Wall Street chiude in rosso, intesa debito rimandata

15 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) -Wall Street chiude sui minimi dopo il nuovo stop nei negoziati in corso a Washington tra repubblicani e democratici per il rinnovo del tetto sul debito e la riapertura del governo federale.

A fine seduta, il Dow Jones cala dello 0,88% a 15.1167 punti, il Nasdaq cede lo 0,56% a 3.794 punti e lo S&P 500 scende dello 0,71% a 1.698 punti. Il petrolio ha chiuso la seduta in rosso: il contratto con scadenza a novembre ha perso 1,20 dollari, l’1,2%, a 101,21 dollari il barile. Nel frattempo, i titoli di Stato americani continuano negativi con rendimenti in aumento al 2,72% per il titolo decennale, benchmark del settore, e al 3,77% per il titolo trentennale. Sui mercati valutari, l’euro perde terreno a 1,3524 dollari mentre il biglietto verde arretra a 98,26 yen.

Da segnalare che lo S&P 500 ha chiuso alla vigilia al record dallo scorso 19 settembre, sulla scia delle scommesse degli investitori sulla fine dell’impasse a Washington. Nelle precedenti quattro sedute, l’indice è salito +3,3%, segnando il rally in quattro giorni maggiore dallo scorso gennaio; il listino viaggia a un valore inferiore di 16 punti rispetto al record assoluto testato lo scorso 18 settembre, a 1.725,52 punti.

Resi noti i risultati del colosso bancario Citigroup, terza banca americana, che hanno messo in evidenza utili per $3,23 miliardi, in calo però rispetto alle stime degli analisti.

Stando a quanto riporta Bloomberg, su base netta i profitti sono cresciuti rispetto ai $468 milioni del terzo trimestre dello scorso anno, quando la banca ha fatto fronte a una perdita di $2,9 miliardi causa la performance negativa della sua joint venture di brokeraggio; l’utile per azione è balzato da 15 centesimi a $1.

Tuttavia, escludendo gli oneri straordinari, l’attivo per azione è stato di $1,02, due centesimi inferiore rispetto alla media delle attese degli analisti di Bloomberg. Il titolo registra una flessione -1% prima dell’avvio delle contrattazioni a Wall Street.

A pesare sui risultati di bilancio, è stata la performance della divisione di reddito fisso – che ha contato sul fatturato dello scorso anno per il 20% circa – e di quella dei prestiti alle case, sui timori del tapering, ovvero della riduzione di acquisti di Treasuries e di titoli legati ai mutui da parte della Fed, che al momento avviene per un valore di $85 miliardi al mese.

“I mesi di luglio e di agosto sono stati molto lenti, visto che gli investitori hanno preferito rimanere alla finestra, nell’attesa di maggiore chiarezza sul tapering della Fed, sulla Siria e sul rallentamento dei mercati emergenti – ha commentato Richard Staite, analista di Londra presso Atlantic Equities.

Staite ha assegnato un rating “overweight” al titolo Citigroup e ritiene che le azioni saliranno fino a $59 entro i prossimi 12 mesi, contro i $49,60 della chiusura di ieri.

Dal fronte macroeconomico, reso noto il New York Manufacturing Index, indice che misura la performance dell’attività manifatturiera dell’area di New York, che ha rallentato il passo, salendo ad appena 1,5 nel mese di ottobre, contro i 6,3 di settembre. Il dato è stato peggiore delle attese, con gli analisti di Marketwatch che avevano previsto un aumento a 6 punti. Detto questo, un valore al di sopra dello zero indica una fase di espansione, anche se l’incremento dell’indice è il più contenuto dallo scorso maggio.

Massima attenzione alle trattative in corso tra Democratici e Repubblicani del Congresso Usa volte a scongiurare il default. La scadenza è fissata al 17 ottobre, ovvero tra due giorni. In evidenza la proposta che permetterebbe di aumentare il tetto al debito fino a febbraio, anche per non rovinare la stagione dello shopping natalizio. Ieri a Washington i leader del Senato hanno trovato finalmente un accordo: per sbloccare la paralisi federale, tuttavia, bisognerà aspettare che la Camera sciolga i nodi e dipani la nube di incertezze rimanente.

In attesa di un’intesa al Senato americano che permetterebbe di evitare il default degli Stati Uniti, i Repubblicani del Congresso mettono le loro condizioni per il raggiungimento di un accordo. Secondo quanto riferito dal New York Times, i repubblicani della Camera americana hanno pianificato di votare a favore di un innalzamento del tetto del debito a condizione di un rinvio di alcune parti dell’Obamacare, la riforma sanitaria ampiamente contestata dai conservatori. Tra le proposte, il rinvio di due anni delle tasse sulle apparecchiature medicali, l’introduzione di una verifica del reddito prima della concessione dei sussidi e un emendamento per rimuovere i benefit sanitari per i membri del Congresso e del Gabinetto del Presidente.

I prezzi dei Treasuries e dei metalli preziosi sono in difficoltà, messi sotto pressione dall’avvicinarsi di un’intesa al Senato sullo shutdown e sul debito. Il dollaro australiano corre dopo che la banca centrale ha deciso di rimandare la stretta monetaria, sottolineando che un taglio dei tassi non è imminente.

Tra gli altri titoli sotto i riflettori Coca Cola circa dopo che il colosso delle bevande analcoliche ha reso noto che nel terzo trimestre i profitti sono cresciuti grazie all’aumento dei volumi di vendita nel Nord America.

Bene Johnson&Johnson i cui conti hanno battuto le attese degli analisti, complice l’introduzione di nuovi farmaci. Il colosso farmaceutico ha rivisto al rialzo le stime sull’intero anno.

Microsoft su dopo che Jefferies ha alzato il rating da “hold” a “buy”, aumentando anche il target sul prezzo da $33 a $42.

In ambito valutario, l’euro -0,46% a $1,3495, dollaro/yen +0,04% a JPY 98,60. Euro/franco svizzero +0,24% a CHF 1,2373, euro/yen -0,45% a JPY 133,05.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio -0,56% a $101,84 al barile, mentre le quotazioni dell’oro -1,56% A 1.256,50.