WALL STREET: CROLLO AZIONARIO, GREGGIO RECORD

6 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

Pesanti vendite sulla borsa americana, costretta a registrare la peggiore performance giornaliera di oltre quattro mesi. Due i motivi dietro al sell-off sul comparto azionario: il balzo del tasso di disoccupazione e l’impennata del petrolio, a nuovi massimi assoluti. Il Dow Jones ha ceduto il 3.13% (segnando il peggior calo intraday dal febbraio 2007) a 12209, l’S&P500 il 3.09% a 1360, il Nasdaq e’ arretrato del 2.96% a 2474.

Ad innescare le vendite gia’ nel preborsa e’ stato il rilascio del rapporto occupazionale che ha evidenziato un calo inferiore alle attese del numero di occupati nel mese di maggio, ma anche un balzo del tasso di disoccupazione al 5.5% contro il 5.1% atteso. Non ha avuto lunga vita dunque il relativo ottimismo che si era creato negli ultimi giorni sul mercato del lavoro, grazie ai dati incoraggianti sulle richieste di sussidio e sull’ADP Employment Report.

Il fatto ha confermato la difficile situazione dell’economia a stelle e strisce, ancora indebolita dalla crisi del credito e pressata dal caro-greggio. Dopo aver gia’ registarto un buon recupero nella seduta precedente, il petrolio ha continuato a spingersi al rialzo, a nuovi massimi assoluti, arrivando a toccare un record di $139.12, per poi chiudere con un rialzo intraday di $10.96 a $138.75 al barile.

A guidare i prezzi al rialzo e’ stato in primo luogo un rapporto diffuso dalla banca d’affari Morgan Stanley in cui si legge che il prezzo dell’oro nero si spingera’ fino a $150 entro il prossimo 4 luglio, festa dell’indipendenza Usa, periodo che segna un incremento dei viaggi in auto e coincide con l’elevata attivita’ meteo nella regione atlantica, in cui sono dislocati numerosi impianri di raffinazione. A innescare l’ondata rialzista hanno contribuito le dichiarazioni del ministro dei Trasporti israeliano, per il quale un attacco sull’impianto nucleare iraniano potrebbe essere inevitabile.

Il cartello petrolifero Opec ha confermato che l’attuale prezzo del petrolio sta seguendo un corso non giustificato dai fondamentali ed ha rassicurato un pronto intervento mirato all’incremento della produzione giornaliera qualora fosse necessario.

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Gli elevati costi energetici e la debole condizione del mercato del lavoro non possono che intensificare le preoccupazioni di recessione: e’ sempre piu’ diffusa l’opinione per cui le famiglie americane saranno costrette a “tirare la cinghia” nei prossimi mesi, contenendo gli acquisti per i beni di non primaria necessita’

“La debolezza del dollaro sta spingendo al rialzo il prezzo del greggio. Questo perche’ il barile e’ quotato in dollari e i produttori non intendono essere penalizzati dal cambio” ha affermato Ethan Harris, capo economista della divisione Usa di Lehman Brothers. Altri analisti hanno affermato che a spingere le quotazioni del petrolio e’ la mancanza di una fonte alternativa energetica affidabile.

Tutti comparti dell’S&P500 hanno chiuso in calo, fatta eccezione per i produttori di energia. A guidare la strada dei ribassi sono stati i settori construzioni, bancario e retail. Nessun componente del Dow Jones e’ riuscito a chiudere in territorio positivo. A registrare la peggiore performance e’ stato il colosso assicurativo American International Group (AIG), arretrato del 6.81%, dopo essere finito nel mirino della Sec a causa di operazioni poco chiare di “credit default swap”.

Sugli altri mercati, sul valutario, ancora in forte rialzo l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di venerdi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.5774. Il calo dei listini ha offerto un buon motivo agli investitori di cercare riparo su altre forme di investimento: l’oro, bene rifugio per eccellenza, ha guadagnato $23.50 a $599 l’oncia. In buon rialzo anche i bond. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.9380% dal 4.04% di giovedi’.

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