, se pubblicati, comprometterebbero la capacità del fondo hedge di concorrere sul mercato”.

Cosa ha da nascondere il fondo di Dalio? Si tratta di dati rilevanti, come la struttura delle commissioni, l’esposizione alle controversie legali, la struttura del debito e altre informazioni che non sono state rese pubbliche sui finanziamenti in corso. Viene naturale chiedersi, e sarebbe utile capire il perché, si chiedono i commentatori di mercato, il fondo più grande e di maggiore successo al mondo, gestito dalla 54esima persona più ricca al mondo, abbia bisogno di avere una “struttura debitoria“.

Alla luce di questi fattori e dell’opacità di alcune delle sue pratiche, la conclusione di Grant è che “molti sono i misteri e le contraddizioni del primo fondo hedge al mondo. Ci proviamo a sbilanciare dicendo che Bridgewater non è più da considerare un fondo epocale“.

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