Wall Street parte male ma recupera tutta la perdita (-1.0%) in 20 minuti

21 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Apertura in rosso per i listini americani (fino a -1.o% per il Dow Jones), poi forte ondata di buy, rimbalzo e passaggio in positivo degli indici, con il mercato che pero’ e’ ancora, da ieri, in una fase di correzione. Gli operatori stanno cercando di ridurre al massimo i rischi, uscendo dall’azionario e rifugiandosi negli asset piu’ sicuri e liquidi, come valute e Treasuries.

L’elevata domanda per il titolo a 30 anni ha spedito il rendimento ai livelli piu’ bassi di un anno, mentre quello sul decennale di riferimento e’ sceso sui minimi plurimensili a quota 3.10%. Anche se viene considerato un bene sicuro per eccellenza l’oro non ha riscontrato un gran successo ultimamente. Al contrario: e’ scivolato di quasi $75 dal massimo assoluto in area $1250 l’oncia toccato esattamente una settimana fa. Nel frattempo i prezzi del greggio hanno bruciato il 25% dai massimi raggiunti.

Tornando all’azionario, i listini sono in calo di oltre il 10% dai massimi di due settimane toccati solo un mese fa. Cio’ fa si’ che Wall Street si trovi in una fase di correzione, che seppur moderata non da’ segno di volersi invertire nell’immediato.

Anzi, anche oggi i cali sono abbastanza pesanti, con l’S&P 500 che e’ sceso sotto i livelli toccati durante il “flash crash” di due settimane fa, quando il Dow e’ arrivato a perdere quasi 1000 punti in una singola seduta. Cosi’ come accaduto di recente, anche oggi il nervosismo ha preso il sopravvento e gli operatori preferiscono stare alla larga dal mercato azionario. I volumi dovrebbero pertanto essere alti, anche in considerazione del fatto che quella di oggi e’ una giornata di scadenze.

A tenere banco sono ancora le preoccupazioni sugli effetti che la crisi del debito sovrano europeo avra’ sulla ripresa dell’economia mondiale. Con diversi piani di bilancio che saranno probabilmente implementati in Europa per scongiurare una crisi, la crescita e’ destinata a rallentare e, anche se ancora non si conoscono le conseguenze che cio’ avra’ sul resto del mondo, in America temono che pesera’ sull’economia nazionale, che deve gia’ vedersela con i suoi problemi intestini. Lo scivolone visto ultimamente sui mercati suggerisce che tali eventi potrebbero mandare in corto circuito la ripresa mondiale.

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L’euro nel frattempo, dopo essere salito sui massimi di una settimana sul dollaro a quota $1.2672, da allora ha rallentato il passo ed e’ ritornato sui livelli di $1.2525, dove viaggia con un rialzo dello 0.3%. Ai livelli attuali, la moneta unica e’ in progresso di circa l’1.2% in settimana. Tutto cio’ e’ il risultato dei guadagni messi a segno nella seconda parte dell’ottava. Mercoledi’ la valuta europea ha infatti toccato i minimi di 52 settimane. Il rally e’ stato in gran parte alimentato dalle vendite short, con i trader intenti a coprire le posizioni sulle speculazioni che la Banca centrale europea potrebbe intervenire per aiutare la valuta.

Il nervosismo e’ alle stelle e la fiducia dei mercati e’ sotto lo scarpe, con le sale operative che temono per i piani austeri di bilancio dei PIIGS volti a risanare il debito e per la proposta di riforma di Wall Street. Il recente tonfo dei mercati ha mandato in fumo $5300 miliardi di capitalizzazione. Intanto i listini europei viaggiano sui livelli di 8 mesi fa e a ridosso di soglie importanti. La borsa di Londra, per esempio, e’ tornata sotto i 5.000 punti con il FTSE per la prima volta da ottobre scorso.

