Wall Street chiude in rosso. Il dato che lancia un nuovo alert recessione Usa (GRAFICI)

27 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Forti vendite sui mercati americani, sulla scia degli smobilizzi che hanno colpito la Borsa di Shanghai. Massima avversione al rischio dopo che l’indice Shanghai Composite ha ceduto -8,5%, in quella che è stata la seduta peggiore dal settembre del 2007.

Nel finale il Dow Jones cede lo -0,73% a 17.441 punti; lo S&P 500 -0,56% a 2.068 punti mentre il Nasdaq lascia sul terreno lo 0,96% a 5.040 punti. Gli indici azionari Usa recuperano dai minimi di giornata.

Riguardo in particolare allo S&P, è la prima volta da gennaio che l’indice è sceso per cinque sessioni consecutive. Il listino, inoltre, è tornato al di sotto della media mobile degli ultimi 200 giorni.

Domani la riunione del Fomc, che terminerà dopodomani con l’annuncio dei tassi, che dovrebbero essere lasciati invariati al minimo storico.

Bloomberg ha riportato che esiste una probabilità mediana del 50% che il costo del denaro venga alzato nella riunione di settembre. “Potrebbe essere una settimana molto interessante per i mercati – ha scritto in una nota riportata da Cnbc Craig Erlam, analista senior presso la società di trading sul forex OANDA – la settimana sarà dominata dal meeting della Fed, che potrebbe determinare il trend dei prossimi due mesi. Grande attenzione sarà data anche agli utili societari”.

Intanto, i dati macro pubblicati in giornata smorzano ora le speculazioni sull’adozione di una manovra restrittiva da parte della Fed.

Un alert recessione è arrivato inoltre dalla componente dei nuovi ordini dei beni durevoli degli Stati Uniti, che sono scesi per il quinto mese consecutivo. [ARTICLEIMAGE]

In generale, il dato relativo ai beni durevoli è salito più delle attese a giugno (+3,4% contro il +3,2% atteso), ma allo stesso tempo l’indicatore depurato dalla componente dei trasporti è rimasto profondamente in territorio recessivo. [ARTICLEIMAGE]

Ancora più preoccupante il trend della componente core delle spese in conto capitale del dato, che ha segnato un tonfo -6,6%, il secondo maggiore dai tempi del crac di Lehman Brothers. [ARTICLEIMAGE]

Focus sulle materie prime, con i futures sul petrolio con scadenza a settembre accelerano al ribasso, cedendo -2,4% a $46,98 al barile, mentre il Brent fa -2,09% a $53,48, al minimo in tre mesi, ovvero dagli inizi di aprile. Oro +0,74% a $1.094,50 l’oncia, argento +0,74% a $14,60.

Si intensificano le vendite sul greggio, dopo che i prezzi del contratto WTI scambiato a New York, sul Nymex, sono crollati -5,4% la scorsa settimana, entrando ufficialmente nel mercato orso. A incidere, l’aumento delle trivellazioni negli Usa, con i produttori che continuano ad incrementare l’offerta nonostante la situazione di surplus a livello globale.

Oro in rialzo dopo il tonfo -3,1% della scorsa settimana, sulla scia dei timori rinnovati su un imminente aumento dei tassi Usa da parte della Fed.

In generale, l’indice delle materie prime CRB stilato da Thomson Reuters ha testato oggi il minimo in sei anni, mentre le quotazioni dell’oro oscillano al di sopra dei minimi in cinque anni e mezzo. Inoltre, quanto preoccupa maggiormente è la componente core delle spese in conto capitale, che sono crollate -6,6%, segnando il peggior calo dai tempi del crac di Lehman Brothers.

L’indice dei prezzi delle commodities stilato da Bloomberg è crollato inoltre al valore più basso in 13 anni, ed è in ribasso -60% dal massimo testato nel 2008.

Tra le storie societarie, Teva Pharmaceutical in forte calo dopo aver annunciato un accordo per acquisire le attività relative ai farmaci generici di Allergan per 40,5 miliardi di dollari, lasciando cadere l’offerta per acquisire Mylan.

Fiat Chrysler pesante dopo che la National Highway Traffic Safety Administration ha annunciato una multa record da 105 milioni di dollari.

McGraw Hill Financial, che controlla l’agenzia di rating Standard & Poor’s, pagherà oltre due miliardi di dollari per acquisire SNL Financial, società di informazioni e dati finanziari, secondo quanto confermato ieri da una fonte vicina al dossier.

Sul valutario, l’euro sale +1,08% a $1,1103; dollaro/yen -0,53% a JPY 123,15. Euro/yen +0,57% a JPY 136,76. (Lna-MT)