Wall Street in rosso, Nasdaq guida le perdite. Rimbalza petrolio

1 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Wall Street chiude in territorio negativo con il Nasdaq che guida le perdite (-1,35% a 4.727 punti). A pesare è in questo caso la performance di Apple (-3,3%), che pur essendo migliorata rispetto al -6,4% visto a inizio seduta, archivia il maggiore calo giornaliero dal 25 settembre scorso.

Insieme al comparto difensivo delle utility, quello energetico e’ l’unico in aumento complice anche la ripresa del greggio, che ha terminato in rialzo del 4,64%, a 69 dollari al barile. In generale gli investitori sono rimasti delusi dall’avvio sotto le attese della stagione dello shopping natalizio, iniziata giovedi’ scorso con il Thanksgiving.

Il Dow Jones perde lo 0,21%, a quota 17.788, l’S&P 500 lascia sul terreno lo 0,66%, a quota 2.054 punti.

Una serie di fattori ha tenuto a freno l’azionario, reduce dalla sesta settimana consecutiva di rialzi: deludenti dati manifatturieri in Cina e Germania e vendite retail Usa nel fine settimana risultate piu’ fiacche delle attese. A tutto ciò si aggiunge il downgrade del Giappone da parte di Moody’s e le vendite sui titoli energetici. La flessione dei prezzi del petrolio sta per altro schiacciando il rublo russo: contro il dollaro sta registrando la peggiore contrazione dalla crisi del 1998, quando ci fu una svalutazione della valuta e la Russia cadde in default.

Sul fronte macro, mette il freno l’Ism manifatturiero, l’indice che misura la performance del settore manifatturiero negli Stati Uniti, che nel mese di novembre ha segnato un rallentamento rispetto al mese precedente, ma si è attestato a un livello superiore alle stime. L’indice di riferimento redatto dall’Institute for Supply Management è calato a 58,7 punti, dai 59 punti di ottobre. Gli analisti avevano previsto un calo a 58 punti. Da segnalare che un valore al di sopra della soglia dei 50 punti indica una fase di espansione della congiuntura. Guardando alle singole componenti, quella sulla produzione è scesa d 64,8 a 64,4 punti, mentre quella dell’occupazione è calata da 55,5 a 54,9 punti. La componente relativa ai nuovi ordini è salita da 65,8 a 66 punti, mentre quella dei prezzi è diminuita da 53,5 a 44,5 punti.

Sotto i riflettori il settore retail dopo i dati diffusi ieri, che hanno evidenziato come le promozioni anticipate e l’aumento dello shopping online abbiano penalizzato le vendite nei negozi Usa nel weekend del Thanksgiving, in cui gli acquirenti hanno speso il l’11% in meno a 50,9 miliardi di dollari, una volta sommate le vendite nei negozi e quelle online. Un risultato che ha deluso le previsioni di crescita, ma che non ha spinto i dettaglianti a rivedere le previsioni di un aumento del 4,1% nell’intera stagione di Natale e fine anno, che genera buona parte del fatturato e dei profitti dei retailer. Il lungo fine settimana di sconti, cominciato giovedì, continuato con il Black Friday e conclusosi ieri, sarà seguito oggi dal Cyber Monday, giornata dedicata anzitutto alle offerte online.

Oro in recupero (+3% a 1.211 dollari l’oncia) dopo aver perso oltre -2% al livello minimo dallo scorso 7 novembre. Si tratta della prima volta dal 29 ottobre scorso che il metallo prezioso chiude sopra tale soglia psicologica. Il guadagno odierno e’ il maggiore dal settembre 2013.

Tra le storie societarie, Kellogg ieri ha alzato l’offerta sul produttore di dolci e biscotti egiziano Bisco Misr, intensificando la guerra a colpi di rilanci con la società degli Emirati arabi Abraaj Investment Management.

Secondo il settimanale tedesco WirtschaftsWoche, Bmw non è interessata a rilevare una partecipazione in Tesla Motors. Il titolo del produttore di auto elettriche, che dall’inizio dell’anno a venerdì è salito del 63%, negli scambi del premarket cede poco più dell’1%.

In ambito valutario, l’euro piatto a $1,2459; dollaro/yen -0,15% a JPY 118,45; euro/yen -0,11% a JPY 147,56.

Dopo aver chiuso il mese di novembre in rally, i Treasury continuano sulla via dei rialzi andando a corroborare un anno di guadagni: solo il mese scorso i titoli di stato americani hanno garantito ritorni dello 0,6%, che da inizio anno salgono al 4,7% circa. La domanda di beni rifugio da parte degli investitori spinge anche oggi i T-Bond, complici il downgrade del Giappone da parte di Moody’s, deludenti dati manifatturieri in Cina e vendite retail Usa nel fine settimana risultate piu’ soft delle attese. Il decennale sale con rendimenti al 2,38%.