Wall Street: Nasdaq bloccato, stop agli scambi per tre ore

22 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Una seduta caratterizzata dal piu’ clamoroso black out della storia di una borsa azionaria: 3 ore consecutive di stop agli scambi al Nasdaq, come si vede nel chart di WSI – con linea piatta – pubblicato in pagina. Il Nasdaq e’ un mercato totalmente elettronico gestito dalla National Association of Securities Dealers (NASD), in cui gli scambi avvengono per via computerizzata. La sede di Times Square a New York con il famoso mega-tabellone e’ puramente fittizia, a fini di marketing.

In sostanza per un gigantesco glitch, un baco tecnico, che conferma quanto vulnerabile possa essere anche il mercato azionario piu’ sofisticato del mondo come quello degli Stati Uniti, la società che controlla il Nasdaq ha prima comunicato di avere fermato tutti gli scambi sul mercato delle opzioni e poi su quello azionario. Nessuno ha piu’ potuto ne’ comprare ne’ vendere. Sono restati congelati i prezzi di oltre 2000 titoli quotati (la maggior parte hi-tech, ma non solo), con una capitalizzazione complessiva di 5.700 miliardi di dollari, tra cui blue chips come Apple, Google, Microsoft, Amazon, Cisco System. Solo queste cinque società hanno un valore di mercato di qualche migliaio di miliardi di dollari (Apple da sola capitalizzava alla fine della seduta di ieri $456 miliardi).

Tutte le quotazioni di azioni e opzioni sul Nasdaq sono rimaste sospese intorno alle 12:22 ora di New York, e sono riprese intorno alle 15:10, le 21:10 in Italia. Il ritorno alle contrattazioni e’ avvenuto in modo graduale: cominciando alle 14:30 (le 20:30 italiane), quando hanno ripreso le procedure per fissare i prezzi di un numero limitato di titoli (in fase di test) i cui scambi poi sono ripresi alle 14:45 (le 20:45 italiane). La quotazione delle altre azioni e’ stata avviata alle 14:55 (le 20:55 italiane) e poi di fatto alle 15:15 ora locale, tutti i titoli hanno finalmente cominciato a fare il prezzo.

Nonostante l’enorme black out, non ci sono stati crolli ne’ panico a Wall Street; l’altra grande borsa Usa, il New York Stock Exchange non ha avuto problemi e alla ripresa degli scambi sul Nasdaq la seduta ha proseguito in rialzo, esattamente da dove era stata interrotta. Indagano adesso sul gravissimo incidente tecnico le autorita’ di Borsa, il Ministero del Tesoro e la Sec, Securities and Exchange Commission.

Il mercato alla fine ha chiuso in rialzo. Il Dow Jones ha terminato a +0,44% a 14.964 punti; S&P500 +0,86% a 1.657, Nasdaq +1,09% a 3.639. Gli acquisti sui Treasuries a 10 anni portano il rendimento in cal0 al 2,88%.

A far da volano agli acquisti, le ultime notizie, che lasciano pensare a un miglioramento dei fondamentali dell’economia globale. Indicazioni confortanti sul fronte macro anche dagli Stati Uniti, con la pubblicazione delle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione. Il dato generale è cresciuto +13.000, attestandosi a 336.000 unità. Tuttavia, la media delle ultime quattro settimane, un indicatore più attendibile in quanto non soggetto alla volatilità dei mercati, è scesa e si è attestata al valore più basso dal novembre del 2007, un mese prima dell’inizio della Grande Recessione.

Bene anche il Superindice di luglio, cresciuto +0,6%.

Lo S&P 500 punta verso l’alto dopo le perdite degli ultimi giorni, che ieri lo hanno portato a scivolare al livello più basso dallo scorso 8 luglio. Il Dow Jones, sempre alla vigilia, era sceso per la sesta seduta consecutiva, confermando la fase ribassista più lunga in 13 mesi.

