WALL STREET: BUY SU HI-TECH, DUBBI SULLE BANCHE

9 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia

Seduta incerta per il paniere delle blue chip, sfavorito dai cali di alcune conglomerate industriali e dalla fiacchezza delle banche. Il Nasdaq ha invece chiuso in buon rialzo, dopo che il miglioramento dell’outlook sul secondo trimestre da parte di Texas Instruments ha messo le ali ai tecnologici e in particolare ai semiconduttori. Il Dow Jones ha perso un marginale 0.02% a 8763 punti, l’indice composito ha registrato un progresso dello 0.96% a 1860 punti, mentre il paniere allargato S&P 500 e’ avanzato dello 0.35% a quota 942.43.

Tuttavia i rialzi sono stati limitati dalla reazione negativa alle notizie secondo cui le banche restituiranno presto i soldi ricevuti in prestito dal governo. Molti ritengono infatti che gli istituti avrebbero potuto utilizzare il denaro per concedere prestiti e di conseguenza stimolare la ripresa economica.

I titoli Texas Instruments corrono di oltre il 6% dopo che la societa’ produttrice di chip ha rivisto al rialzo le stime su utili e ricavi nel secondo trimestre, sottolineando che la domanda nel mercato dei semiconduttori e’ in aumento. Intel, principale produttore di chip al mondo, fa un balzo del 3.5% circa, all’interno di un indice settoriale (PHLX) in progresso del 4.5%.

“Considerando che Texas Instruments e’ il principale protagonista del settore analogico, e’ una conferma del fatto che alcuni prodotti hanno iniziato ad essere richiesti con piu’ frequenza e che il canale che va dalla produzione alla distribuzione e’ tornato a funzionare bene”, osserva Bennett Gaeger, managing director di Stifel Nicolaus, aggiungendo che l’annuncio “ha allontanato dalle sale operative alcuni dei timori che hanno assillato i mercati negli ultimi tempi e ha confermato alcuni dei dati favorevoli che abbiamo visto ultimamente riguardanti i tecnologici”.

Dopo che il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che a 10 banche verra’ concessa la possibilita’ di restituire i prestiti federali ricevuti nell’ambito del piano di salvataggio del sistema finanziario (TARP) da $700 miliardi, i listini hanno iniziato ad accelerare. I rialzi sono tuttavia ben presto sfumati sulla scia delle preoccupazioni che i soldi – per ora si tratta di $68 miliardi – potrebbero essere utilizzati meglio, concedendo prestiti a consumatori ed aziende per sostenere la ripresa dell’economia. Le banche che hanno incassato l’approvazione di Washington sono: JP Morgan Chase, American Express, Goldman Sachs, US Bancorp, Capital One Financial, Bank of New York Mellon, State Street, BB&T, Morgan Stanley e Northern Trust.

“Le banche vogliono restituire i prestiti federali praticamente subito. Quale effetto avra’ sui loro bilanci e sulla loro capacita’ di concedere prestiti?”, si chiede Carl Birkelbach, presidente e amministratore delegato di Birkelbach Investment Securities. “Se si fossero preoccupate di piu’ per la situazione generale, avrebbero tenuto i soldi e iniziato a prestare denaro”.

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Intanto l’asta dei titoli di Stato a tre anni ha riscontrato una domanda robusta, alleviando le preoccupazioni circa l’offerta in eccesso di titoli governativi del debito, che molti temono finira’ per spingere al rialzo i tassi di interesse e di conseguenza aumentare il costo del denaro per consumatori e aziende.

Non sono dei piu’ incoraggianti i segnali giunti dal fronte macro, con le scorte di magazzino all’ingrosso che in aprile sono scivolate per l’ottavo mese consecutivo. Il mercato inoltre non ha ben digerito i commenti di Procter & Gamble sulle condizioni economiche del proprio settore, giudicate ancora alquanto difficili.

Tra i titoli piu’ ispirate della seduta energetici e commodity, favoriti dalla corsa dei prezzi delle materie prime unita al deprezzamento del dollaro. Molto richiesti i produttori di metalli come la minearia Freeport McMoRan, mentre il gigante dell’alluminio Alcoa fa un balzo del 2% circa. Ma a mettersi in luce sono soprattutto i produttori di alluminio, dopo che Morgan Stanley ha promosso le azioni US Steel e AK Steel, declassando al contempo quelle della concorrente Nucor.

La conglomerata industriale General Electric, che produce motori per aerei, ha detto di prevedere che gli ordini subiranno un calo del 50% quest’anno. Le dichiarazioni hanno inflitto un duro colpo al costruttore di aerei Boeing e a United Technologies, anch’essa societa’ produttrice di motori per aerei.

Sugli altri mercati, in rialzo le quotazioni del petrolio Usa. I futures con consegna luglio hanno chiuso in progresso di $1.92 a $70.01. Sul valutario, euro in recupero sulla controparte americana. Nel tardo pomeriggio di martedi’ il cambio e’ pari a $1.4072. Tenta il recupero l’oro, salito a $954.70 (+$2.20) l’oncia. Avanzano i prezzi dei Titoli di Stato Usa: il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.8580% dal 3.8890% di lunedi’.