WALL STREET: DELUSIONE UTILI E RISCHIO INFLAZIONE

2 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Una giornata da dimenticare per gli indici americani, affossati dal deludente dato macro sulla produttivita’, dalle contrastate notizie sugli utili societari e da alcune tensioni in attesa del rapporto sull’occupazione che verra’ rilasciato nella mattinata di venerdi’. Il Dow Jones ha ceduto lo 0.93% a 10851, l’S&P500 ha perso lo 0.91% a 1270, il Nasdaq e’ arretrato dell’1.25% a 2281. Le forti vendite comparate del comparto retail registrate nel mese di gennaio non sono state sufficienti per contenere l’ondata di Sell che ha investito i mercati.

Nel quarto trimestre dello scorso anno, la produttivita’ ha registrato un calo dello 0.6%, il primo degli ultimi 5 anni, attestandosi ad un livello nettamente inferiore rispetto a quello atteso dal mercato, pari ad un rialo dell’1%. A preoccupare maggiormente gli operatori e’ stata, pero’, la componente relativa al costo unitario del lavoro, un indicatore chiave sulle pressioni inflazionistiche, che ha registrato un aumento del 3.5%, il maggiore del 2005.

Nell’ultimo incontro del Fomc, la Banca Centrale Americana, dopo aver alzato i tassi d’interesse al 4.5%, ha annunciato che le future decisioni sul costo del denaro dipenderanno largamente dai dati economici rilasciati quotidianamente. Ha aggiunto che non sono da escludere ulteriori rialzi del target sui fed funds nell’intento di mantenere contenuta l’inflazione. Di conseguenza, il dato odierno ha risvegliato i timori di una possibile continuazione del ciclo rialzista da parte della Fed, ipotesi certamente non gradita dai mercati azionari.

Una nota positiva e’ emersa, invece, dal mercato del lavoro. Nella scorsa settimana, le nuove richieste per sussidi di disoccupazione sono diminuite di 11 mila unita’ a quota 273 mila. Il consensus degli analisti era per una crescita a 295 mila.

Passando alla cronaca societaria, nell’after hour di mercoledi’, la conglomerata industriale Tyco International ha diffuso una trimestrale inferiore alle attese del mercato. A determinare la scarsa performance sono stati principalmente i poveri risultati della divisione farmaceutica e di quella della sicurezza. In mattinata, la delusione si e’ intensificata con i numeri dell’operatore televisivo via cavo, Comcast, che ha riportato utili per azione di sei centesimi inferiori rispetto alle stime.

Buoni invece i risultati della popolare catena di bar americana Starbucks che, nell’ultimo trimestre, ha riportato profitti e ricavi superiori al consensus; l’azienda ha offerto, inoltre, un outlook positivo per il prossimo futuro. Il titolo ha chiuso in progresso di oltre il 10%.

Positiva anche la trimestrale della societa’ produttrice di elettrodomestici Whirlpool. Dopo la chiusura sono attesi gli aggiornamenti da parte del colosso Internet Amazon.com e della societa’ leader nell’industria dei videogames, Electronic Arts.

Buono l’andamento del comparto retail, in seguito alla diffusione dei dati sulle vendite comparate (ovvero registrate nei punti vendita aperti da almeno un anno) di gennaio, risultate in netto rialzo. Wal-Mart e Target hanno entrambe archiviato la seduta in progresso. In rialzo anche i titoli delle societa’ Gap e Costco.

Brusco ritracciamento del petrolio pari a circa il 3% in seguito ai tentativi dell’IAEA (International Atomic Energy Agency) di raggiungere un accordo sul nucleare attraverso la strada della mediazione. Il rinvio della decisione sul deferimento di Teheran all’Onu ha allontanato la possibilita’ di una sospensione dell’esportazione di petrolio da parte dell’Iran. I contratti futures con scadenza marzo hanno chiuso la seduta in calo di $1.88 a quota $64.68 al barile, minimo delle ultime tre settimane.

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Sugli altri mercati, in ribasso l’oro. I futures con scadenza aprile sono avanzati di $2.80 a $576.80 all’oncia (nuovo massimo di chiusura degli ultimi 25 anni). In lieve recupero l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di giovedi’ a New York, il cambio e’ a quota 1.2096. Invariati, infine, i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni si e’ attestato al 4.561%.