Zingales apre primo dibattito serio su uscita Italia dall’euro

26 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Con una rubrica creata appositamente sul Sole 24 Ore l’economista Luigi Zingales dell’università Booth di Chicago ha esortato economisti e commentatori seri a partecipare a un dibattito costruttivo sull’uscita dell’Italia dall’area euro, ipotizzando pro e contro di un ritorno alla lira.

Zingales vorrebbe che si discutesse seriamente, senza populismi e con ipotesi costruttive, della possibilità che l’Italia. Per esempio: è vero che svalutando si otterrebbero vantaggi? E come la mettiamo con i salari e l’iperinflazione derivante? Come verrebbe ristrutturato e denominato l’enorme debito pubblico se la terza economia dell’Eurozona dovesse tornare alla lira?

“Una nostra uscita unilaterale dall’euro – dice l’economista che si è anche lanciato in politica in un non lontano passato, con il movimento di centro destra liberista di Oscar Giannino – non è più un’ipotesi remota” e per questo è ora di smetterla con i tabù sui grandi media mainstream e di affrontarla seriamente.

Zingales ha chiesto l’intervento di economisti italiani e stranieri, un po’ come avvenuto dieci anni prima in seno alla Bce. Zingales cita il lavoro di Fratzscher e Stracca del 2009 dal titolo “Does It Pay to Have the Euro? Italy’s Politics and Financial Markets Under the Lira and the Euro”. “Perché oggi, dopo la crisi del 2011-2012, non si può riaprire quel dibattito?”

L’economista vuole che si faccia una considerazione approfondita dei costi e dei benefici, anche lungo termine, e per questo ha già lanciato l’appello al suo collega John Cochrane, tra i grandi sostenitori dell’euro. Sinora a rispondere sono stati solo accademici, imprenditori e funzionari filo europeisti, con un membro italiano della Bce che ci è rimasto pure male per l’iniziativa, criticando il giornale dei poteri forti per antonomasia (Il Sole 24 Ore è proprietà di Confindustria).

Secondo Ignazio Angeloni, membro del Cosiglio di vigilanza della Bce, “l’euro non è certo all’origine dei nostri mali” e stupisce vedere anche solo dibattere delle possibilità che l’Italia torni indietro. Secondo Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli la questione è semplice: l’euro va bene ma va migliorata l’architettura dell’Europa.

Per Franco Debenedetti, imprenditore e politico, in passato come Zingales vicino al partito di Giannino Fare per Fermare il Declino, la questione è inversamente puramente politica. “Tutti crediamo nel «valore di un dibattito intelligente e costruttivo»; paghiamo pure il rituale (e un po’ ipocrita) tributo allo scopo non di «convincere i lettori in una direzione o nell’altra, ma di informarli». Purché non si pensi che la soluzione al problema dell’Italia nell’euro sia un teorema da dimostrare o un modello da validare”.

La questione secondo lui è interamente politica, ed è nella politica che deve trovare la sua soluzione. “C’è una battaglia di idee e di visioni, quella continentale e anglosassone. “C’è un bias ideologico: gli americani non hanno mai accettato che l’Europa potesse unirsi costituendo un’area economica più rilevante degli Usa. I vari Krugman, Sachs, Stiglitz, Feldstein, divergenti tra loro nelle analisi, sono uniti nelle critiche vivaci, a volte feroci, di ciò che l’Europa fa, o non fa. L’interesse geopolitico degli Usa a che l’Europa aiuti a stabilizzare la domanda aggregata a livello mondiale, e una diversa filosofia economica, aumentano la loro tendenza a far la lezione all’Europa”.

“Chi rifiuta l’ipotesi dell’uscita non difende lo status quo ma pensa che saranno superati gli errori compiuti durante la crisi per avviarsi a costruire un bilancio europeo e una politica europea pienamente legittimata sul piano democratico“.

Il vero problema di un dibattito come quello aperto finalmente sui quotidiani italiani è che non rimarrà mai puramente economico: parlare dei vantaggi e degli svantaggi che porta la moneta unica in Italia non può essere fatto con un’analisi effettuata esclusivamente sotto il profilo macroeconomico e finanziario del paese. La moneta unica resta una divisa “politica”, che con sé si porta i valori e il significato dell’Europa unita e forte.