Wall Street: stop improvviso ai Buy, alta volatilita’

3 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Virata in negativo a Wall Street, dove nel giro di un’ora gia’ si esaurisce la voglia di recupero all’indomani del compromesso sul debito che è diventato legge negli Stati Uniti. Il mercato americano viene da sette sedute negative consecutive, la striscia negativa piu’ lunga in quasi tre anni. Che ora rischia di allungarsi ulteriormente. A pesare sono una nuova tornata di dati che si possono considerare negativi e i timori circa le prospettive fiscali del bilancio statunitense.

Il paniere delle blue chip ha oscillato tra i guadagni limitati e ribassi accentuati sui minimi dell’anno prima di risalire poco sotto i livelli di parita’. In chiusura guadagna lo 0,25%, l’S&P lo 0,5% e il Nasdaq lo 0,89%. Una chiusura in rosso sarebbe stata nona seduta in calo per il Dow, dove a un certo punto della mattinata 28 titoli su 30 erano in flessione. Una volta violata la soglia di 1.241, i minimi toccati a marzo, e’ partito il selloff sull’indice degli industriali. Poi pero’ i cali si sono ridotti.

I rialzi del preborsa si erano rinsaldati dopo la pubblicazione dei dati relativi all’occupazione nel settore privato. Il tutto a dispetto della decisione dell’agenzia di rating cinese Dagong Global Credit di tagliare il ratimg da “A+” ad “A” e dell’avvertimento di Moody’s e S&P.

Non certo positive si possono considerare le dichiarazioni che le agenzie di rating americane hanno reso note quest’oggi sul debito americano. S&P, per esempio, ha lanciato un ennesimo avvertimento agli Usa, affermando che sono necessari altri 1.900 miliardi di tagli. Moody’s ha avvisato che ci sono i presupposti per un downgrade.

Intanto cresce l’attesa per il comunicato che la Commissione Europea diffondera’ circa “la situazione dei mercati finanziari”. Sara’ da vedere se i rappresentanti dell’Eurogruppo avranno il coraggio di fare finta che tutto vada bene, per convincere i membri del comitato di vigilanza sui bond.

Sul fronte economico tra i dati macro in agenda e’ stato comunicato il rapporto ADP sul settore privato. L’aumento del numero di assunzioni nel settore privato e’ stato pari a 114 mila unita’, risultato superiore alle 100 mila attese. Ha deluso le previsioni invece l’Ism non manifatturiero, che insieme agli ordini alle fabbriche assume un’importanza ancora maggiore in un contesto di rallentamento della ripresa.

Questo dopo che e’ emerso che in Usa in luglio i licenziamenti previsti sono in rialzo del 59% rispetto all’anno scorso. Sono i massimi degli ultimi 16 moesi. “L’ennesuma prova che la ripresa si e’ bloccata”, secondo John A. Challenger, l’Ad di Challenger, il gruppo che ha fornito i dati.

Riguardo alla stagione degli utili, i fari sono puntati sul settore media e sui risultati di bilancio di Comcast e Time Warner.

Intanto sul fronte valutario l’euro recupera terreno nei mercati newyorchesi attestandosi a quota $1,4330. La moneta unica balza anche nei confronti del franco svizzero a 1,1108 con quest’ultimo che e’ penalizzato dalla decisione della banca centrale svizzera di abbassare i tassi di interesse.

Sul fronte delle commodities, i futures sul petrolio raggiungono $91,93 al barile, mentre è nuovo record per l’oro, che viaggia sui massimi assoluti a $1668 l’oncia, in crescita dell’1,6%. Quanto ai Treasuries, i rendimenti sul decennale retrocedono di 6,4 punti base al 2,56%.