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Weidmann contro Draghi. Ma Borsa Francoforte deve ringraziare il QE

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ROMA (WSI) – Boom nel 2015 per l’indice Dax della Borsa di Francoforte, che ha segnato nell’anno una performance migliore di quella messa a segno sia dagli altri indici di borsa europei che da quelli globali. E gli investitori stimano che il rally continuerà.

L’indice Dax è balzato +27% quest’anno, prima di scivolare nel mercato orso, a fronte di una volatilità che è più che raddoppiata. Nonostante ciò, il listino terminerà il 2015 incassando un guadagno +11% su base annua, e batterà sia lo Stoxx Europe 600 Index che l’MSCI All Country World Index.

Non si può fare a meno di pensare che alla fine proprio la borsa del paese che tramite il numero uno della Bundesbank Jens Weidmann si è sempre opposto alle strategie di politica monetaria della Bce di Mario Draghi, alla fine ne abbia beneficiato più di altri listini; l’indebolimento del rapporto di cambio euro/dollaro dovuto al QE lanciato da Draghi è tra i motivi che hanno sostenuto il suo rally.

La Borsa di Francoforte è riuscita a resistere anche allo scandalo Volkswagen, che ha azzerato $368 miliardi circa del valore di mercato delle società tedesche. Ma è stata solo una parentesi, dal momento che il Dax ha poi recuperato la metà circa delle perdite sofferte a causa dello scandalo del colosso dell’auto. Intervistato da Bloomberg Michael Woischneck, gestore di fondi sull’azionario presso Lampe Asset Management a Dusseldorf, Germania, ha così commentato.

“E’ stato un anno davvero buono per chi ha avuto un atteggiamento disciplinato, rimanendo sui propri temi di investimento. Il petrolio e l’euro dovrebbero sostenere la crescita e potremmo assistere a un altro anno positivo per il Dax, nel 2016”.

Ottimismo anche da altri strategist. Stando a un sondaggio condotto da Bloomberg, a cui hanno partecipato 13 strategist, il Dax segnerà un rally il prossimo anno +8,6% rispetto alla chiusura di ieri, chiudendo a 11.792 punti. La previsione di Natixis è addirittura di un balzo +17%.

D’altronde, si scommette su un ulteriore rallentamento dell’euro – che nel 2015 è sceso da $1,21 a $1,09 -, atteso nel 2016 in calo a $1,05 per i primi tre trimestri del 2016.

Una minaccia, certo, rimane la volatilità, che ha particolarmente caratterizzato il trend del Dax. In particolare, l’indice della volatilità VDAX è salito fino a +104% dai minimi di febbraio fino a settembre.

Nell’ultimo trimestre dell’anno, il Dax ha segnato un rally +12%, il doppio rispetto ai guadagni dello Stoxx 600, l’indice di riferimento dell’azionario europeo. Tra i titoli Adidas, che riceve più di due terzi dei suoi ricavi dai paesi fuori dell’Europa occidentale, è balzato quest’anno +59%, così come Infineon Technologies, i cui ricavi provengono anche in questo caso fuori dalla Germania, ha fatto +54%.

Così Herbert Perus, responsabile dell’azionario presso Raiffeisen Capital Management, a Vienna:

“Siamo fiduciosi sull’indice tedesco. A livello globale, gli investitori stanno pensando di nuovo a investire sull’Europa. Il primo passo è di acquistare una quota del mercato tedesco, perchè è molto liquido e presenta diversi leader mondiali in molti settori”.

Decisamente più cauto Michael Kapler, gestore attivo nell’azionario presso Mittelbrandenburgische Sparkasse. Kapler fa notare che il rischio è rappresentato sia da una crescita inferiore alle previsioni degli Usa che da un eventuale ulteriore peggioramento dell’economia cinese. Cina e Usa sono infatti tra i principali partner commerciali della Germania:

“Se la crescita globale dovesse rallentare, il Dax potrebbe scendere a 9.000 o anche più in basso. Non sono molto sicuro del fatto che questo sia il contesto in cui fare grandi scommesse sull’azionario. Quello che si è visto con la volatilità, penso che lo si vedrà ancora nel 2016 e forse anche nel 2017”.