Wall Street, seduta “no”. Preoccupa stretta Fed

14 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Seconda seduta di fila in rosso per Wall Street con il mercato sempre più convinto che la Fed inizierà a ridurre l’acquisto mensile di bond (85 miliardi di dollari) nel mese di settembre. A nulla sono servite le buone notizie dall’Eurozona, che e’ tornata a crescere nel secondo trimestre mettendo fine alla piu’ lunga recessione della sua storia. A fine seduta il Dow Jones perde lo 0,74% a 15.337 punti, lo S&P 500 segna un calo dello 0,54% a 1.685 punti mentre il Nasdaq flette dello 0,42% a 3.669 punti.

A borsa appena chiusa altra doccia fredda per il settore tecnologico da una delle blue chips piu’ seguite a Wall Street: Cisco System, leader nel settore della connettivita’ internet, ha annunciato che i risultati del 2013 saranno peggiori delle stime degli analisti. Il titolo ha perso in after hour -9.62%, a 23.84 (-2.54) creando aspettative per una brutta apertura giovedi’, per lo meno nel settore hi-tech. Il Ceo John Chambers ha anche annunciato che Cisco (CSCO) licenziera’ 4000 dipendenti, il che ha lasciato di stucco gli operatori di borsa e gli analisti del settore, in quanto non vi erano assolutamente avvisaglie di un ridimensionamento della forza lavoro cosi’ massiccio (pari al 5% del totale) e improvviso. Il Chief Financial Officer Frank Calderoni ha poi affermato che il colosso del networking sta cercando di “gestire il business tenendo conto di una ripresa lenta e incosistente”, non solo negli Usa ma in altre parti del mondo.

Durante la seduta alla borsa di New York, non avevano aiutato a risollevare il morale, i commenti del governatore della Fed di St. Louis, James Bullard, che, in un discorso pronunciato oggi dalla città dello stato del Missouri, ha affermato: “La crescita del Pil non e’ stata molto buona negli ultimi tre trimestri”. Bullard ha inoltre aggiunto che: “Non ci sono ancora indicazioni che l’inflazione possa scendere sotto il target della Fed fissato al 2%”. “Non vediamo un grande impatto da parte del sequester”, ha detto facendo riferimento ai tagli automatici alla spesa del governo americano scattati lo scorso marzo Bullard si e’ anche detto “dubbioso” che “il problema del ‘Too Big Too Fail’ sia sotto controllo”, riferendosi all’idea per cui le banche troppo grandi non possano fallire. “Dobbiamo pensare a ridurre queste società”, ha aggiunto. Bullard ha mostrato preoccupazione “riguardo le dimensioni del bilancio della Fed”, alla luce degli acquisti di Treasury e Bond ipotecari. “Ma la Fed ha gli strumenti per mitigare i potenziali problemi”.

Sul fronte macro, resta sotto controllo l’inflazione con i prezzi produzione a luglio che sono rimasti invariati, contro attese per un rialzo dello 0,3%. I prezzi ‘core’, al metto di alimentari ed energia, hanno segnato un progresso dello 0,1%, leggermente inferiore al consensus (+0,2%). I prezzi alla produzione dei beni intermedi sono rimasti invariati a fronte di un dato core in calo dello 0,3%.

L’indice allargato di Wall Street, l’S&P 500, ha perso quasi un punto percentuale da quando ha chiuso sui massimi di tutti i tempi l’8 agosto scorso, segnale che i mercati azionari americani si trovano in un limbo.

Gli investitori sono consapevoli che nel caso di un’ulteriore conferma della ripresa dell’economia e del mercato del lavoro, Ben Bernanke e soci potrebbeo staccare la spina alle misure straordinarie di rilancio messe in atto per uscire dalla crisi.

Tra i singoli titoli, si fanno sentire i ribassi di colossi tecnologici e bancari come Intel, Microsoft e JP Morgan Chase. Ancora peggio fanno i titoli di Cree, dopo che il gruppo di lampadine LED e semiconduttori ha annunciato stime deludenti sui profitti trimestrali, risultate inferiorie alle previsioni. In luce Apple (+1,31%) che punta a tornare sopra quota 500 dollari per azione in vista del lancio del suo nuovo iPhone il 10 settembre prossimo. Ieri Carl Icahn ha dato una spinta al titolo rivelando via Twitter un grosso investimento in azioni della Mela. Tra i cali si segnala Macy’s, che perde il 4,31% dopo una trimestrale deludente. La cantena di negozi ha registrato profitti di 6,07 miliardi di dollari contro attese per 6,26 miliardi. Tra i settori restano a terra le compagnie aeree dopo un rapporto di Jp Morgan che vede minacciata la fusione tra AMR (-22,4%) e Us Airways (-3,65%). Calano anche Delta (-2,97%) e United Continental (-3,48%).

Le azioni JDS Uniphase ritracciano di oltre un punto percentuale, dopo che le attese espresse in ambito di utili hanno deluso le stime.

In ambito valutario, euro -0,14% a $1,3243, dollaro/yen +0,03% a JPY 98,23; euro/franco svizzero +0,31% a CHF 1,2410. Euro/yen -0,15% a JPY 130,07.

Sui mercati delle commodities, i futures sul petrolio -0,64% a $106,15 al barile, oro +0,02% a $1.321,50 l’oncia. Quanto ai Treasuires, i rendimenti sono risaliti di 13 punti base nell’ultimo mese, attestandosi al 2,70%.