Il tutto avviene all’indomani della peggior seduta di oltre un anno, che ha spinto i listini territorio da correzione. Con la giornata di ieri sono diventate sei le sedute consecutive di ribassi con S&P 500, Dow e Nasdaq che hanno fatto il loro ingresso ufficiale in una fase di mercato orso (-10% dai massimi del 2010). Le perdite sono state massicce, con l’indice di volatilita’ VIX (noto anche come indice della paura) che ha fatto un balzo del 30%, ai massimi di 12 mesi.

Il Dow Jones ha ceduto giovedi’ il 3.6% a 10068.01 punti, l’S&P il 3.9% a 1071.59, mentre il Nasdaq lascia sul campo il 4.11% a 2204.01. Il paniere delle blue chip e’ arrivato a toccare punte di ribasso proprio sul finale, fattore che e’ stato attribuito anche alla fuga in massa verso i Titoli di Stato Usa, considerati l’asset piu’ sicuro in tempi di turbolenza. Il prezzoo dei bond e’ schizzato e il rendimento sul decennale del Tesoro Usa e’ scase a 3.2%, minimo dell’anno, con aumento del nervosismo tra i gestori sull’azionario.

L’indice CBOE, che viene considerato il miglior modo per misurare la paura che aleggia nei mercati, e’ arrivato a mettere a segno un rialzo del 30% oltre quota 45, il livello piu’ alto da oltre un anno.

Tutte e 30 le componenti del DJIA hanno perso quota, a cominciare da Caterpillar, Alcoa e General Electric (i colossi americani che esportano in Europa penalizzati da un euro debole e dal dollaro forte), che hanno accusato cali compresi tra -4% e -6%. Per il benchmark si e’ verificata una rara evenienza negativa, con 497 delle 500 azioni dell’indice in ribasso (per tutti i dettagli: leggere articolo borsa Usa di giovedi).

L’S&P 500 – ma anche gli altri due maggiori indici azionari – e’ ora entrato in una fase “formale” di correzione, in calo di quasi -11% dai massimi del 23 aprile scorso. Il paniere allargato ha inoltre bucato la media mobile di 200 giorni, secondo la maggior parte dei sistemi di analisi tecnica, un chiaro segnale di “sell” a lungo termine, poiche’ la curva e’ passata da ascendente a discendente (e uno dei concetti di base dell’AT). Stessa sorte anche per il Dow Jones Industrials e per il Nasdaq Composite, che hanno accusato ambedue flessioni di circa -10% dai massimi di aprile. Alcuni comparti poi risultano in caduta libera, come i finanziari, gli energetici e i materiali, crollati ciascuno -15% dal recente top di un mese fa.

Il Senato americano intanto ha approvato la riforma sanitaria voluta da Obama, che secondo i repubblicani, potrebbe essere un deterrente per la crescita dell’economia Usa, mentre nelle intenzioni del presidente Obama dovrebbe finalmente mettere a freno le maggiori anomalie e macroscopi inefficienze del sistema bancario e finanziario che hanno portato al crash e alla recessione del 2008. Si tratta della piu’ importante riforma finanziaria (adesso andra’ per l’approvazione alla Camera) in America dai tempi della Grande Depressione negli anni ’30.

Nella giornata odierna non si segnalano dati macroeconomici. Si guardera’ all’Ecofin, dopo l’ok del parlamento tedesco a sborsare la sua parte di aiuti del piano per aiutare la Grecia.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico le quotazioni del greggio, che ieri aveva trascinato all’ingiu’ tutto il comparto energetico, continuano a flettere. I futures con consegna giugno segnano un calo di $1.43 attestandosi a quota $69.37 al barile (-2.02%). Sul valutario la moneta unica si attesta a $1.2549 (+0.51%) dopo aver toccato in mattinata un massimo a $1.2650. L’oro perde $12.80 attestandosi a $1.1175.80 (-1.08%). Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 3.110%, in netto calo dal 3.264% di ieri.