Weidmann cambia linea: “si al whatever it takes di Draghi”

3 Giugno 2019, di Mariangela Tessa

Jens Weidmann, presidente della Bundesbank tra i candidati in lizza per diventare il prossimo presidente della BCE, sembra aver cambiato idea sul ruolo dell’istituto di Francoforte come prestatore di ultima istanza nell’area euro, terreno che lo ha visto più volte scontrarsi con il governatore Mario Draghi. Forse la mossa è volta proprio a corteggiare le autorità dei paesi meno virtuosi, e accaparrarsi i favori di chi preferirebbero un atteggiamento “da colomba” da parte dell’istituto centrale di Francoforte.

Secondo quanto riporta il Corriere, citando una persona molto vicina al presidente della Bundesbank, Weidmann ha ora una posizione chiara al riguardo, ovvero “riconosce come legittimo lo strumento che permette alla Bce di lanciare interventi potenzialmente illimitati a difesa di un Paese sotto attacco sui mercati”, ovvero le operazioni definitive monetarie, note anche con l’acronimo OMT, dalla definizione inglese Outright monetary transactions.

Un dettaglio non da poco, specie per le economie più fragili come quella italiana.

“In Europa quel potere della Bce è passato alla storia con le parole di Draghi, pronunciate quando introdusse la svolta nel luglio del 2012: la Bce è pronta a fare “whatever it takes”, qualunque cosa serva — disse Draghi — per preservare l’euro. Già solo quella frase allora, di fatto, salvò e oggi continua a preservare l’Italia da un’asfissia finanziaria che in quell’estate 2012 era imminente” riporta il Corriere.

La questione appare oggi particolarmente importante, proprio perché secondo molti, Weidmann è il candidato di punta per succedere a Draghi quando questi lascerà in ottobre.

“All’Eurotower pochi giorni fa Adam Posen, presidente del Peterson Institute, ha detto che non può diventare presidente della Bce chi non ne riconosce il ruolo come prestatore di ultima istanza. Forse sono questi i fatti nuovi che hanno spinto il capo della Bundesbank a cambiare idea” conclude il Corriere.