WALL ST: PETROLIO SOPRA I $60, INDICI ANCORA IN ROSSO

8 Dicembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

La seduta di borsa di Wall Street si e’ chiusa con gli indici in rosso, appesantiti dal forte rimbalzo del greggio e dalle contrastate notizie societarie. Inoltre, l’unico dato economico in calendario, relativo al mercato del lavoro, e’ risultato peggiore delle attese. Il Dow Jones e’ arretrato dello 0.52% a 10755, l’S&P500 dello 0.12% a 1255, il Nasdaq ha chiuso con un ribasso dello 0.25% a 2246.

Dopo essere sceso nella sessione di ieri, in seguito all’inaspettato rialzo delle scorte settimanali, il prezzo del petrolio e’ rimbalzato sopra i $60 al barile. Spinto dalle previsioni di temperature rigide nel Nordest degli USA, ben inferiori alla media, il contratto futures con consegna gennaio e’ salito di $1.45 a quota $60.66 al barile.

Ad impensierire maggiormente gli operatori sono subentrate, fin dalle prime ore di contrattazione, le indicazioni di Toll Brothers, nota societa’ di costruzione di lusso, di un possibile rallentamento del mercato immobiliare, uno dei principali punti di forza dell’economia statunitense. Il titolo e’ comunque avanzato in seguito alla trimestrale comunicata in giornata, rivelatasi superiore alle attese degli ananlisti.

Non hanno offerto un valido supporto ai listini neanche le buone notizie provenienti dal comparto hi-tech. Texas Instruments, il gigante dei semiconduttori, ha rivisto al rialzo le previsioni sugli utili trimestrali e ristretto il range sull’outlook relativo alle vendite. Rivisto al rialzo anche l’outlook di Xilinx, grazie ad un incremento della domanda a livelli migliori di quelli attesi. I titoli hanno chiuso entrambi in rosso, segnando rispettivamente un calo del 3% e dell’1.80%.

Male anche McDonald’s, oggi tra i peggiori del Dow Jones, dopo aver riportato un aumento delle vendite nel mese di novembre inferiore alle previsioni. Il titolo ha ceduto l’1.5% circa. Le uniche blue chip in grado di archiviare la seduta in territorio positivo sono state Boeing, JP Morgan, United Tech ed Exxon Mobil.

Deludente anche il dato dal fronte macro. Nella settimana conclusasi il 3 dicembre, le nuove richieste per sussidi di disoccupazione
sono cresciute di 6 mila unita’ a quota 327 mila. Le attese degli analisti erano per un leggero calo a 318 mila.

Sui mercati si respira un clima di incertezza. La settimana in corso non ha offerto determinanti aggiornamenti economici e gli operatori sono gia’ orientati al meeting del FOMC atteso per il prossimo martedi’. Sara’ interessante valutare un eventuale cambiamento del linguaggio utilizzato dalla Fed sul modo in cui intendera’ rimuovere la politica monetaria accomodante.

Si sono ultimamente affievolite le voci relative al famoso rally di “Santa Clause”, ma c’e’ ancora chi crede in una crescita dei listini dalla meta’ di dicembre fino alla fine dell’anno.

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Sugli altri mercati, l’euro ha guadagnato terreno nei confronti del dollaro. Inseguito alle dichiarazioni di alcuni esponenti della Bce su un possibile ulteriore rialzo dei tassi d’interesse, il cambio e’ arrivato a quota $1.1816. L’oro ha continuato la sua corsa avanzando di $4.90 e segnando un nuovo massimo di 24 anni. Il futures con scadenza febbraio ha chiuso a quota $522.70 all’oncia. In netto rialzo, infine, i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ salito al 4.46% dal 4.52% di mercoledi’.