Zuccotti Park contro i banchieri. Arriva Occupy Goldman Sachs

13 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – I manifestanti anti poteri forti hanno marciato verso la sede della banca di prima mattina. Al grido di friggiamo come calamari hanno chiesto che gli istituti paghino più tasse. La polizia ne ha arrestati 17.

“La prima cosa che dovete sapere su Goldman Sachs è che è dappertutto; è un gigantesco calamaro vampiro, avvolto sulla faccia dell’umanità, che minaccia inesorabile qualsiasi cosa profumi di soldi”. Quelle parole, lanciate come pietre, dall’irriverente giornalista americano quarantenne, Matt Taibbi, che capeggiavano una settimana fa sulla rivista musicale Rolling Stone, la dicono lunga su come sia percepita la più potente banca d’investimento al mondo Oltreoceano.

La pensano esattamente così i ragazzi di Zuccotti Park, quelli che dallo scorso settembre hanno dato vita al movimento pacifico Occupy Wall Street, rivendicando un mondo più equo.

Al ritmo dello slogan ormai entrato nell’immaginario collettivo di “We are the 99% (noi siamo il 99%, ndr)” hanno deciso ieri di marciare contro quello che ritengono sia “l’impero del male”, il quartier generale di Goldman Sachs, in direzione est per sbandierare a tutti la loro sentenza. In più di 100 manifestanti hanno preso parte alla manifestazione tenutasi di primo mattino, alle ore otto.

Non sono numeri imponenti, come riportano nche i media statunitensi, sopratutto se confrontati con quelli delle manifestazioni precedenti di Zuccotti Park. Ma sono sufficienti a scuotere le coscienze e soprattutto per far riflettere sulla disparità che la crisi economica divampata negli ultimi anni ha creato, andando a colpire la maggioranza degli americani.

Nonostante l’allegra parata – molti si sono presentati vestiti con i costumi più disparati – il messaggio era serio e forte: “‘Tutti pagano le tasse – sintetizzavano gli slogan – tranne Goldman Sachs, e così noi friggiamo i calamari”, facendo riferimento ai calamari citati nell’articolo di Taibbi. Hanno puntato l’indice contro l’istituto finanziario tra i più grandi d’America perché paghi più tasse, visto che è stato tra i maggiori responsabili della crisi economica. L’epilogo però non è stato dei migliori.

In diciassette sono finiti in manette, arrestati dalla polizia. Alcuni sono stati bloccati all’ingresso del World Financial Center. Tra i partecipanti illesi c’era anche James Livingston, professore di storia che insegna alla Rutgers University, un ateneo statale dello stato del New Jersey, che rivolto alla folla ha scandito: “Oggi ci scontriamo con due problemi: il surplus di capitale e i profitti superflui; e sappiamo esattamente da dove provengono”.

“Negli ultimi trent’anni abbiamo visto che il reddito è stato trasferito dal mondo del lavoro e da quello dei consumi a quello del capitale. Gli investimenti privati ??non hanno fatto abbastanza per guidare la crescita. Non lo hanno fatto neanche i profitti. Pertanto adesso i banchieri possono fare due cose: o andare a prendere posto nelle loro banche o continuare a incanalare denaro nei mercati speculativi come hanno fatto, dal 1983”.

Ma la scelta da fare è un passo obbligato in realtà secondo Livingston: “Abbiamo bisogno di tornare a indirizzare capitali ai salari – ha concluso -. Abbiamo bisogno che i banchieri si trasformino in dipendenti pubblici”. Una richiesta, che resta al momento ancora senza risposta. L’America però non aspetta: si mobilita. Anche altre città statunitensi – da Los Angeles a Portland – sono state teatro di nuove proteste negli ultimi giorni. Mentre manifestazioni sono state previste a breve a San Diego, Seattle e anche a Vancouver in Canada.