Wall Street in rosso: nessun indicatore rialzista, troppi disoccupati

2 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

I listini sono scivolati in territorio negativo dopo l’ennesima delusione giunta dal fronte macroeconomia. Il mercato ha provato a rimbalzare in avvio, mentre gli investitori digerivano il report occupazionale di giugno.

Ma mentre si avvicina il traguardo di meta’ giornata sembra materializzarsi un’altra seduta di cali per gli indici di Borsa principali. Il Dow Jones, l’o S&P500 e il Nasdaq subiscono cali tra -0.80% e -1.00% dopo aver oscillato tra denaro e lettera in mattinata.

Sul Dow particolarmente richiesti Verizon, American Express e Alcoa. In fondo al paniere Walmart e Hewlett-Packard. A meta’ mattinata tutti gli indici americani sono in rosso mediamente -0.50%. Il paniere delle blue chip viene da sei sedute di cali di fila, per l’S&P e il Nasdaq la striscia e’ ferma a otto. L’indice allargato ieri ha chiuso sui livelli piu’ bassi dal 10 febbraio dell’anno scorso.

Gli ordini alle fabbriche sono scesi dell’1.4% in maggio, circa il triplo di quello che gli economisti si aspettavano. Il dato infligge un altro duro colpo al morale del mercato e sottolinea come la crescita economica rischia di essere piu’ anemica del previsto se non addirittura azzerarsi. Proprio l’attivita’ manifatturiera che invece sembrava essere il motore trainante della ripresa.

Il report governativo e’ il punto cruciale su cui si sono basate le contrattazioni di Borsa fin dalla prima mattinata, per le implicazioni che comporta per l’economia generale. E’ probabile che gli scambi si facciano sempre piu’ sottili con il passare delle ore in vista del weekend lungo per la festa dell’indipendenza.

Dopo le cifre deboli di ieri, in particolare quelle relative ad attivita’ manifatturiera e alla situazione occupazionale nel settore privato, oggi i numeri possono essere interpretati in modi diversi, come dimostra la reazione schizofrenica degli investitori. Il tasso di disoccupazione ha evidenziato un miglioramento inatteso al 9.5% dal 9.7%, accompagnato tuttavia da una perdita di posti di lavoro piu’ pesante delle previsioni. In un primo momento il mercato si e’ spinto in rialzo, ma da allora ha fatto fatica.

Il calo di 125 mila posti di lavoro di giugno e’ superiore alle 100 mila unita’ previste. La forza lavoro nel settore privato e’ pero’ salita di 83 mila posti, un miglioramento dall’incremento di 33 mila del mese precedente (dato che e’ stato rivisto).

Gli ultimi due mesi di crescita del settore privato sono indicativi dello scenario di ripresa del mercato del lavoro. A rendere le cose ancora piu’ difficili, quelli che hanno un lavoro hanno testimoniato un calo dello 0.4% degli stipendi settimanali, con le ore lavorative che sono diminuite da 34.2 a 34.1.

La domanda al consumo dovrebbe ancora rimanere solida, dicono gli econimisti, o per lo meno fino alla fine dell’anno e le aziende faranno meglio ad aumentare i livelli di produzione se non vogliono farsi trovare impreparati. Attenzione pero’ che la debolezza degli stipendi potrebbe essere un’avvisaglia di ulteriori cali nelle vendite al dettaglio nei prossimi mesi.

Per non saper leggere ne’ scrivere, in vista anche del weekend lungo in occasione della festa dell’indipendenza, gli investitori sono alla ricerca di un rifugio sicuro in un contesto economico ancora debole. Cio’ ha spinto i prezzi dei Treasury in rialzo.

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Gli operatori continuano nel frattempo a tenere un occhio agli importanti livelli tecnici che nella seduta di ieri sono stati violati dall’S&P 500: il paniere allargato ha chiuso sotto i 1040 punti. Il rischio e’ che la discesa si faccia ripida.

Sotto i riflettori anche Google, dopo che il gigante dei motori di ricerca ha annunciato l’acquisto di ITA Software, un’azienda di programmi di informazione di volo, per una cifra pari a $700 milioni. L’operazione dovra’ pero’ prima essere approvata dalle autorita’ antitrust.

Sugli altri mercati, rally del rame. Nel comparto energetico le quotazioni del greggio scambiano in calo. I futures con consegna agosto cedono $0.22 attestandosi a quota $72.73 al barile. L’oro segna -$3.70 a quota $1.203 l’oncia. Il cross euro/dollaro si trova a $1.2600 (+0.67%). Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 2.980% dal 2.927% di ieri.