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Wall Street in rosso per quinta seduta, S&P 500 sotto i 2.000 punti

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NEW YORK (WSI) – Dopo un avvio positivo, torna a scendere la Borsa Usa che si lascia alle spalle la quinta seduta di fila in rosso. A pesare e’ il calo del greggio – il primo dopo due sedute in rialzo – e l’andamento delle banche. Oggi le trimestrali di Bank of America e Citigroup hanno deluso.

Dal fronte macroeconomico una serie di dati macroeconomici conferma la tesi che la Federal Reserve non ha fretta di alzare i tassi, anche perche’ – come spiegato oggi dal Christine Lagarde del Fondo monetario internazionale – l’economia globale sta facendo i conti con venti contrari molto forti.

Il Dow lo 0,61%, a quota 17.321 punti. L’S&P 500 perde lo 0,91%, a quota 1.993 punti. Il Nasdaq segna una flessione dell’1,47% a 4.571.

A condizionare la seduta odierna ancora una volta il prezzo del greggio.. Dopo due sedute di fila in positivo – inclusa quella di ieri, quando il +5,6% registrato era stato il il maggiore rialzo percentuale dal giugno 2012 – il greggio al Nymex torna a indebolirsi confermando la tesi di chi credeva che la ripresa fosse temporanea. Intorno alle 17,30 il contratto a febbraio amplia le perdite e cede l’1,2% a 47,89 dollari al barile. Nell’overnight il rally era stato giustificato da investitori che hanno approfittato del recente calo dei prezzi. Successivamente la spinta al rialzo e’ continuata con l’Opec che ha detto di aspettarsi per quest’anno una domanda globale piu’ forte, merito anche di prezzi piu’ deboli. E cosi’ i future del Wti sono saliti sopra i 50 dollari al barile per la prima volta dal 6 gennaio

Giornata ricca di dati macro. Si parte da quello deludente dei sussidi di disoccupazione: le richieste iniziali sono aumentate di 19mila unita’, portandosi a 316mila unità nella settimana terminata lo scorso 10 gennaio. Lo rende noto il Dipartimento del lavoro americano. Era dallo scorso luglio che le richieste non superavano la soglia di 300mila unità. Il dato è peggiore delle attese degli analisti. La media a quattro settimane è salita di 6,750 unita’ a 298mila unità.

In calo i prezzi alla produzione nel mese di dicembre: su base mensile la flessione è stata dello 0,3% mentre al netto delle componenti volatili rappresentati da prodotti alimentari ed energetici, l’indice core ha registrato un rialzo della medesima entita’, lo 0,3% Le attese degli analisti erano per una flessione dello 0,4% dell’indice headline e di una crescita dello 0,1% dell’indice core. Su base annuale, l’indice e’ cresciuto in dicembre dell’1,1%, la performance tendenziale piu’ debole dal novembre del 2013.

Buone notizie sono arrivate dall’indice Empire Manifacturing rilasciato dalla Federal Reserve di New York che segnala un miglioramento di oltre undici punti rispetto al mese precedente: l’indice si attesa a 9,95 punti infatti dai -1,23 punti di dicembre. Il consensus era per una lettura intorno ai +3 punti. Contenuto il miglioramento dei nuovi ordini e delle spedizioni, contrastanti le indicazioni sul mercato del lavoro con il significativo incremento del numero di occupati e il negativo indice sulle settimane lavorative. Diffuso ottimismo per l’outlook a sei mesi

Intanto anche in Usa si guarda alla mossa della Banca centrale svizzera, che ha abolito dopo tre anni il tasso di cambio minimo di 1,20 franchi per 1 euro e parallelamente ha abbassato di 0,5 punti il tasso d’interesse di riferimento a -0,75%.

La Banca nazionale svizzera ha preso in contropiede i mercati, abbassando il tasso sui depositi interbancari al -0,75% dal -0,25% e rimuovendo il limite minimo di 1,20 imposto al cambio euro franco. L’obiettivo principale è dissuadere gli investitori dal comprare la moneta come bene rifugio o in ogni modo non offrirla più sul mercato a un prezzo economico.

Sul valutario, il franco fa un balzo del 14% sull’euro e del 14% sul dollaro. La valuta unica scambia in calo dello 0,73% a $1,1704 nei confronti del biglietto verde.

Tra le materie prime, i il petrolio ha chiuso la seduta odierna in forte calo dopo due sedute di fila in positivo. Dopo il +5,6% di ieri, il maggiore rialzo percentuale dal giugno 2012, il contratto a febbraio ha perso oggi il 4,6%, 2,23 dollari, a 46,25 dollari al barile. Nel durante si era portato sopra i 50 dollari al barile per la prima volta dal 6 gennaio. L’effetto Opec si e’ completamente esaurito: anche se il cartello dei Paesi produttori si aspetta per quest’anno una domanda globale piu’ forte, merito anche di prezzi piu’ deboli, gli analisti credono che i fondamentali non cambino. Balzo dell’oro, +1,98%.

(DaC-MT)