Wall Street si indebolisce, e’ una questione di cambi

7 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo due ore e mezzo dall’avvio delle contrattazioni Wall Street continua a viaggiare intorno alla parita’: ribassi frazionali per Dow Jones e S&P 500, leggero incremento per il Nasdaq.

A livello settoriale tengono solo le utilities e l’health care. Prese di beneficio per le materie prime e gli energetici. Piatti i finanziari.

E’ durato poco l’effetto positivo delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, risultate inaspettatamente in calo, al livello piu’ basso di tre mesi. D’altra parte la vera prova del mercato sara’ domani con la pubblicazione del rapporto governativo sul mercato del lavoro.

A tenere banco sono, ancora una volta, le banche centrali ma non solo in termini di costo del denaro. Si guarda all’allentamento monetario (un’exit strategy ancora non si intravede in Europa e Inghilterra) e alla guerra dei cambi.

Se la decisione della Bank of Japan (che martedi’ ha ridotto il costo del denaro allo zero) dicendo pronta a comprare vari prodotti finanziari (non solo bond) aveva sorpreso, quelle odierne di Bank of England e Bce hanno centrato le attese. Entrambe hanno confermato l’attuale livello del costo del denaro, rispettivamente allo 0.5% e 1%. Focus sulle parole del numero uno dell’Eurotower Trichet: un mercato dei cambi troppo volatile mette a repentaglio la stabilita’.

Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ritiene che non ci sia lo stato d’animo per un nuovo “accordo del Plaza” sulle valute riconoscendo pero’ che una guerra dei cambi “certamente non e’ un bene per l’economia globale”.

La Commissione europea ha intanto rinnovato l’allarme per l’euro forte che rischia di indebolire la ripresa economica e le esportazioni. La valuta forte e’ cio’ che tutti temono, ecco perche’ la Bank of Japan e’ scesa in campo e la Cina si guarda bene dal permettere un libero apprezzamento del suo yuan.

Il dollaro nel frattempo continua a indebolirsi, lasciando sempre piu’ operatori nella convinzione che il 3 novembre prossimo la Federal Reserve annuncera’ l’adozione di un nuovo allentamento monetario.

Sul fronte societario oggi inizia ufficialmente la stagione delle trimestrali con il colosso dell’alluminio Alcoa, i cui conti sono attesi a mercati chiusi. Bene i dati di settembre delle vandite al dettaglio, aiutate dallo shopping legato all’apertura dell’anno scolastico. Ora si spera in quello natalizio.

I volumi sono inferiori alla media (sul NYSE passati di mano 388 milioni di titoli; 841 milioni sul NASDAQ),con le azioni in calo numericamente superiori a quelle in crescita (sul NYSE il rapporto e’ 1717 a 1172, sul NASDAQ e’ a 1468 contro 1056) con piu’ nuovi massimi rispetto ai nuovi minimi in rapporto 173 a 6 sul NYSE e 87 a 15 sul NASDAQ.

A livello settoriale si mettono in evidenza: Sugar-SGG +5.6%, Solar-TAN +1.3%, Grains-JJG +1.2%, Health Care-IHF +0.9%, Volatility-VXX +0.8%
Regional: Yen-FXY +0.5%, AUD-FXA +0.3%. In calo invece: Natural Gas-UNG -4.4%, Jr. Gold Miners-GDXJ -3.0%, Silver-SLV -2.6%, Silver Miners-SIL -2.5%, Copper-JCC -2.4%, Copper Miners-COPX -2.3%, Metals and Mining-XME -2.3%, DBB -2.3%

Sugli altri mercati, nel comparto energetico i futures sul petrolio con consegna novembre invertono rotta cedendo lo 0.89% a $82.49. Idem per il derivato con scadenza dicembre dell’oro, che ora segna -0.88% a $1335.90 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro cede lo 0.08% a quota $1.3919 dopo essersi portato oltre $1.40 per la prima volta da febbraio. I rendimenti dei Treasury (su cui in molti parlano di bolla) a 10 anni sono in calo al 2.3920%.