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Wall Street chiude seduta in rosso, petrolio in rally

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NEW YORK (WSI) -Gli indici a Wall Street chiudono la settimana in calo con gli investitori che digeriscono i dati macroeconomici e restano cauti per via dei continui timori riguardanti la Grecia. Il governo greco ha detto che conta di raggiungere un accordo con i creditori entro domenica ma i funzionari europei negano che un’intesa sia vicina. Non a caso il segretario al Tesoro Jack Lew, dal G7 in Germania, è tornato a premere affinché Atene e i suoi creditori raggiungano un accordo il prima possibile per evitare un “incidente”.

Il Dow Jones perde lo 0,64% a quota 18.011, l’S&P 500 segna – 0,65% a quota 2.107, il Nasdaq scivola dello 0,55% a quota 5.070. Rally del petrolio: il contratto a luglio è cresciuto del 4,5% a 60,3 dollari al barile.

Dal fronte macroeconomico, il Pil Usa del primo trimestre è sceso dello 0,7% dal +0,2% della prima lettura contro un -1% atteso. Per quanto sia migliore delle previsioni, il dato conferma l’andamento soft dell’economia americana e dunque la tesi di chi crede che la Federal Reserve non alzerà i tassi nell’immediato. E’ la terza volta dalla fine della recessione che c’e’ stata una contrazione trimestrale. Inoltre i profitti aziendali nei primi tre mesi dell’anno sono scesi del 5,9%, il calo maggiore dal 2008. Goldman Sachs, in generale, ha rivisto al ribasso l’outlook sul potenziale dell’economia americana.

Oltre alle preoccupazioni per la congiuntura americana, gli investitori guardano anche all’andamento di quella globale. Dal G7 in Germania arrivano toni cauti per via del rallentamento del potenziale di crescita dei Paesi.

Intanto, l’indice Pmi di Chicago – che misura la performance dell’attività manifatturiera dell’area di Chicago – è scivolato a maggio a 46,2 punti. E’ il secondo mese, quest’anno, che il dato si attesta al di sotto della linea di demarcazione, a 50 punti, tra fase di contrazione (valori al di sotto) e di espansione (valori al di sopra). E Jamie McGeever, giornalista Reuters, scrive un tweet: “E’ un segnale di recessione?”.

Delusione inoltre per l’indice della fiducia dei consumatori stilato dall’Università del Michigan, sceso a maggio a 90,7 dai 95,9 di aprile: è la flessione più forte dalla fine del 2012, che ha portato l’indicatore al minimo in sei mesi. Gli analisti avevano messo in conto che l’indice si attestasse a 89,5 punti. L’indice sulle aspettative si è attestato a 84,2 punti, mentre le previsioni sull’inflazione sono pari al +2,8%.

I Treasury si stanno rafforzando con gli investitori che stanno digerendo la revisione al ribasso del Pil Usa del primo trimestre. Il decennale vede rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – in calo al 2,1162% dal 2,132% di ieri. Il titolo a tre mesi viaggia allo 0,0025%

Sotto i riflettori del mercato anche la Grecia e in particolare la possibilità di raggiungere un accordo con i partner della zona euro entro domenica. Atene non potrà accedere alla liquidità disponibile nell’ambito del piano di salvataggio in mancanza di un accordo entro la fine della settimana. E Wolfgang Schauble, ministro delle Finanze a Berlino, ha ripetuto che l’ottimismo mostrato dalle autorità greche su un potenziale accordo con i creditori non è giustificato. Intanto arrivano le prove degli effetti del braccio di ferro in corso: la Grecia e’ tornata in recessione nel primo trimestre, status da cui era emersa l’anno scorso dopo sei anni di contrazione.

Sul fronte societario, il New York Post ha riportato che Intel sarebbe vicina a un accordo per acquistare il produttore di chip Altera per un valore di $15 miliardi.

Sul valutario, euro +0,17% a $1,0965. Dollaro/yen -0,05% a JPY 123,88. Euro/franco svizzero +0,08% a CHF 1,0337. Euro/yen +0,13% a JPY 135,86.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures Wti sul petrolio del 4,5% a 60,3 dollari al barile. Brent +0,96% a $63,18. Oro piatto sale dello 0,19% $1.191. Argento +0,31% a $16,72.