WALL STREET PREFERISCE POTERI SEPARATI NEGLI USA

8 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il surplus registrato dal bilancio americano negli ultimi 10 anni ha spinto il Tesoro a ridurre l’emissione di nuovi titoli di debito e ripagare il debito esistente, con il conseguente calo dei tassi d’interesse e l’aumento della crescita economica.

Il successo dell’economia potrebbe pero’ essere il risultato di un governo diviso, con partiti diversi a controllare Casa Bianca e Parlamento.

“Wall Street preferisce un governo bipartitico”, sottolinea David Jones, capo economista di Aubrey G. Lanston, “in questo modo nessuno dei due partiti puo’ fare troppo danno”.

I risultati degli ultimi 10 anni, pero’, potrebbero ora essere a rischio, indipendentemente da chi vincera’ le elezioni presidenziali.

Entrambi i candidati, infatti, hanno piani per l’avanzo di bilancio: Al Gore propone per i prossimi 10 anni di spenderne $870 miliardi e di utilizzarne $480 miliardi per tagli fiscali; George W. Bush preferirebbe ridurre le tasse di $1,3 trilioni e spenderne $475 miliardi.

In genere gli economisti, compreso il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, preferiscono i tagli fiscali alla spesa pubblica, poiche’ il settore privato tende ad essere piu’ efficiente del governo, ma molti dubitano che un intervento fiscale sia appropriato durante periodi di sviluppo economico. Questo potrebbe infatti creare un tasso di crescita troppo veloce che spingerebbe la Banca Centrale ad aumentare i tassi.

E’ vero, pero’, che quando il governo e’ diviso non puo’ far passare una legislazione che faccia crescere eccessivamente l’economia.

Wall Street, quindi, inneggia al governo disunito, ma il mercato dei tassi fissi preferirebbe Al Gore alla Casa Bianca con un Congresso repubblicano piuttosto che George W. Bush presidente con un Congresso democratico.
Nella seconda meta’ del ventesimo secolo, infatti, i tassi d’interesse hanno raggiunto livelli piu’ alti durante le amministrazioni repubblicane e il piano del candidato repubblicano vede anche la possibilita’ di investire parte del social security nel mercato azionario, con la conseguente riduzione del flusso di denaro nel Tesoro, la riduzione del riacquisto del debito e l’aumento dei tassi d’interesse.

Non stupisce, quindi che il mercato obbligazionario abbia mostrato segni di nervosismo nel periodo pre-elettorale, ma gli investitori farebbero meglio ad aspettare i risultati delle elezioni prima di abbandonare le proprie posizioni.
L’approvazione della spesa pubblica o del taglio fiscale, infatti, richiedera’ comunque un lungo periodo, durante il quale lo stato dell’economia avra’ la precedenza sulla politica fiscale.

TASSI D’INTERESSE CON GOVERNI UNITI E
DIVISI

PERIODO

RENDIMENTO DEI BUONI DEL TESORO USA A 10 ANNI

1955-1956 Unito

2,39%

1957-1960 Diviso

1,71%

1985-1986 Unito

6,41%

1987-1992 Diviso

3,99%

1993-1994 Unito

3,70%

1995-2000 Diviso

3,53%

*risultati che congono conto del
tasso d’inflazione; fonte: UBS Warburg

TASSI D’INTERESSE SECONDO IL PARTITO
DEL PRESIDENTE

PARTITO

RENDIMENTO DEI BUONI DEL TESORO USA A 10 ANNI

Democratici

2,30%

Repubblicani

3,01%

*risultati che congono conto del
tasso d’inflazione; fonte: UBS Warburg

Elaborazione dati: Ufficio Studi di
Wall Street Italia

Per una copertura completa vedi ELEZIONI USA:
SPECIALE WALL STREET ITALIA