Wall Street Journal: “Tassi negativi sono già un boomerang”

10 Agosto 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – I tassi di interesse negativi sono un’anomalia e non possono materializzarsi naturalmente: non hanno nulla a che fare con i mercati liberi e pertanto sono destinati ad essere un esperimento fallimentare. Il Wall Street Journal ha scritto un articolo in cui elenca le prove di questo fallimento.

“Due anni fa  la Bce ha tagliato i tassi sotto lo zero per incoraggiare i commercianti e le imprese e le famiglie in generale a investire e spendere di più. L’obiettivo dei banchieri centrali è quello di ravvivare le economie fiacche di Giappone ed Europa”. Ma i risultati tardano ad arrivare e non convincono gli economisti.

Invece di aprire i propri portafogli, molti consumatori e aziende stanno mettendo sempre più soldi da parte. “Quando Heike Hofmann, che vende frutta e verdura in una piccola città tedesca, ha saputo che la Bce stava tagliando i tassi sotto lo zero a giugno del 2014 ha pensato che fosse una pazzia e ha incominciato a risparmiare e comprare oro – racconta il quotidiano finanziario americano. Il ragionamento della 54enne è semplice: “Ora devo risparmiare di più se voglio avere una pensione dignitosa”.

Gli ultimi dati macro a disposizione mostrano come i cittadini tedeschi come quelli giapponese risparmiano sempre di più e in Danimarca, Svizzera e Svezia, tre paesi che non fanno parte dell’area euro ma che hanno tassi negativi, i risparmi sono ai livelli più alti dal 1995, l’anno in cui l’Ocse ha iniziato a raccogliere le prime statistiche. Anche i tassi di risparmio delle aziende di Europa, Medioriente, Giappone e Africa sono cresciuti nel frattempo.

Parte del problema sono proprio i tassi negativi che avrebbero invece dovuto alimentare gli investimenti e i consumi. Sta avvenendo il contrario. “La gente si indebita per spendere solo quando ha fiducia nel futuro”, spiega al Wall Street Journal Andrew Sheets, chief cross-asset strategist pressto Morgan Stanley.

“Essendo passata in territorio negativo, e in un terreno inesplorato, la politica monetaria ultra accomodante in realtà mina la fiducia”, dice l’analista. I tassi bassi o negativi dovrebbero spingere i consumatori e le società a spendere, creando domanda per beni e servizi, rinfocolando l’inflazione e alimentando la crescita economica. A giudicare dai dati macro, sta succedendo l’esatto contrario.