Wall Street in calo, il falco della Fed spaventa. Balzo fiducia consumatori

31 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Wall Street ritraccia dopo i rialzi della vigilia, che hanno consentito al Dow Jones di chiudere la migliore seduta in oltre un mese. Alle 17 circa ora italiana, il Dow Jones scende -0,44% a 17.898 punti; Nasdaq -0,33% a 4.931. S&P 500 -0,35% a 2.079 punti.

Dal fronte macroeconomico, reso noto l’indice dei prezzi delle abitazioni delle principali 20 aree metropolitane degli Stati Uniti stilato da S&P/Case-Shiller, che è balzato a gennaio +4,6% su base annua, riportando l’incremento maggiore dallo scorso settembre, e dopo essere salito +4,4% a dicembre. Il dato è stato in linea con le attese e ha confermato, secondo alcuni, il miglioramento dei fondamentali del mercato immobiliare residenziale.

Non tutti gli analisti la vedono però allo stesso modo, anche perchè la stessa nota di Case-Shiller mette in evidenza che, “nonostante i rialzi dei prezzi, il mercato immobiliare fa fronte a qualche difficoltà. I prezzi delle case stanno salendo a un ritmo quasi doppio rispetto a quello degli stipendi, mettendo sotto pressione i potenziali acquirenti e aumentando il rischio che ogni eventuale rialzo dei tassi di interesse possa scatenare un dietrofront”.

Comunicato anche l’indice dell’attività manifatturiera dell’area di Chicago, salito a marzo a 46,3, comunque ancora in evidente fase di contrazione per il secondo mese consecutivo.

Focus sull’indice della fiducia dei consumatori stilato dal Conference Board, che a marzo è balzato a 101,3 dai 98,8 (già rivisti al rialzo) di febbraio, e ben al di sopra delle attese. Il sottoindice che misura la fiducia sulle condizioni attuali è però sceso da 112,1 a 109,1. Balzo invece delle aspettative future, da 90 a 96 punti. “Il rialzo di questo mese è stato sostenuto dal miglioramento dell’outlook a breve termine sia per l’occupazione che per il reddito; i consumatori sono stati invece meno fiduciosi sulle condizioni delle aziende”, ha detto Lynn Franco, direttore del Conference Board.

Con la seduta odierna, si chiude il nono trimestre consecutivo di guadagni, per lo S&P (+1,3%): è la fase rialzista più duratura dal 1998. Tuttavia, come fa notare in un’intervista rilasciata a Bloomberg, William Hobbs, responsabile della strategia sull’azionario della divisione di gestione patrimoniale di Barclays, a Londra: “Lo S&P 500 non ha reso molto nel corso di questo trimestre, perchè molto era stato già scontato dall’indice. Ciò non significa che l’indice non riuscirà a garantire un ritorno positivo nel 2015, significa semplicemente che altri mercati faranno meglio”. Detto questo, nel mese di marzo, il listino ha perso -0,9%; il calo è inoltre -1,5% dal record segnato lo scorso 2 marzo e lo S&P 500 si conferma tra le borse peggiori dei 24 indici azionari dei paesi avanzati. Il Nasdaq è invece balzano +4,5% nel trimestre, continuando a segnare la fase rialzista trimestrale più lunga della sua storia.

Il dollaro, fine, è orientato a segnare il balzo trimestrale più solido dal 2008. Il riferimento è allo US Dollar Index, che monitora il trend del biglietto verde verso le sei principali valute, e che è salito nel primo trimestre +8,9%, al tasso più forte, secondo FactSet, dal +9,6% del terzo trimestre del 2008.

Cautela in vista del report occupazionale che sarà pubblicato venerdì e in attesa dell’inizio della stagione degli utili, che sarà inaugurata come di consueto da Alcoa. L’appuntamento è per l’8 aprile. Gli analisti prevedono che gli utili delle società quotate sullo S&P 500 scenderanno per la prima volta dal 2009.

Intanto dei membri con diritto di voto della Fed, il falco Lacker, ha sottolineato che la banca centrale avrà “motivi validi” per imporre una stretta monetaria in giugno, osservando che gli ultimi dati macro deludenti sono un fenomeno transitorio dovuto alle condizioni meteorologiche poco clementi.

I titoli energetici continuano a essere gli osservati speciali degli operatori, con il prezzo del petrolio che prosegue la discesa. Il greggio va verso la terza seduta di cali di fila, che ha visto i prezzi scendere del 7%. Come conseguenza del conflitto in corso in Yemen e delle trattative tese a Losanna sul nucleare iraniano, l’andamento è particolarmente volatile oggi, con i futures sul petrolio che oscillano da guadagni del +0,6% a ribassi del -2,6%.

L’Iran e le sei maggiori potenze al mondo hanno tempo fino a mezzanotte per trovare un accordo sul congelamento del programma di arricchimento dell’uranio di Teheran e l’annullamento di grossa parte delle sanzioni economiche imposte dall’Occidente contro la Repubblica Islamica. Un’intesa permetterebbe all’Iran di tornare a produrre barili di petrolio e esportarli nei mercati mondiali.

Tali prospettive non favoriscono l’oro nero sui mercati finanziari. La saturazione dell’offerta è già una delle principali preoccupazioni degli investitori nel settore energetico, che ha contribuito alle perdite di più del 50% del valore dai massimi testati in giugno.

Al momento i futures sul greggio a New York di nuovo giù, ma riducono i cali nel pomeriggio. I contratti cedono -0,84% a $48,27. I contratti sul Brent londinese fanno -1,87% a 55,24 dollari al barile. L’oro +0,39% a 1.190,68 dollari l’oncia. L’argento guadagna +0,35% a 16,82 dollari l’oncia.

Sul valutario, l’euro incrementa le perdite e cede -0,68% a $1,0759. Euro/franco svizzero -0,44% a CHF 1,0431. Dollaro/yen -0,17% a JPY 119,86. Euro/yen -0,93% a JPY 128,87.

(DaC-Lna)