WALL STREET CERCA UN PUNTO DI EQUILIBRIO

13 Dicembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

A meno di due ore dal termine delle contrattazioni, diminuisce il divario fra i principali indicatori, in rotta di avvicinamento verso la parita’. Contiene la cessione al di sotto del 2% il Nasdaq, mentre i guadagni tra le Blue Chip del Dow Jones si riducono a una trentina di punti.

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La crisi dei personal computer e la battuta d’arresto nelle vendite al dettaglio in novembre hanno rovinato la festa per George W. Bush sui mercati.

L’apertura e’ stata tutta in positivo, ma senza la fiammata che alcuni operatori speravano di vedere dopo la sentenza della Corte suprema Usa che ha messo fine allo scontro elettorale.

“Il progamma di Bush e’ meglio per i titoli azionari – ha sostenuto Donald Ross, capo delle strategie di investimento di National City Investiment – e la sua vittoria puo’ cambiare l’umore dei mercati”.

Con il procedere degli scambi pero’ il Nasdaq, ha invertito la tendenza ed e’ caduto in area 2.800 punti.

Non e’ valsa a risollevarne le sorti la notizia che Al Gore abbandona ogni tentativo di riprendere la conta dei voti in Florica e si prepara a concedere formalmente la vittoria a Bush. Il suo discorso alla nazione e’ atteso per questa sera alle ore 21:00 (New York).

Gli investitori si sono concentrati sui profitti societari e sull’andamento dell’economia e le scelte sono state condizionate dal ‘profit warning’ che Compaq Computer ha diffuso ieri sera e dal dato economico arrivato di prima mattina dal dipartimento del Commercio Usa.

Il numero ha spiazzato i principali analisti: le vendite al dettaglio sono scese in novembre dello 0,4%, quando persino le stime piu’ prudenti indicavano una crescita dello 0,2%.

“Abbiamo certamente visto un po’ di eccitazione per la decisione dei giudici – dice Bill Meehan, analista di Cantor Fitzgerald – ma credo che la vittoria di Bush fosse gia’ stata messa in conto dai mercati e che quindi faccia parte delle attuali quotazioni”.

E’ comunque innegabile che sono in rialzo le societa’ che dovrebbero essere piu’ direttamente favorite direttamente da un repubblicano alla Casa Bianca: Microsoft, le multinazionali farmaceutiche, l’industria del tabacco, quella petrolifera e delle armi.

A Wall Street ci sono pero’ timori insistenti che ogni rialzo determinato dal risultato elettorale si riveli presto un fuoco di paglia.

“Ho il sospetto che si sia trattato solo di un momentaneo spostamento dell’attenzione – dice Charlie Craine, che gestisce un portafoglio di $4 miliardi presso Spears, Benzak, Alomon & Farrell – la questione vera e’ quanto l’economia americana rallentera’ nel 2001”.

Una preoccupazione condivisa da diverse banche d’affari che, senza riguardo per il 43mo presidente in pectore degli Stati Uniti, hanno rivisto in negativo il rating di molte importanti societa’.

Prudential Securities ha ridotto il rating di Microsoft da “Accumulate” a “Hold”, Salomon Smith Barney ne ha abbassato Applied Materials da “Buy” a “Hold”, mentre Bank of America Securities ha rivisto in negativo il giudizio su Radisys da “Buy” a “Market Perform”.

Sui listini in generale sono in rialzo il settore media, sanita’, tabacco, editoria, farmaceutico, telecomunicazioni, bevande alcoliche.

Perdono il settore dei semiconduttori, oro, brokeraggio, fotografia, grande distribuzione, personal computer.