Importante ricordare come gli stimoli monetari della Fed abbiano permesso allo S&P di balzare +143% dal minimo testato nel marzo del 2009.

“Gli investitori presteranno attenzione ai dati economici Usa nella giornata di oggi – ha detto nel corso di una intervista rilasciata a Bloomberg Pierre Mouton, gestore di portafoglio presso Notz, Stucki & Cie, a Ginevra – Ritengo che i dati confermeranno il momentum positivo della congiuntura americana. I fondamentali stanno migliorando, le aziende versano in una buona condizione di salute e la politica della Fed rimane benigna. Su un orizzonte che va da tre a sei mesi, il mercato degli Stati Uniti continuerà a crescere rispetto ai livelli attuali”.

A prescindere da quelle che saranno le prossime mosse di tapering della Fed, è importante ribadire inoltre che la Banca centrale americana ha già manifestato nettamente l’intenzione di lasciare i tassi sui fed funds al minimo storico, vicino allo zero, almeno fino a quando il tasso di disoccupazione rimarrà al di sopra del 6,5% e l’inflazione non superereà il 2,5%.

Wall Street è sostenuta oggi anche dai dati macro europei. Di fatto, grazie al balzo della produzione manifatturiera tedesca, l’attività economica dell’Eurozona è salita questo mese ai massimi di oltre due anni, stando a un report del settore privato reso noto oggi. E’ la conferma che un’espansione timida è in atto nell’area della moneta unica.

Espansione anche in Cina, con il dato preliminate Purchasing Manager’s Index reso noto congiuntamente da HSBC Holding e Markit Economis avanzato a 50,1 contro i 47,7 di luglio. Comunicato l’equivalente dato americano, relativo al PMI manifatturiero degli Stati Uniti, e relativo al mese di agosto, che è avanzato a 53,9 punti dai 53,7 di luglio.

I numeri hanno contribuito ad alleggerire il peso generato dai timori circa una riduzione del programma di acquisto di titoli di stato Usa da parte della banca centrale americana entro la fine dell’anno. Un’ipotesi che ha preso piede dopo la pubblicazione delle minute della Fed.

Nel tenere conto di quando ritirare le misure di rilancio economico ancora in vigore, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve si è detto d’accordo con il calendario fissato dal presidente Ben Bernanke nel caso in cui l’economia dia ulteriori segnali di rafforzamento. In pochi invece – come rivelano le ultime minute della riunione di politica monetaria – hanno consigliato di staccare la spina prima del previsto.

Una cosa è certa: il tapering diventa sempre più una realtà: semmai l’incertezza è sul modo in cui gli acquisti di titoli legati ai mutui e i Treasury – al momento per un valore di $85 miliardi – verranno smorzati.

Tra i titoli, bene Yahoo!, che dopo due anni ha battuto Google nel numero di visitatori dei suoi siti.

Decisamente male invece Hewlett-Packard -6,3% dopo che il colosso dei computer ha reso noto di prevedere che gli utili al netto di alcune poste straordinarie si attesteranno nel quarto trimestre fiscale tra 98 centesimi e $1,02, contro gli $1,01 attesi dal consensus.

Tonfo di Abercrombie & Fitch, -17% dopo che la società di abbigliamento retail ha riportato utili, nel secondo trimestre, di 16 centesimi per azione, contro le attese degli analisti di 29 centesimi e le proprie attese di 28 centesimi almeno, per azione.

In ambito valutario, euro -0,14% a $1,3337, dollaro/yen +0,98% a JPY 98,62; euro/franco svizzero +0,28% a CHF 1,2351. Euro/yen +0,82% a JPY 131,52. Attenzione ai sell off sulla rupia indiana, che ha testato un nuovo minimo storico a 64,54 contro il dollaro, e che secondo gli analisti è ormai una valuta fuori controllo.

Sui mercati delle commodities, i futures sul petrolio +0,41% a $104,28 al barile, oro +0,25% a $1.374 l’oncia.