Wall Street: i tori sono tornati

18 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street chiude la seduta vicina ai massimi di giornata con gli investitori che hanno dato il “bentornato” al titolo GM, hanno tirato un sospiro di sollievo sul fronte macro mentre ormai scommettono su un salvataggio dell’Irlanda.

Per S&P 500 (+1.53% a 1196.68, +18.09 punti) e Dow (+1.57% a 11181.23, +173.35 punti) si tratta del maggiore incremento giornaliero in due settimane. Per il Nasdaq (+1.55% a 2514.40, +38.39 punti) bisogna tornare al 5 ottobre scorso.

Tutti i settori chiudono le contrattazioni in terriorio positivo. A guadagnare di meno sono le utilities (+1%), a correre piu’ di tutti sono le materie prime (+2.40%) e i titoli energetici (+2%) merito anche del deprezzamento del dollaro. Solo i metalli prezioni segnano +3.4%. L’oro vede un +1.2% a $1352, +5.5% per l’argento a $26.83, su dell’1.8% a $81.85 i futures sul greggio con scadenza dicembre (massimo intraday a $82.35). I futures dello zucchero con con scadenza marzo hanno registrato un +6.4%, top di sei settimane, alla luce anche di timori sulle scorte in India.

A tenere banco a New York e’ stato il ritorno in borsa di GM. L’Ipo e’ la maggiore nella storia degli Stati Uniti. Va detto pero’ che le azioni, prezzate $33 ciascuna, chiudono con un rialzo piu’ contenuto rispetto a quello registrato in apertura in scia all’entusiasmo iniziale: +3.61% a $34.19 contro incrementi superiori al 7% messi a segno a livello intraday.

Nel mercato auto americano si guarda anche a Fiat (archiavata la seduta a Piazza Affari con +3.29%) e allo sbarco della Cinquecento proprio negli Usa, paese dove il Lingotto fa il suo ritorno dopo 27 anni. Intanto il NY Times scrive che Chrysler, controllata da Fiat, soffrira’ la concorrenza di Ford e GM tanto che parla delle “Big Two” di Detroit e non piu’ delle “Big three”.

Dal fronte macro, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono cresciute di 2000 unita’ a 439000 comunque meglio delle stime. Sorpresa per il Philadelphia Fed, che misura l’andamento dell’attivita’ manifatturiera nell’area. Cresce, ma meno delle previsioni l’indice che fornisce una previsione sull’attivita’ economica americana per i prossimi 6-12 mesi.

Quanto all’Irlanda, i listini europei hanno archiviato la giornata in modo tonico grazie a una diffusa convinzione che l’Irlanda sia pronta ad abbassare la testa e accettare il salvagente di Ue, Bce e Fmi i cui rappresentanti sono in spedizione a Dublino. La Tigre Celtica non ha ancora chiesto aiuti, hanno fatto sapere dall’Fmi.

Nel frattempo il ministro francese dell’economia, Christine Lagarde, ha fatto intendere che gli aiuti non saranno senza condizione sostenendo che “non vi siano rischi di una disgregazione di Eurolandia”. Dopo la crisi greca e quella della Tigre Celtica, il presidente della Bce Jean Claude Trichet ha riferito che “in una situazione ancora eccezionalmente problematica e incerta per il settore finanziario e l’economia reale e’ essenziale conservare e rafforzare il potere delle pubbliche autorita’”. Tradotto: piu’ poteri a banche centrali e governi.

E’ intervenuto anche il governatore della banca centrale irlandese, Patrick Honan, affermando che Dublino potrebbe richiedere all’Unione europea e al Fondo Monetario Internazionale un prestito “molto sostanzioso” nell’ordine di “decine di miliardi di euro.

Il rigore tedesco si e’ fatto sentire anche questa volta. Il cancelliere Angela Merkel ha affermato che in caso di eventuali aiuti ai paesi dell’Eurozona, anche i creditori dei titoli di stato dovrebbero farsi carico dei costi e partecipare dunque alle operazioni di salvataggio.

Sul fronte valutario l’euro e’ in rialzo dello 0.82% a quota $1.3640. Quanto ai Treasury, il rendimento del decennale si trova al 2.90% dal 2.864% di ieri.